Posts tagged: Buoni Fruttiferi Postali

Lug 30 2014

Investire per i figli e nipoti

La crisi ha modificato strutturalmente le ragioni alla base del risparmio. Dal generico risparmio precauzionale e a quello destinato al vecchio e caro mattone, la principale motivazione che spinge gli italiani ad accantonare risorse è il sostegno ai figli e, molto spesso, ai nipoti. Lasciar loro un’eredità, pagarne l’istruzione o progettare una base economica per i loro primi anni di vita autonoma hanno messo da parte le esigenze di garantire una vecchiaia serena o far fronte a imprevisti.

Secondo i dati elaborati dal Centro Studi Einaudi, nel 2014 l’insieme delle motivazioni del risparmio legate ai figli pesa più di tutte le altre messe assieme (13% contro 11,4%). Così era già accaduto nel 2013, ma il divario è ancor più accresciuto, tanto che pare passato un secolo da quando, nel 2007, il sostegno ai figli era indicato come motivazione principale del risparmio solo dal 3,3% degli intervistati, contro l’11,9% che accantonava risorse per far fronte ad eventuali imprevisti.

 

In sette anni, dunque, le priorità dei risparmiatori sono cambiate, andando di pari passo con lo sgretolarsi del quadro di certezze che si ritenevano acquisite e il ridursi del livello dei redditi. Preso atto di questo cambio di priorità, fermo restando l’orizzonte temporale (lungo), quali sono gli strumenti migliori per investire per i figli?

Per sua natura, il mondo finanziario non può fornirci una risposta univoca, ma una serie di opzioni che sta ai risparmiatori valutare a seconda delle proprie esigenze e specificità. Sono infatti tanti gli strumenti che permettono/promettono il raggiungimento dell’obiettivo, ma vuoi per i costi o per i bassi rendimenti alcuni di questi sarebbe meglio evitarli. Inoltre, è bene tener presente l’orizzonte temporale perché, parlando di un investimento a lungo termine, questo consente una programmabilità tale da non dover, necessariamente, intervenire spesso sull’asset allocation.

Partiamo dai Buoni fruttiferi postali. Studiati per offrire ai ragazzi, al compimento del 18° anno di età, l’opportunità di realizzare un progetto  o un sogno nel cassetto, da sempre hannoavuto un enorme successo nelle scelte di investimento degli italiani. Sicurezza, semplicità, possibilità di intestarli direttamente al minore interessato e di restituirli prima della scadenza ricevendo il totale del capitale versato e gli interessi maturati, sono i principali vantaggi rappresentasti dai buoni fruttiferi. Ma quanto rendono? Prendendo in considerazione l’ultima serie di Bfp dedicati ai minori emessa da Poste italiane (serie M94), osserviamo che il tasso effettivo lordo di rendimento a scadenza varia dallo 0,25% al 3,55% del diciottesimo anno dalla sottoscrizione. In pratica, se si fossero investiti 10.000 euro, al compimento del diciottesimo anno, si avrebbe un gruzzolo pari a 18.737 euro da cui andrebbe detratto il 12,5% di ritenuta fiscale per un importo netto a scadenza pari a 16.395 euro. Da notare, inoltre, che i buoni fruttiferi non sono soggetti ad alcuna commissione, né di gestione e né di negoziazione.

Conti deposito.Questa particolare tipologia di conto permette di custodire in banca il denaro cercando al contempo di farlo fruttare al meglio. Il tutto ovviamente dipende da quanto denaro si vuole investire, ma per avere i migliori rendimenti con i conti deposito è bene sapere che è necessario vincolare una certa somma per almeno un anno. In questo modo il tasso d’interesse sarà maggiore, ma non si potrà toccare il capitale per il tempo concordato. I vantaggi, spesso sponsorizzati, dei conti deposito si possono racchiudere in: rendimenti più elevati, libertà di gestione, spese e rischi ridotti. E’ proprio così? Certamente i conti deposito offrono una maggiore operabilità e servizi connessi, ma per quanto riguarda invece i tassi di rendimento questi possono risultare assai superiori nel breve periodo, ma venir poi riassorbiti con il tempo rendendo così il conto meno vantaggioso dell’inizio. I conti deposito dunque sono sicuramente un prodotto su cui impiegare la liquidità per un parcheggio temporaneo, ma non sembrano lo strumento più adatto a un investimento a lungo termine quale quello per i figli.

Fondi comuni di investimento.  I Fondi comuni di investimento sono uno strumento efficace e accessibile a partire da piccole cifre per partecipare all’andamento dei mercati finanziari. È vero che i mercati sono volatili e quindi i prezzi dei titoli azionari e obbligazionari possono salire ma anche scendere, cosa che non accade invece con BFP e conti deposito. Tuttavia, nel lungo periodo, i mercati mostrano chiaramente una tendenza al rialzo. Dal 1900 ad oggi un portafoglio diversificato di azioni globali ha avuto un rendimento medio annuo, al netto dell’inflazione, pari al 5,2%. Proprio per questo i fondi comuni sembrano essere un ottimo strumento per pianificare l’investimento per i figli o i nipoti, caratterizzato da un orizzonte temporale lungo. In particolare, risulta essere particolarmente adatto allo scopo, un fondo, o un insieme di fondi, con una buona presenza di azioni e non concentrato su un solo mercato, ed è importante prestare attenzione ai costi di gestione a parità di servizio offerto.

I fondi comuni offrono una modalità di partecipazione particolarmente adatta all’obiettivo di investire per il futuro dei propri figli o nipoti: i Piani di accumulo del capitale.  I Pac sono piani di investimento in fondi comuni che servono a creare del capitale che tende a crescere gradualmente nel tempo senza richiedere un’ingente somma iniziale da versare. Questa infatti è a discrezione del cliente, sempre tenuto conto delle soglie minime stabilite dalla SGR . Il concetto alla base è quello di versare una piccola somma ogni mese così da crearsi un patrimonio nel tempo. Il vantaggio di una modalità di investimento del genere è quello di bilanciare gli alti e i bassi del mercato. Si perché i piani di accumulo in fondi comuni sono strutturati in modo da proteggere il capitale dalla volatilità dei mercati finanziari consentendo di gestire i risparmi in maniera professionale anche in presenza di cifre modeste. Questa non è una cosa da poco, dato che il timing sbagliato è una delle principali cause dei rendimenti bassi di un investimento. Con i Pac si riduce sensibilmente la probabilità di entrare nel mercato nel momento peggiore.  Agendo come una tabella di marcia, infatti, il Pac aiuta ad effettuare investimenti anche quando i mercati scendono, ossia quando si è più tentati a vendere piuttosto che comprare, permettendo, di contro, di non comperare ai prezzi massimi sull’onda dell’emotività.  Inoltre, si riduce il rischio,  elemento non secondario. Chi investe in fondi è consapevole che senza rischio non c’è rendimento, ma con i piani di accumulo, anche questa regola aurea trova il suo compimento. Diluendo l’investimento nel tempo, infatti, il Pac permette di ottenere non il massimo rendimento possibile, ma i migliori risultati in termini di rischio/rendimento.

In sintesi, i Pac sono strumenti vantaggiosi perché funzionano come livellatori del rischio che consentono di gestire i propri investimenti in maniera totalmente discrezionale, con la possibilità di investire cifre anche modeste senza rinunciare al rendimento, perché anche investendo pochi euro costantemente ogni mese, si crea un patrimonio che per i nostri figli o nipoti alla fine sarà tutt’altro che modesto.

 

 

tratto da Rispiarmiamecelo.it

Giu 05 2014

Interessi non riconosciuti su Buoni postali fruttiferi

Ultimamente sto ricevendo varie segnalazioni di lettori di questo Blog che lamentano una discrepanza tra la cifra indicata sul retro dei Buoni fruttiferi postali e quanto effettivamente corrisposto da Poste Italiane. In genere trattasi di BFP della serie “O”.

Per prima cosa all’atto del rimborso accettate l’importo con riserva e presentate un reclamo scritto facendo presente che esistono ben due sentenze della Corte di Cassazione di cui una a sezione unite (Cass. SS. UU. n. 13979/2007; Cass. n. 27809/2005) nelle quali si stabilisce che prevale quanto scritto sui Buoni e non quello stabilito dai vari Decreti che hanno cambiato i tassi di interesse a sfavore del risparmiatore.

Anche l’Abf (Arbitro Bancario Finanziario) riconosce la prevalenza di quanto scritto sul retro del Buono.

Quindi dopo il rifiuto delle Poste e della Cassa Depositi e Prestiti a pagarvi il dovuto potete rivolgervi all’Abf o dal Giudice competente per l’importo (Giudice di Pace, Tribunale).

 

 

Mag 19 2014

Come costruirsi un capitale

Molte persone che non dispongono di un capitale ma avendo intenzione di costruirlo molte volte non sanno come fare o utilizzano gli unici strumenti a loro conoscenza quali i libretti postali o bancari ed i Buoni fruttiferi postali, trascurando altre forme di risparmio.

E’ bene premettere che non si devono avere grosse somme ma bastano piccole somme per poter accedere a molti prodotti che nell’immaginario comune si ipotizza che siano riservati a chi già ha dei capitali da investire.

Bastano somme di 50-100 euro per poter iniziare per la costituzione di un capitale e non si è sottoposti a vincoli di durata o di versamenti.

Una volta stabilito il motivo per cui accantonare una piccola somma periodica per costituire il proprio capitale si cercherà il prodotto più adeguato al proprio caso.

Oltre ai già citati libretti postali o bancari e Buoni Fruttiferi postali si ci può orientare verso i fondi comuni di investimento, le Sicav, le polizze vita di capitalizzazione o verso i fondi pensione aperti.

Come si vede la gamma dei prodotti è abbastanza ampia e per scegliere il prodotto più adeguato alle proprie esigenze bisogna anche sapere la motivazione, che possono essere molteplici quali ad esempio: accantonare una somma per i figli; per spese impreviste; per una vecchiaia serena; e per altre infinite esigenze.

Ho scritto quest’articolo in forma molto sintetica per dare una piccola e semplice panoramica a possibili forme d’investimento disponendo di piccole somme.

 

Mar 21 2014

Dal 1° maggio 2014 aumento tassazione rendite finanziarie

Dal prossimo 1° maggio le rendite finanziarie ed i capital gain saranno tassati al 26%. Per i titoli di stato ed i buoni postali fruttiferi la tassazione delle rendite rimane invariata al 12,50%. Per i prodotti finanziari tipo polizze, fondi ed Etf investiti in titoli di stato la tassazione della rendita è al 12,50%. Per tali prodotti consiglio di rivolgersi all’emittente per conoscere quale aliquota sarà applicata.

Resta in vigore sino al 30 aprile l’attuale tassazione sui prodotti finanziari. [30 giugno]

 

[La data è dal 1 luglio 2014 e non 1 maggio 2014]

Gen 16 2014

Consap aggiorna la pagina sui “rapporti dormienti”

Sul sito della Consap è stata aggiornata la pagina sui c.d. “rapporti dormienti” che riporto di sotto per comodità dei lettori di questo Blog.

Consap potrebbe anche pubblicare sul proprio sito un comunicato che riporti in modo ufficiale le cifre dell’ultimo rimborso delle c.d. polizze dormienti e di comunicare la percentuale del riparto.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze – presso il quale è stato istituito il Fondo di cui all’art. 1, comma 343, della legge n. 266/2005 – ha affidato a Consap, a decorrere dal 14 giugno 2010, la gestione delle domande di rimborso di somme affluite al predetto Fondo (c.d. “rapporti dormienti”).

L’istanza di rimborso dei rapporti dormienti (consultabili sui siti del Ministero dell’Economia e delle Finanze e di Consap) può essere inoltrata dagli aventi diritto senza dover ricorrere all’attività di intermediari.

Al riguardo, si segnala che agenzie e/o terzi che contattano gli interessati alla restituzione di importi affluiti al Fondo Rapporti Dormienti non sono stati incaricati né dal Ministero dell’Economia e delle Finanze né da Consap.

Consap procederà all’esame delle domande secondo l’ordine di arrivo e provvederà a richiedere i documenti necessari – laddove non presentati – per l’istruttoria delle pratiche.

Nell’apposita sezione vengono riportate la normativa e le circolari ministeriali in materia.

Non è previsto il rimborso:

  • ai beneficiari degli importi relativi ai contratti di assicurazione sulla vita (polizze vita);
  • ai beneficiari dei buoni fruttiferi postali non riscossi entro il termine di prescrizione decennale;
  • ai beneficiari degli assegni circolari, una volta decorso il termine di prescrizione triennale di cui all’art. 84, comma 2 del Regio Decreto 21.12.1933, n. 1736;
  • agli ordinanti degli assegni circolari, una volta decorso il termine di prescrizione decennale dalla data di emissione del titolo di cui all’art. 2946 c.c..

Possono richiedere la restituzione di somme affluite al Fondo:

  • i titolari dei rapporti dormienti di cui all’art. 2 del DPR 22 giugno 2007, n. 116, (depositi di somme di denaro e depositi di strumenti finanziari) e i loro aventi causa (es. eredi);
  • gli ordinanti degli assegni circolari di cui all’art. 1, comma 345-ter della Legge 23.12.2005, n. 266 e i loro aventi causa entro dieci anni dalla data di emissione del titolo.

In dettaglio, le fattispecie rimborsabili per gli aventi diritto sono elencate dalla lettera A alla lettera G.

Per gli aventi diritto

A) Richiedente l’emissione di Assegni Circolari

B) Titolare di Libretto Nominativo

C) Titolare di Certificato di Deposito Nominativo

D) Titolare di Conto Corrente

E) Titolare di Fondo di investimento o altro strumento finanziario

F) Titolare di Libretto al Portatore

G) Titolare di Certificato di Deposito al Portatore

Per gli intermediari

Domanda di rimborso per somme erroneamente devolute al Fondo di cui all’art. 1 del Dpr 116/2007

CLICCA QUI per scaricare la domanda.

Istruzioni sulla modalità di adempimento degli obblighi informativi a carico degli Intermediari Finanziari.

Gen 13 2014

Imposta di bollo attività finanziarie dal 1 gennaio 2014

Dallo scorso 1 gennaio viene eliminato l’importo minino di 34,20 euro, L’aliquota viene aumentata dal 0,15% al 0,20%.

I conti correnti bancari e postali scontano un’imposta fissa di euro 34,20 con un’esenzione sotto i 5000 euro.

I buoni fruttiferi postali hanno un’esenzione sotto i 5000 euro.

Per le persone giuridiche il massimo dell’imposta viene innalzato da 4500 a 14000 euro.

 

Dic 31 2013

Mef nessun rimborso per i titoli prescritti

Dal MEF l’invito a diffidare di offerte prive di fondamento giuridico

Al Ministero dell’Economia e delle Finanze sono pervenute nei giorni scorsi numerose segnalazioni di notizie diffuse a mezzo stampa e direttamente da soggetti associativi in merito a procedure di transazione o di mediazione per il rimborso di titoli di Stato e buoni postali fruttiferi di vecchia emissione e ormai prescritti. Tali notizie sono infondate e pertanto fuorvianti.
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze intende chiarire che non ha mai avviato o condotto procedure di transazione o di mediazione con qualsivoglia soggetto che si ponga quale intermediario per il rimborso di titoli di Stato o di buoni postali fruttiferi emessi parecchio tempo addietro ed ormai irrimediabilmente prescritti. Sono pertanto prive di qualsiasi fondamento le notizie che riferiscono di tali trattative.
Al fine di non ingenerare aspettative destinate a rimanere deluse, si precisa che la prescrizione per tali titoli decorre dalla data di scadenza/rimborsabilità e non dal giorno del loro ritrovamento, e che in nessun caso essi possono maturare interessi o rivalutazioni monetarie dopo la data prevista per il loro rimborso.
Si precisa, inoltre, che gli unici titoli che prevedono una rivalutazione del capitale sono quelli indicizzati all’inflazione, e comunque solo fino alla data di scadenza e non oltre.
Si invitano quindi i risparmiatori a guardarsi da chi, suscitando aspettative infondate ai sensi della normativa vigente, offre assistenza legale in materia, con l’unico possibile esito di far sostenere inutili costi legali.

Set 09 2013

Codici il bluff dei Buoni Fruttiferi postali

Codici ai consumatori: non incassate senza prima averci fatto controllare i conti! Chi avesse già incassato può rivolgersi all’Associazione per il risarcimento

Numerosi cittadini si sono rivolti al Codici per segnalare che Poste Italiane, nel momento dell’incasso dei buoni fruttiferi, sta facendo firmare delle liberatorie in cui si attesta che non si pretende altro denaro oltre quello accordato da decreto ministeriale.
Il Codici al riguardo fa sapere che sporgerà denuncia penale contro Poste Italiane, vista l’inammissibilità di una così palese presa in giro dei consumatori.

Ma la questione era poco chiara già da tempo. Hanno avuto brutte sorprese infatti coloro che hanno sottoscritto dei buoni fruttiferi postali, che si sono trovati davanti ad un importo diverso da quello calcolato.
Aspettative disattese, dunque, per quanti credevano di ritirare, alla scadenza del buono, il capitale incrementato dagli interessi indicati sulla tabella posta sul retro dello stesso. La questione riguarda i buoni postali sottoscritti ed in scadenza perché non più fruttiferi: al momento del riscatto, le poste liquidano somme inferiori a quelle spettanti in base alla tabella riportata sul buono.

DOVE STA IL BLUFF?

Ai fini del calcolo, viene applicata non già la tabella riportata sul buono, ma un decreto ministeriale del 13 giugno 1986 che stabilisce tassi di interesse inferiori a quelli indicati sul buono, ritenuti applicabili anche a serie di buoni emessi prima della sua entrata in vigore. Tale interpretazione è errata, come sancito dalla Suprema Corte di Cassazione, e dall’Arbitro Bancario Finanziario, che riconoscono la prevalenza delle condizioni di conteggio riportate sul buono e la non applicabilità del decreto. Nonostante l’errata interpretazione del decreto, Poste Italiane sembra stia rimborsando almeno 20% in meno delle somme dovute, ritenendo che le condizioni riportate nella parte posteriore del buono non abbiano valore perché superate da quelle del decreto ministeriale.
I consumatori in possesso di tali buoni sono numerosi e molti di loro non sono neanche a conoscenza dell’iniquità delle somme ricevute.

Pertanto, Codici lancia una campagna nazionale sulla questione e invita i cittadini titolari di buoni in scadenza a rivolgersi all’associazione prima di incassare e di incappare nella beffa. Anche chi ha già incassato le somme può rivolgersi allo Sportello legale del Codici, che provvederà ad avviare le azioni legale per risarcire i cittadini delle somme che ancora non sono state corrisposte.

 

Lug 29 2013

Poste Italiane, Codici denuncia bluff dei buoni fruttiferi

Il Codici denuncia il bluff dei buoni fruttiferi di Poste Italiane: l’Associazione dei consumatori fa sapere che Poste Italiane, al momento dell’incasso dei buoni fruttiferi, fa firmare ai clienti (in tanti si sono rivolti al Codici) alcune liberatorie in cui si attesta che non si pretende altro denaro oltre quello accordato da decreto ministeriale. Il Codici annuncia una denuncia penale contro Poste Italiane. L’Associazione spiega in una nota i dettagli di questa storia: da qualche tempo i consumatori che hanno sottoscritto dei buoni fruttiferi postali, alla scadenza di essi si sono trovati con un importo inferiore rispetto agli interessi indicati sulla tabella posta sul retro del buono. Ai fini del calcolo, infatti, viene applicata non la tabella riportata sul buono, ma un decreto ministeriale del 13 giugno 1986 che stabilisce tassi di interesse inferiori a quelli indicati sul buono, ritenuti applicabili anche a serie di buoni emessi prima della sua entrata in vigore.

Tale interpretazione è errata, come sancito dalla Suprema Corte di Cassazione e dall’Arbitro Bancario Finanziario, che riconoscono la prevalenza delle condizioni di conteggio riportate sul buono e la non applicabilità del decreto. Nonostante l’errata interpretazione del decreto, Poste Italiane sembra stia rimborsando almeno 20% in meno delle somme dovute, ritenendo che le condizioni riportate nella parte posteriore del buono non abbiano valore perché superate da quelle del decreto ministeriale.

I consumatori in possesso di tali buoni sono numerosi e molti di loro non sono a conoscenza dell’iniquità delle somme ricevute. Pertanto, Codici lancia una campagna nazionale sul caso e invita i cittadini titolari di buoni in scadenza a rivolgersi all’Associazione prima di incassare e di incappare nella beffa. Anche chi ha già incassato le somme può rivolgersi allo Sportello legale del Codici, che provvederà ad avviare le azioni legale per risarcire i cittadini delle somme che ancora non sono state corrisposte (E-mail: segreteria.sportello@codici.org, Tel: 065571996).

 

tratto da Helpconsumatori.it

Feb 25 2013

Analisi sulle polizze dormienti

Lo scorso 20 febbraio la trasmissione Il Salvadanaio di Radio24 diretto da Deborah Rosciani è tornata sull’argomento delle c.d. polizze dormienti. Nella puntata erano presenti l’Avv. Giulio Ascioti, responsabile  dei fondi di  Solidarietà della Consap, e l’Avv. Marco  Gagliardi di Movimento Consumatori. Nella trasmissione non è stato detto di nuovo per i lettori di questo Blog.

Come al solito non è uscito alcun dato sulle cifre devolute al Fondo vittime delle frodi finanziarie. L’Avv. Ascioti ha ribadito che le domande di rimborso presentate prima del 13 febbraio 2013 dovranno essere ripresentate secondo lo schema previsto dal Bando. Ha affermato che sinora sono “poche” queste richieste di rimborso, ma sarebbe opportuno far notare alla Consap che a quei “pochi” che hanno richiesto il rimborso prima del 13 febbraio potrebbero inviare una lettera per ricordare che è stato emanato un bando. Non tutti seguono internet o leggono i giornali. Consap essendo una società a controllo pubblico ha il dovere di informare queste “poche” persone.

Si è parlato che se le somme richieste saranno superiori alla cifra stanziata si andrà al riparto, cosa molto probabile che accadrà. Il rimborso non avverrà prima del 14 ottobre 2013. Se saranno inferiori sarà riaperto il bando per soddisfare altre richieste, questo accadrà se il bando non avrà sufficiente diffusione.

Un aspetto di cui non si è parlato ma che le varie autorità (Ministero Sviluppo Economico, Ivass) farebbero bene  a chiarire è  sulla data di inizio della prescrizione. Sul bando é  scritto 1 gennaio 2006 ma forse si ci dimentica che la legge 166-08 è del 28 ottobre 2008 quindi secondo logica solo le polizze che si sono prescritte dal 29 ottobre 2006 dovevano essere versate al Fondo. Quindi qualcuno di cui sopra dovrebbe spiegare perché sono finite al fondo polizze prescritte prima del 28 ottobre 2006. Tutte le somme prescritte prima del 28 ottobre 2006 non dovevano restare nelle disponibilità delle compagnie? E le richieste di rimborso, anche se le compagnie possono opporre la prescrizione (vecchio  art. 2952 c.c. di 1 anno),   dovrebbero essere fatte direttamente alle compagnie per le prescrizioni antecedenti il 28 ottobre 2006? Quindi chi di dovere farebbe bene a chiarire la questione in modo preciso ed esauriente.

E’ bene ricordare che i soldi di queste polizze sono risparmi (non frutto di sinistri assicurativi come comunemente si cerca di far intendere), il risparmio è tutelato dall’art. 47 della Costituzione della Repubblica Italiana, ed il legislatore farebbe bene a riformare la legge 266-05 e successive norme legislative prevedendo la restituzione delle somme rivenienti le polizze vita prescritte ed i buoni fruttiferi postali  perché qui siamo in presenza di un esproprio (nella sostanza) senza il pagamento di alcun corrispettivo (vietato dall’art. 43 della Costituzione).

L’Avv. Gagliardi di Movimento Consumatori ha perso la baldanza dello scorso intervento in trasmissione senza aggiornarci sugli esiti delle conciliazioni con Poste Vita in merito al provvedimento 21913 dell’Antitrust. Forse quelle conciliazioni hanno avuto esito negativo? Ma l’Avv. Gagliardi ha pensato di rivolgersi direttamente all’Antitrust illustrando il comportamento di Poste Vita? Ha iniziato qualche causa test in Tribunale? Movimento Consumatori ha pensato di proporre ai beneficiari di polizze prescritte un prezzo fisso (orientato ai costi) per poter intraprendere un’azione legale in Tribunale?

Ora non ci resta sperare nella prossima legislatura per una rapida e totale soluzione al problema delle polizze dormienti con una vera riforma in materia di tutte le tipologie di conti dormienti prevedendo il risveglio per tutti gli strumenti finanziari ed assicurativi che vengono devoluti al Fondo vittime frodi finanziarie. Evitando anche che le somme devolute sia effettivamente impegnate nel risarcimento delle frodi finanziarie e non usate per finanziare le social card come avvenuto nel passato.

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