Posts tagged: Confconsumatori

Mar 21 2014

Nuova sentenza sulle polizze Index Linked

Una polizza assicurativa non può essere soggetta all’andamento di titoli finanziari. Un importante principio confermato dalla nuova vittoria ottenuta da Confconsumatori: un 40enne di Castelfranco Veneto (TV) ha investito e visto sfumare alcuni risparmi (5.000 euro) in una polizza assicurativa sulla vita index linked, denominata “Ergo”, collegata ad obbligazioni islandesi. Nei giorni scorsi il Tribunale di Treviso ha condannato con un’ordinanza la compagnia assicuratrice a restituire il capitale versato, oltre la rivalutazione monetaria, interessi e spese. L’investimento era stato effettuato tramite una polizza assicurativa c.d. index linked connessa ad obbligazioni islandesi. Per il Tribunale di Treviso, se una polizza vita è garantita da bond, al cui andamento è legata anche la rivalutazione del premio, si tratta non di un contratto assicurativo, né di un’assicurazione sulla vita, ma di una vera e propria operazione finanziaria, analoga agli investimenti in azioni o obbligazioni. Per il Tribunale quindi è necessario applicare le norme del TUF (d.lgs. n. 58/98), primo fra tutti l’art. 23 che impone la stipulazione per iscritto del contratto generale d’investimento, in mancanza del quale lo stesso e l’operazione devono essere dichiarati nulli.

Ormai sono frequenti le vittorie di Confconsumatori in questo campo, ma la particolarità di questo provvedimento sta nel fatto che la condanna sia contenuta in un’ordinanza ottenuta in pochissimo tempo – circa 4 mesi – alla fine del procedimento sommario di cognizione, introdotto con la riforma del codice di procedura civile contenuta nella legge 18 giugno 2009 n. 69.

“Una decisione importantissima – dichiara l’avv. Giovanni Franchi, legale di Confconsumatori, che ha tutelato in giudizio l’investitore – La stessa, benché vi siano provvedimenti di segno opposto, costituisce, un’ulteriore conferma di un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato, per il quale queste polizze vita c.d. index linked sono vere e proprie forme assicurative solo quando garantiscono la restituzione del capitale. Quando invece il rimborso è subordinato all’andamento del titolo siamo al cospetto di veri e propri investimenti finanziari soggetti, come tali, alle disposizioni in materia. Il che, del resto è stato recentemente affermato anche dalla Suprema Corte con una sentenza (n. 6061/12) purtroppo dimenticata da giudici, che hanno pronunciato sentenze di segno opposto”.

Per Mara Colla, presidente di Confconsumatori, “gli acquirenti di queste false polizze vita – false perché veri e propri investimenti finanziari con i relativi rischi – devono sapere che oggi vi sono diverse possibilità di recupero dei denari investiti e finiti male”.

[via Helpconsumatori.it]

Mar 11 2014

Confconsumatori ottiene rimborsi sui Bond Cirio e Lehman venduti a domicilio

I promotori finanziari avevano venduto titoli Lehman Brothers e Cirio a domicilio senza prevedere il diritto di recesso entro 7 giorni. I legali di Confconsumatori hanno ottenuto due importanti vittorie: a Padova un risarcimento da 80.000 euro per 6 famiglie e a Varese un risparmiatore ha recuperato 15.000 euro. Gli avvocati spiegano: “L’espressione collocamento va intesa comprendendo anche la vendita a dimicilio o comunque fuori dai locali. Nullità dei contratti non è soggetta a termini di prescrizione”.

Il caso di Padova. Confconsumatori ha assistito ben 6 coppie residenti nel padovano che avevano acquistato a casa propria 80.000 euro di obbligazioni Lehman Brothers tramite il promotore finanziario, il quale aveva presentato l’operazione come redditizia e priva di rischi. Il Tribunale di Padova, con sentenza n. 28/14, ha richiamato alcuni suoi precedenti, i quali in casi analoghi avevano ritenuto la nullità dell’acquisto (art. 30, comma 7, d.lgs. n. 58/98), perché l’ordine non prevedeva, secondo quanto prescritto dalla legge, la facoltà di recedere entro il termine di 7 giorni. Annullati gli ordini d’acquisto, l’Istituto di credito è stato condannato alla restituzione dell’importo degli investimenti, decurtato di quanto ricevuto per cedole e restituzioni dalla procedura fallimentare americana, ma maggiorato degli interessi nella misura maggiore tra il tasso dei BOT e quello legale.

“Una decisione – commenta l’avvocato Giovanni Franchi, legale di Confconsumatori, che ha tutelato in giudizio i risparmiatori – che si è uniformata all’orientamento delle Sezioni Unite della Cassazione (sentenza n. 13905/13), che, risolvendo un lungo dibattito giurisprudenziale, hanno statuito che l’espressione collocamento contenuta nell’art. 30 TUF va intesa in senso lato, così da ricomprendervi anche la vendita di prodotti finanziari presso la residenza del risparmiatore o comunque fuori dai locali”.

Il caso di Varese. Nel 1999 un risparmiatore di Varese aveva accettato la proposta di un promotore finanziario a domicilio di acquistare obbligazioni Cirio per 15 mila euro, ma al cliente non era stata rilasciata copia dell’ordine d’acquisto nella quale, peraltro, non era contenuta la previsione del diritto di recesso nei 7 giorni. Anche in questo caso, facendo valere l’art. 30, comma 7, d.lgs. n. 58/98 (cd. T.u.f.), i legali hanno ottenuto la nullità del contratto e la condanna della Banca alla restituzione dell’importo investito.

“La peculiarità di tale pronuncia – commenta Mariella Meucci, responsabile di Confconsumatori Varese –  risiede nel fatto che l’azione di nullità dei contratti di finanziamento per la mancata previsione del diritto di recesso non è soggetta a termini di prescrizione”.

[via Helpconsumatori.it]

Gen 22 2014

Sentenza Cassazione su termini prescrizione Bond Argentina

Il risparmiatore che ha investito in obbligazioni argentine può ancora sperare di recuperare i propri soldi. Una sentenza della Cassazione offre infatti la possibilità a chi aveva aderito alla Task Force Argentina di avviare una causa civile. E’ quanto rende noto Confconsumatori: è con la sentenza n. 27875/13 che la Corte di Cassazione ha, di fatto, riaperto i termini di prescrizione per le azioni civili nei confronti delle banche che hanno alienato Tango Bond.

Con tale pronuncia la Suprema Corte ha stabilito che esiste solidarietà passiva tra la società finita in default che ha emesso i titoli e l’intermediario finanziario che li ha venduti. Commenta l’avvocato Giovanni Franchi di Confconsumatori Parma: “Da questa sentenza, relativa ad obbligazioni Cirio, discende che chi ha aderito al TFA, ossia alla Task Force argentina, può oggi promuovere azioni civili contro la banca venditrice. In altre parole, è ancora possibile agire nei confronti dell’Istituto di credito per far dichiarare la nullità dell’ordine ex art. 23 TUF per mancanza del contratto generale d’investimento, in quanto quest’ultimo è privo della sottoscrizione del legale rappresentante dell’istituto, o ai sensi dell’art. 30 d.lgs. n. 58/98, se lo stesso è stato fatto a casa propria con un promotore senza che nel contratto fosse indicato il diritto di recesso entro sette giorni”. Per impedire che il relativo diritto si prescriva è necessario inviare una lettera interruttiva della prescrizione.

[tratto da Helpconsumatori.it]

Lug 29 2013

4You e MyWay, a Milano due vittorie di Confconsumatori

Con due sentenze pronunciate a distanza di tre giorni l’una dall’altra il Tribunale di Milano ha accolto le domande di rimborso di due consumatori, rispettivamente acquirenti di due piani finanziari, “4You” e “MyWay”, speculari tra loro, definiti “strumento finanziario complesso” dalla Cassazione a febbraio 2012, e oggi ritirati dal mercato.

Nel primo caso (4You) il tribunale, accertato che il piano 4You è un contratto “atipico” avente una finalità finanziaria, ha rilevato che tale contratto non è meritevole di tutela ex art. 1322 c.c. per l’evidente squilibrio in esso contenuto: a fronte dei guadagni certi della banca per tutta la durata del contratto, si ravvisano dei guadagni del tutto aleatori per il contraente-consumatore, nonché dei costi certi per il medesimo in assenza di qualsiasi costo per la banca. Ne consegue la dichiarazione di nullità del contratto per violazione dell’art. 1322 c.c. con conseguente restituzione all’investitore di tutte le rate pagate, oltre interessi legali e oltre rimborso delle spese di lite.

Nel secondo caso (MyWay) il tribunale, accertato che il piano MyWay ha una finalità finanziaria, ha dichiarato la nullità del contratto ai sensi dell’art. 30, comma 7° TUF poiché il contratto sottoscritto presso l’abitazione del consumatore, tramite promotore, non contiene l’avviso scritto sulla facoltà di recedere “dall’intero contratto” entro 7 giorni. Ne consegue anche in questo caso l’obbligo per la banca di restituire tutte le rate pagate, oltre interessi legali e oltre il rimborso delle spese di lite.

Spiega l’avvocato Martino Bianchi di Confconsumatori Milano: “Le due sentenze sono importanti per le cause radicate o che saranno radicate presso il Tribunale di Milano. Infatti è la prima volta che quest’ultimo, facendo propria una tesi già ammessa da altri tribunali o da alcune Corte d’Appello, ha ritenuto accoglibile la tesi della nullità del piano finanziario 4You o MyWay per i motivi sopra indicati. In passato il tribunale di Milano si era limitato a dichiarare la risoluzione del piano finanziario 4You e MyWay per grave inadempimento da parte della banca ai doveri informativi previsti dal TUF. Con queste due sentenze aumenta dunque il ventaglio di possibilità di vittoria per tutti coloro che, avendo sottoscritto i suddetti piani, ne chiedono lo scioglimento con conseguente restituzione di rate pagate ed interessi legali persi”.

 

tratto da Helpconsumatori.it

Lug 29 2013

Risparmio tradito, Confconsumatori: vittorie a Milano su bond argentini e Parmalat

 

Risparmio tradito: dopo i recenti successi di Confconsumatori per acquirenti di piani finanziari “4 You” e “My Way”si aggiungono due pronunce favorevoli in materia di bond argentini e Parmalat: restituiti in tutto oltre 75 mila euro in favore dei risparmiatori. Nelle due vittorie, a Milano, è stato riconosciuto rispettivamente il profilo di investimento inadeguato e la violazione dei doveri informativi.

 

Nel dettaglio, nella prima delle due vittorie ottenute da Confconsumatori, il tribunale di Milano ha dichiarato la risoluzione di una serie di negoziazioni di obbligazioni Argentina disposte da due investitrici nel periodo luglio/settembre 2001 poiché l’intermediario non ha fornito a queste ultime né l’informazione adeguata sulle obbligazioni, ossia la comunicazione concernente la classe di rischio “elevata” all’epoca delle negoziazioni, né l’informazione sulla inadeguatezza delle obbligazioni rispetto al profilo di rischio “basso” che emergeva dal dossier titoli delle investitrici.

 

Nel secondo caso la risparmiatrice era in possesso di una somma di denaro ottenuta dalla vendita di un immobile e, su consiglio della banca, ne aveva investito una parte in obbligazioni Parmalat ed una parte in bond Argentina. “Le obbligazioni argentine – spiega l’avvocato Sabrina Contino, di Confconsumatori Milano – sono state vendute 8 mesi prima del default e la Banca ha omesso ogni informazione in ordine al declassamento del rating e ai rischi garantendolo come un investimento sicuro nonostante sapesse o comunque dovesse conoscere i rischi. Allo stesso modo garantiva sicuro l’investimento in Parmalat”.

tratto da Helpconsumatori.it

Set 21 2012

Risparmio tradito, Confconsumatori: “vittoria lampo” a Padova

Quando si dice una “vittoria lampo”. E’ accaduto a 4 risparmiatori che – assistiti da Confconsumatori – sono ritornati in possesso dei loro risparmi investiti in un fondo comune in perdita. Il Tribunale di Padova ha, infatti, condannato, con ordinanza, la finanziaria a rimborsare la perdita subita, maggiorata degli interessi e delle spese. I padovani avevano subito una perdita di € 23.428,91 a fronte di un investimento di € 51.645,69. Il principio sancito  è che l’investimento è nullo se manca il contratto generale d’investimente oppure se se il medesimo sia stato sottoscritto dal solo investitore.Ma la particolarità della sentenza – spiega Giovanni Franchi, legale di Confconsumatori – sta nella circostanza che la condanna sia contenuta non come normalmente avviene in una sentenza, ma in un’ordinanza ottenuta in pochissimo tempo tramite il c.d. procedimento sommario di cognizione, introdotto con la riforma del codice di procedura civile contenuta nella legge 18 giugno 2009 n. 69.

Quanto alla sentenza, il giudice si è uniformato all’orientamento ormai piuttosto consolidato in giurisprudenza, secondo cui, perché un investimento bancario non sia nullo per difetto di forma a norma dell’art. 23 TUF, è necessario che lo stesso sia accompagnato da un contratto generale d’investimento – quello che regola tutti i rapporti tra banca e investitore – sottoscritto, oltre che dal cliente, anche dal legale rappresentante dell’istituto. Sempre per il Tribunale, non ha rilevanza che il documento sia stato prodotto in giudizio dall’Istituto di Credito, come pure il fatto che tale circostanza non sia stata dedotta dall’attore fin dall’inizio, bastando, per superare entrambe le eccezioni, che con l’atto introduttivo sia stata chiesta la nullità per difetto di forma.

 

[via Helpconsumatori.it]

Set 13 2012

Confconsumatori – Banca risarcisce 151.000 a consumatore

Risparmio tradito? Non è detto che a rimetterci sia il cittadino. Ormai sono diversi i giudici che hanno condannato una banca a rimborsare il cliente; Confconsumatori ha già ottenuto diverse vittorie: ultimo, il caso di un cittadino di San Marino che aveva effettuato diversi investimenti via internet, presso la filiale di Rimini di una banca italiana, in azioni e obbligazioni di società finite in default. Il Tribunale di Rimini ha condannato la banca a rimborsare al cliente 151.942,28 euro più gli interessi e le spese.

L’Associazione dei consumatori spiega che il giudice si è uniformato all’orientamento ormai piuttosto consolidato in giurisprudenza, secondo cui affinché l’ordine non sia nullo per difetto di forma a norma dell’art. 23 TUF è necessario che sia accompagnato da un contratto generale d’investimento – quello che regola tutti i rapporti tra banca e investitore – sottoscritto, oltre che dal cliente, anche dal legale rappresentante dell’Istituto.

Inoltre, non ha rilevanza che il documento sia stato prodotto in giudizio dall’Istituto di credito, ma basta, per superare entrambe le eccezioni, che con l’atto introduttivo sia stata chiesta la nullità per difetto di forma.

Questo caso ha anche una particolarità: la condanna è contenuta non come normalmente avviene in una sentenza, ma in un’ordinanza ottenuta in pochissimo tempo (circa 4 mesi), alla fine del procedimento sommario di cognizione, introdotto con la riforma del codice di procedura civile contenuta nella legge 18 giugno 2009 n. 69.

“Una decisione importantissima – dichiara l’avv. Giovanni Franchi, legale di Confconsumatori, che ha tutelato in giudizio il risparmiatore – che conferma un principio sempre più ripetuto dalla giurisprudenza, per il quale oggi è possibile recuperare tutti gli investimenti non andati a buon fine, sempre che l’acquisto sia stato fatto entro il termine di prescrizione decennale”. Sempre per l’avv. Franchi “l’ordinanza merita di essere ricordata, perché conferma che, se non vi è bisogno di una lunga istruttoria, si possono avere provvedimenti in breve tempo”.

Per Mara Colla Presidente di Confconsumatori “è opportuno che i risparmiatori che hanno acquistato titoli di società finite male chiedano, come loro diritto, la consegna del contratto generale d’investimento, così da poter controllare se lo stesso porta la firma del legale rappresentante dell’istituto. I legali dell’associazione hanno preparato per i risparmiatori lettere per tale scopo”.

 

[via Helpconsumatori.it]

Lug 18 2012

4 you – Tribunale Parma si ad estinzione anticipata senza penali

 

Il Tribunale di Parma ha respinto la domanda di nullità per indeterminatezza dell’oggetto di un contratto “4 You” stipulato da una risparmiatrice con un Istituto di Credito nel giugno 2001, come pure la domanda di restituzione delle somme fino ad oggi versate, oltre 30 mila euro. Ne da notizia Confconsumatori che sottolinea come la sentenza in oggetto abbia anche accolto la domanda diretta di ottenere la nullità della clausola contrattuale, tipica del contratti “4 You”, che imponeva alla cliente di versare alla banca una penale e gli interessi in caso si estinzione anticipata del rapporto. La nullità di tale clausola, per il Tribunale, discende dal disposto dell’art. 1469 bis comma 3 n. 5, non essendo previsto, come invece prescritto da tale disposizione perché si possa escludere la vessatorietà della pattuizione, il diritto del cliente di esigere il doppio dell’importo corrisposto nell’ipotesi di recesso da parte della banca.

“Una sentenza importantissima – dichiara  Giovanni Franchi, legale di Confconsumatori che ha difeso in giudizio l’investitrice – difatti, se è vero che con la stessa non è stato confermata la tesi giurisprudenziale della nullità dei contratti 4 you e My WaY – tesi peraltro ormai superata da alcune Corti d’appello -, è stato però chiarito che tutti coloro che hanno sottoscritto quei contratti possono recedere e reclamare la restituzione dei titoli acquistati, senza dover corrispondere alcuna penalità”.

“Da oggi – sempre per l’avv. Franchi – tutti coloro che hanno investito in tal modo, anche quelli che hanno perduto la causa civile intrapresa contro la banca,  devono sapere che possono recedere senza pagare penalità di sorta ed ottenere la restituzione di quanto versato”.

 

[via Helpconsumatori.it]

Nov 30 2011

Risarcito consumatore per polizza con sottostante bond Lehman Brother

Si sente ancora parlare di Lehman Brothers: si tratta di casi in cui risparmiatori hanno investito in una polizza assicurativa, cosiddetta “index linked”, cioè connessa ad un’obbligazione Lehman. E c’è chi ottiene importanti risarcimenti: un’associata Confconsumatori, il cui padre aveva investito in una polizza assicurativa collegata con obbligazioni Lehman Brothers, è stata risarcita di oltre 60.000 euro.

Il Tribunale di Parma ha, infatti, condannato la banca all’integrale risarcimento del danno pari al capitale investito (oltre 43.000 euro), più la rivalutazione monetaria, interessi e spese. Il fatto che una polizza vita sia garantita da una obbligazione (in questo caso Lehaman Brothers), al cui andamento sia anche legata la rivalutazione del premio, comporta, secondo il Tribunale di Parma, la ricorrenza non di un contratto assicurativo, ma di una vera e propria operazioni finanziaria, analoga agli investimenti in azioni o obbligazioni.

E questo obbliga all’applicazione delle norme del Testo Unico Finanziario (dell’art. 28 del Regolamento Consob attuativo del medesimo). In questo caso è risultato che l’istituto di credito non ha assunto dall’investitore alcuna informazione sulla sua esperienza in materia, né sulla sua propensione al rischio, con l’effetto che avrebbe dovuto proporre solo investimenti a bassissimo rischio, non, come è invece accaduto, un prodotto collegato a titoli Lehman. Da qui l’inadempimento dell’istituto di credito e il suo obbligo di risarcire il danno.

Ma la novità del provvedimento sta soprattutto nel fatto che la condanna non è contenuta in una sentenza, come normalmente avviene, ma in un’ordinanza ottenuta in pochissimo tempo – circa 4 mesi – alla fine del procedimento sommario di cognizione, introdotto con la riforma del codice di procedura civile contenuta nella legge 18 giugno 2009 n. 69.

“Una decisione importantissima – dichiara l’avvocato Giovanni Franchi, legale di Confconsumatori, che ha tutelato in giudizio la figlia dell’investitore – La stessa conferma, in primo luogo, che, se non vi è bisogno di una lunga istruttoria, si possono avere provvedimenti in breve tempo, anche quando con gli stessi si chieda non una declaratoria di nullità, ma una condanna al risarcimento del danno. Costituisce, inoltre, un’ulteriore conferma di un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato, per il quale queste polizze vita c.d. index linked sono vere e proprie forme assicurative solo quando garantiscono la restituzione del capitale. Quando invece il rimborso è subordinato all’andamento del titolo siamo al cospetto di veri e propri investimenti finanziari soggetti, come tali, alle disposizioni in materia”.

[via Helpconsumatori.it]

Set 14 2011

Assicurazioni importante sentenza sulle polizze index linked

Grazie all’intervento di Confconsumatori, una risparmiatrice ha ottenuto il rimborso dell’intero capitale investito in una polizza index linked. Il Tribunale di Ferrara ha sancito la nullità del contratto precisando che, nel momento in cui una polizza vita viene collegata ad azioni o obbligazioni, la compagnia deve stipulare una vera e propria operazione finanziaria e non un contratto assicurativo.

Non ci sono solo i Bond Argentina o Parmalat nel panorama dei risarcimenti ai risparmiatori truffati: le banche stanno rimborsando anche chi ha investito in polizze “index linked”, polizze assicurative connesse a strumenti finanziari quali azioni e obbligazioni. Grazie all’intervento di Confconsumatori una risparmiatrice ha ottenuto la restituzione integrale del capitale investito, pari a 50.000 euro.

Il Tribunale di Ferrara ha, infatti, condannato la compagnia di assicurazioni a rimborsare l’intera somma più gli interessi e le spese legali. Il Tribunale, nella sentenza, ha spiegato che il fatto che una polizza vita sia garantita da azioni e obbligazioni, all’andamento dei quali sia subordinata la quantificazione dell’importo spettante al cliente, comporta la ricorrenza di un contratto non assicurativo, a maggior ragione neanche di un’assicurazione sulla vita, ma di una vera e propria operazione finanziaria, analoga agli investimenti in azioni o obbligazioni.

Ed è quindi necessario applicare le norme del TUF (d.lgs. n. 58/98), in particolare l’art. 23, il quale richiede, sotto pena di nullità, la forma scritta non solo del contratto di acquisto degli strumenti finanziari, ma anche di quello generale d’investimento destinato a regolare tutti i rapporti negoziali tra banca e cliente. Mancando quest’ultimo, il Tribunale ha sancito la nullità del contratto generale e dell’investimento camuffato sotto il nome di polizza assicurativa.

Secondo il Tribunale, infine, non ha alcun rilievo il fatto che col d.lgs. n. 303 del 2006 sia stata aggiunta la lettera W bis, in forza della quale anche “i prodotti finanziati emessi da imprese di assicurazione” sono stati sottoposti alla disciplina dell’intermediazione finanziaria. Questa norma, si legge nella sentenza, è “meramente interpretativa, destinata ad eliminare contrasti ermeneutici sorti in ordine all’assoggettabilità dei prodotti in parola alle norme del TUF. Con l’effetto che, anche a prescindere da tale precisazione e quindi anche prima della modifica del d.lgs. cit., i prodotti finanziari emessi da imprese di assicurazione rientravano a pieno titolo nella disciplina dell’intermediazione finanziaria”.

“Una sentenza – dichiarano gli avvocati Giovanni Franchi e Stefano Di Brindisi, legali Confconsumatori, che hanno tutelato in giudizio l’associata – di particolare importanza, che dà vita ad un nuovo orientamento giurisprudenziale, per il quale le polizze vita c.d. index o unit linked sono vere e proprie forme assicurative solo quando (il che peraltro non accade mai) garantiscono la restituzione del capitale. Quando invece, come era nella specie, il rimborso è subordinato all’andamento del titolo siamo al cospetto di veri e propri investimenti finanziari, soggetti, come tali, alle disposizioni in materia, tra le quali l’art. 23 TUF, che impone la stipulazione per iscritto del contratto generale d’investimento. Tale principio – precisano gli avvocati – va ricollegato al fatto che tali contratti non sono mai preceduti o comunque connessi con quello generale d’investimento. Da ciò discende che le persone (molte in Italia), che hanno effettuato queste operazioni, pensando di assicurarsi un reddito per la vecchiaia, ma che oggi, invece, a causa di diversi disastri finanziari hanno subito gravi perdite, potranno recuperare i loro risparmi”.

[via Helpconsumatori.it]

 

mio commento:

Se questo principio viene riconosciuto anche da altri tribunali sarà molto facile vedersi rimborsate le c.d. polizze dormienti.

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