Posts tagged: Argentina

Apr 03 2015

Aduc su obbligazioni illiquide

Un interessante articolo di Aduc in materia di obbligazioni illiquide.

Dalle domande che ci pervengono su Aduc Investire Informati, vediamo che ancora molti risparmiatori hanno sul dossier titoli obbligazioni cadute in default delle quali vorrebbero liberarsene, magari perché è rimasto l’unico titolo del dossier titoli.

Molti risparmiatori non sanno che esiste un mercato delle obbligazioni cadute in default e spesso le banche non propongono, per varie ragioni – non sempre nobili – ai propri clienti la soluzione al loro problema di disfarsi di questi titoli.
Naturalmente la controparte che acquista il titolo lo farà solo per un prezzo basso, tale per il quale ritiene, di poterci fare un guadagno. Nessuno fa niente per niente.
Per il piccolo risparmiatore, però, può essere utile chiudere una posizione che da anni e anni è presente sul dossier titoli anziché pensare di prendere pochi euro in più chissà fra quanti anni.
Abbastanza recentemente, sono nate delle società specializzate nell’acquisto di bond illiquidi, ma diverse banche, ancora, fanno una certa fatica ad utilizzarli.
Per questa ragione, abbiamo pensato di istituire come Aduc Investire Informati uno sportello di assistenza per tutti coloro che hanno bond illiquidi senza sapere minimamente se ed a che prezzo possono venderli. Ci riferiamo ad obbligazioni dell’Argentina, della Lehman Brothers, ma anche a tutte le altre obbligazioni cadute in default.
Per il momento vorremmo capire quante persone potrebbero essere interessate. Chi avverte il problema, può mettere un proprio commento sotto l’articolo oppure inviare una mail alla sede di Roma all’indirizzo roma@aduc.it. Se, come crediamo, si manifesterà un certo interesse, metteremo un’apposita scheda sul sito da compilare con i dettagli del titolo e della banca per poter dare i suggerimenti adatti a liquidare l’obbligazione e avvieremo il servizio.
Feb 28 2014

Risparmio tradito, CTCU ricorda le vittorie contro banche per bond in default

Il Centro Tutela Consumatori Utenti di Bolzano ricorda le recenti vittorie dei risparmiatori contro le banche per i bond in default. A giugno scorso l’avvocato Massimo Cerniglia, legale anche di Federconsumatori, ha ottenuto una storica sentenza contro la Cassa Rurale di Villa Bassa: il risparmiatore aveva investito oltre il 70% dei propri risparmi in un titolo Lehman e la banca non lo aveva avvertito dell’inadeguatezza dell’investimento, avendo concentrato in un solo titolo una parte troppo rilevante dei propri risparmi.

La banca è stata condannata a restituire tutte le  somme investite, oltre interessi, rivalutazione e spese legali. La banca entro 10 giorni ha pagato, dichiarando però che si trattava di una sentenza non definitiva, facendo intendere che avrebbe proposto appello. Il termine per l’appello è scaduto il 23 gennaio scorso e la banca non ha impugnato la sentenza, con la conseguenza che il risparmiatore ha definitivamente acquisito le somme ottenute.

Il 4 marzo 2013 la Corte di appello di Milano ha confermato una sentenza a favore di un risparmiatore contro la Deutsche Bank per bond Cirio, per la somma di oltre 50.000 euro, condannando l’istituto anche alle spese legali relative all’appello. La Corte ha confermato che la banca ha violato l’articolo 28 del regolamento Consob in quanto non ha dato al risparmiatore  notizie sufficienti sul titolo che si acquistava e sul rischio  dell’operazione. L’operatore che ha venduto i titoli, inoltre, non era neppure lui a conoscenza dei rischi del titolo, con violazione, sempre da parte della banca, dell’articolo 26 del regolamento Consob.

Il 13 maggio scorso il Tribunale di Roma ha condannato la Banca Nazionale del Lavoro a risarcire un risparmiatore, che aveva investito in bond Cirio, la somma di euro  20.518  oltre  interessi e rivalutazione monetaria. Anche qui si è rilevata da parte del giudice un difetto di informazione da parte della banca in merito ai titoli e tale omissione è stata considerata grave anche se addirittura sino a un anno prima dell’investimento l’ investitore era stato un promotore finanziario. Ciò dimostra che le informazioni sui titoli vanno sempre date in quanto rendono  consapevoli  i risparmiatori sull’investimento.

Il 21 dicembre scorso la Corte di appello di Palermo, ha riformato una sentenza negativa per il risparmiatore che aveva investito 35.000 euro in titoli Cirio. Il risparmiatore in primo grado aveva perso e la Corte ha capovolto il giudizio e ha dichiarato che la Banca Nuova non aveva dato informazioni  specifiche e complete sul titolo. La banca è stata condannata a restituire la  somma, oltre interessi e rivalutazione dall’ investimento (il  credito  così  si è quasi raddoppiato)  ed  è  stata  condannata  a  quasi  15.000 euro di spese legali,  per il doppio grado del giudizio.

Con sentenza della Corte d’appello di Roma del 4 febbraio 2014 è stato ritenuto che la Banca Popolare di Sondrio non ha dato informazioni sufficienti su un titolo Cirio acquistato, essendo così responsabile per i danni. Con  sentenza  del  16  gennaio  2014  del  tribunale  di  Roma  un  grosso  gruppo  bancario  è  stato condannato  a  restituire  a  due  investitori  in  titoli  Lehman  oltre  €  50.000  oltre  interessi  e spese legali  in  quanto  la  banca  in  violazione  dell’articolo  otto  del  regolamento  Consob  non  aveva ottenuto l’autorizzazione a operare fuori i mercati regolamentati. Ciò dimostra che anche violazioni della normativa che possono apparire meno importanti, sono invece considerate dei giudici di estrema rilevanza.

Con  sentenza  del  17  dicembre  2013  il  tribunale  di  Roma  ha  condannato  il  Credito Emiliano a restituire  quasi  €  250.000  che  erano  stati  investiti  in  titoli  Lehman,  sempre  per  la  violazione dell’articolo otto del regolamento Consob in quanto la banca non aveva ottenuto l’autorizzazione a operare fuori i mercati regolamentati.

Con sentenza del 19 settembre 2013 il tribunale di Ferrara ha condannato la Banca Popolare di Ravenna  a  corrispondere  a  un  risparmiatore  la  somma  di  euro  12.614  oltre  interessi  e  spese legali. Il risparmiatore aveva investito in bond Cirio e la banca non aveva fornito al risparmiatore informazioni  adeguate  sui  titoli  negoziati  e  sui  rischi  insiti  nella  negoziazione,  il  tutto  con violazione dell’articolo 28 del regolamento Consob.

Con  sentenza  del  21  febbraio  2014  il  tribunale  di  Ferrara  ha  condannato  il  Banco  popolare a risarcire a risparmiatori in bond Argentina la somma di euro 157.445 oltre interessi e spese legali. Anche in questo caso il tribunale ha ritenuto la violazione dell’articolo 28 del regolamento Consob in quanto la banca non ha informato il risparmiatore sul rischio dei titoli e sulla difficile situazione dello Stato argentino, emittente i titoli stessi.

Con sentenza del 6 febbraio 2014 la Corte d’appello di Bologna ha riformato una sentenza del tribunale di Modena negativa per tre risparmiatori. La Corte, infatti, ha ritenuto, diversamente dal tribunale di Modena, che la Cassa di Risparmio di Firenze aveva violato, nella vendita di Bond Cirio, l’articolo 28 del regolamento Consob in quanto non aveva dato le necessarie informazioni sui titoli e sui rischi ai risparmiatori. La banca è stata condannata  a  pagare  complessivamente  100.000 euro oltre  spese  legali  di  ambedue  i  gradi del giudizio, somma questa che con interessi e  rivalutazione si è quasi raddoppiata.

Con sentenza del 9 settembre 2013 la Banca intesa è stata condannata a corrispondere a una famiglia di investitori in bond argentina la somma di oltre € 200.000 oltre spese e senza obbligo alla restituzione dei titoli e delle cedole percepite. Il Tribunale di Roma ha emesso la sentenza ritenendo  che  mancasse  il  contratto  quadro  in  quanto  lo  stesso  sebbene  sottoscritto  dai risparmiatori non era stato sottoscritto dalla banca. Si è concretata così una vera e propria nullità stabilita dall’articolo 23 del testo unico finanziario.

Con sentenza del 3 settembre 2013 il Tribunale di Roma ha condannato il Credito valtellinese a corrispondere a un investitore in bond Argentina la somma di euro 70.000 compresa rivalutazione interessi  e  spese  legali.  Anche  qui  vi  è  stata  una  violazione  dell’articolo  28  del  regolamento Consob per mancata informazione sui titoli.

“Si può constatare che l’autorità  giudiziaria ha una visione  giustamente  rigorosa in quanto il risparmio dei cittadini è costituzionalmente garantito e le banche dovrebbero operare anche nel mercato finanziario per l’integrità del mercato stesso e la tutela dei risparmiatori – conclude il CTCU – La cronaca ci insegna che molto spesso ciò non accade, ma fortunatamente c’è la tutela giudiziaria che può soccorrere i risparmiatori. Ricordiamo a questo proposito che ogni ultimo lunedì del mese l’avvocato Massimo Cerniglia si troverà presso la nostra sede per ascoltare i consumatori e i risparmiatori e verificare se vi siano le condizioni per aprire un contenzioso”.

[via Helpconsumatori.it]

Gen 30 2014

Crack Madoff rimborso per 4,5 miliardi di Dollari

Il Governo degli Stati Uniti ha stanziato fondi per 4,5 miliardi di Dollari (fondi rinvenienti da sequestri di beni riconducibili a Madoff) per dare un risarcimento ai sottoscrittori di prodotti finanziari riconducibili al crack di Madoff esclusi dal fallimento. Anche quelli che hanno avuto un risarcimento dal fallimento hanno diritto a richiedere il rimborso.

Per informazioni più dettagliate consultare il sito www.madoffvictimfund.com/ dove è reperibile tutta la documentazione ed i moduli necessari per il rimborso. E dove si possono consultare le Faq.

Le domande dovranno pervenire entro il 28 febbraio 2014.

Questo succede negli Stati Uniti mentre in Italia anche in presenza del Fondo vittime crack finanziari non è mai stato fatto un bando per risarcire i sottoscrittori di strumenti finanziari della Cirio, Parmalat, Argentina etc.

Gen 22 2014

Sentenza Cassazione su termini prescrizione Bond Argentina

Il risparmiatore che ha investito in obbligazioni argentine può ancora sperare di recuperare i propri soldi. Una sentenza della Cassazione offre infatti la possibilità a chi aveva aderito alla Task Force Argentina di avviare una causa civile. E’ quanto rende noto Confconsumatori: è con la sentenza n. 27875/13 che la Corte di Cassazione ha, di fatto, riaperto i termini di prescrizione per le azioni civili nei confronti delle banche che hanno alienato Tango Bond.

Con tale pronuncia la Suprema Corte ha stabilito che esiste solidarietà passiva tra la società finita in default che ha emesso i titoli e l’intermediario finanziario che li ha venduti. Commenta l’avvocato Giovanni Franchi di Confconsumatori Parma: “Da questa sentenza, relativa ad obbligazioni Cirio, discende che chi ha aderito al TFA, ossia alla Task Force argentina, può oggi promuovere azioni civili contro la banca venditrice. In altre parole, è ancora possibile agire nei confronti dell’Istituto di credito per far dichiarare la nullità dell’ordine ex art. 23 TUF per mancanza del contratto generale d’investimento, in quanto quest’ultimo è privo della sottoscrizione del legale rappresentante dell’istituto, o ai sensi dell’art. 30 d.lgs. n. 58/98, se lo stesso è stato fatto a casa propria con un promotore senza che nel contratto fosse indicato il diritto di recesso entro sette giorni”. Per impedire che il relativo diritto si prescriva è necessario inviare una lettera interruttiva della prescrizione.

[tratto da Helpconsumatori.it]

Dic 09 2013

Crack finanziari il punto di Ctcu

Lehman, Cirio, Argentina. Fondiaria Sai. Tanti i crack finanziari che in questi anni hanno fatto vittime tra consumatori che, inconsapevolmente fanno acquistato prodotti finanziari molto rischiosi rispetto ai propri profili. Il Centro Tutela Consumatori Utenti dell’Alto Adige, forte della esperienza maturata in questi anni al fianco delle vittime nelle procedure giudiziali, ha messo a punto un utile vademecum in cui fa il punto sui principali crack e sui tempi di prescrizione.

LEHMAN: Il default è avvenuto a settembre 2008 e ha coinvolto decine di migliaia di risparmiatori. Il termine di prescrizione, entro il quale si possono far valere in giudizio i propri diritti, avviando una causa, è decennale e decorre dal giorno dell’acquisto, per alcune violazioni di legge, mentre per altre decorre dal default. È dunque necessario, per far valer e “salvare” i propri diritti, inviare al più presto il modello di reclamo messo a disposizione dal Centro sul proprio sito internet o in sede, per poi far esaminare le carte dal servizio di consulenza legale e verificare se vi sono le condizioni per proporre un giudizio.

ARGENTINA: Il default è avvenuto alla fine dicembre 2001 ed ha coinvolto oltre 450.000 risparmiatori italiani. Il termine di prescrizione, entro il quale si possono far valere in giudizio i propri diritti, avviando una causa, è decennale e scadeva il 31 dicembre 2011. La giurisprudenza ha, tuttavia, sostenuto che la prescrizione decorrerebbe dal 2005, epoca della prima Offerta Pubblica di Scambio proposta dall’Argentina. Il CTCU consiglia a tutti i risparmiatori coinvolti, che abbiamo o meno già inviato una lettera, di  inviare  al  più  presto  il  modello  di  reclamo  messo  a  disposizione  dal  Centro,  per  poi  far esaminare  le  carte  dal  servizio  di  consulenza  legale  e  verificare  se  vi  sono  le  condizioni  per avviare una causa.

CIRIO: Il default è avvenuto a fine dicembre 2002 e ha coinvolto quasi 40.000 risparmiatori. Possono eventualmente proporre un giudizio solamente coloro che hanno inviato un reclamo ed  interrotto la prescrizione entro il termine decennale che scadeva a dicembre 2012.

PARMALAT: Il  crack  del  gruppo  alimentare,  risalente  a  dicembre  2003,  ha  coinvolto  anch’esso  decine  di migliaia di risparmiatori. Il termine di prescrizione, entro il quale si possono far valere in giudizio i propri diritti, avviando una causa, è decennale e scade il 20 dicembre 2013. Coloro  che non avessero  inviato  già un reclamo,  devono  farlo  entro  la suddetta  data,  potendo utilizzare il modello di reclamo messo a disposizione dal Centro. Tutti i risparmiatori coinvolti sono invitati a far esaminare le carte dal servizio di consulenza legale al fine di verificare se vi siano le condizioni per avviare una causa.

SAI FONDIARIA: A  seguito delle indagini e delle imputazioni nei  confronti della famiglia Ligresti e di alcuni manager del gruppo, si sta per celebrare un processo penale a Torino, a cui farà seguito un altro procedimento a Milano. Gli azionisti del gruppo Sai­Fondiaria potranno tenersi aggiornati tramite il Centro sulle iniziative legali che si intende intraprendere e comunque potranno rivolgersi al servizio di consulenza legale per far valutare la propria situazione.

FALLIMENTI BANCHE OLANDESI, ISLANDESI E IRLANDESI: Negli  ultimi  anni  diverse  banche  europee (tra  le  altre  l’olandese SNS  Reaal Bank,  le  islandesi Landsbanki,  Glitnir  e  Kaupthing,  l’irlandese  Bank  of    Ireland)  sono  state  nazionalizzate  dai rispettivi governi al fine di evitare il fallimento. Tali operazioni hanno portato al sostanziale azzeramento del valore dei titoli emessi da tali istituti di credito. Anche in tali casi consigliamo a tutti i risparmiatori coinvolti, che abbiano o meno già inviato una lettera,  di  inviare  al  più presto  alla  Banca,  con  cui  hanno  acquistato  questi  titoli,  il  modello  di reclamo  messo  a  disposizione  dal  Centro,  per  poi  far  esaminare  le  carte  dal  servizio  di consulenza legale e verificare se vi sono le condizioni per avviare una causa.

BPM CONVERTENDO: Nel 2009 la Banca Popolare di Milano ha emesso una obbligazione Convertendo che nascondeva particolari rischi e che ha riportato ingenti perdite di capitale. Il CTCU consiglia  a  tutti  i  risparmiatori  coinvolti  di  inviare  al  più  presto  alla  Banca,  con  cui  hanno acquistato  questi  titoli,  il  modello  di  reclamo  messo  a  disposizione  dal  Centro,  per  poi  far esaminare  le  carte  dal  servizio  di  consulenza  legale  e  verificare  se  vi  sono  le  condizioni  per avviare una causa. Inviando la lettera di reclamo e richiesta documenti messa a disposizione dal Centro si possono tutelare  e  salvaguardare  i  propri  diritti,  mantenendo  la  possibilità  di  rivalersi  contro  la  propria Banca.

 

[via Helpconsumatori.it]

Lug 29 2013

Risparmio tradito, Confconsumatori: vittorie a Milano su bond argentini e Parmalat

 

Risparmio tradito: dopo i recenti successi di Confconsumatori per acquirenti di piani finanziari “4 You” e “My Way”si aggiungono due pronunce favorevoli in materia di bond argentini e Parmalat: restituiti in tutto oltre 75 mila euro in favore dei risparmiatori. Nelle due vittorie, a Milano, è stato riconosciuto rispettivamente il profilo di investimento inadeguato e la violazione dei doveri informativi.

 

Nel dettaglio, nella prima delle due vittorie ottenute da Confconsumatori, il tribunale di Milano ha dichiarato la risoluzione di una serie di negoziazioni di obbligazioni Argentina disposte da due investitrici nel periodo luglio/settembre 2001 poiché l’intermediario non ha fornito a queste ultime né l’informazione adeguata sulle obbligazioni, ossia la comunicazione concernente la classe di rischio “elevata” all’epoca delle negoziazioni, né l’informazione sulla inadeguatezza delle obbligazioni rispetto al profilo di rischio “basso” che emergeva dal dossier titoli delle investitrici.

 

Nel secondo caso la risparmiatrice era in possesso di una somma di denaro ottenuta dalla vendita di un immobile e, su consiglio della banca, ne aveva investito una parte in obbligazioni Parmalat ed una parte in bond Argentina. “Le obbligazioni argentine – spiega l’avvocato Sabrina Contino, di Confconsumatori Milano – sono state vendute 8 mesi prima del default e la Banca ha omesso ogni informazione in ordine al declassamento del rating e ai rischi garantendolo come un investimento sicuro nonostante sapesse o comunque dovesse conoscere i rischi. Allo stesso modo garantiva sicuro l’investimento in Parmalat”.

tratto da Helpconsumatori.it

Giu 08 2013

Crack finanziari sentenza del Tribunale di Bolzano

il Tribunale di Bolzano ha emesso l’unica (fin’ora) sentenza che in Alto Adige ha dato ragione ad un risparmiatore contro una Banca per la nota vicenda legata ai crack finanziari degli anni 2000 (Cirio, Parmalat, Argentina, Lehman Brothers). La questione riguarda un giovane risparmiatore, difeso dall’Avv. Prof. Massimo Cerniglia di Roma, legale nazionale della Federconsumatori e del Centro Tutela Consumatori Utenti di Bolzano.

Il risparmiatore in questione è stato per lunghi anni cliente della Cassa Raiffeisen di Villabassa; nel 2005 si è rivolto alla banca per investire la quasi totalità dei propri risparmi (circa 33.000 euro), accumulati in lunghi anni di faticoso lavoro notturno come pasticciere in un laboratorio industriale. L’Avv. Cerniglia ha impostato la causa, tra l’altro, sul punto dell’inadeguatezza per dimensione dell’investimento, in quanto la banca ha consentito al cliente di investire su un unico titolo quasi l’80% del proprio portafoglio, non diversificando così l’investimento al fine di ridurre il rischio.

Dopo circa tre anni di giudizio, è arrivata la sentenza che ha risolto il contratto di negoziazione dei titoli per grave inadempimento della banca, consistente nella violazione dell’art. 29 del Regolamento Consob sotto il denunciato profilo dell’inadeguatezza per dimensione.

Una sentenza particolarmente soddisfacente poiché è la prima volta che un Tribunale dell’Alto Adige riconosce il diritto di un risparmiatore ad essere risarcito per una somma, in questo caso di 33.000 euro oltre interessi e spese legali per gli errori di una banca. Per informare i risparmiatori altoatesini che in questi anni hanno acquistato titoli i cui emittenti sono andati in default (Cirio, Parmalat, Argentina, Lehman Brothers, ecc…) il Centro Tutela Consumatori Utenti convocherà un’assemblea pubblica entro la fine del mese di giugno a Bolzano con l’Avv. Prof. Massimo Cerniglia di Roma. All’assemblea i risparmiatori potranno porre tutti i quesiti e riceveranno le opportune risposte per la tutela dei loro diritti in caso di violazione delle norme obbligazionarie di comportamento da parte della banche che operano nel territorio.

 

tratto da Helpconsumatori.it

Dic 08 2010

OPSC TRANSFRONTALIERA REPUBBLICA ARGENTINA

La Commissione ha ritenuto l’offerta pubblica di scambio transfrontaliera promossa dalla Repubblica Argentina su proprie obbligazioni in circolazione in linea con le disposizioni di cui agli artt. 102, comma 4-bis, del Tuf e 37 del regolamento emittenti.

Il combinato disposto degli artt. 102, comma 4-bis, del Tuf e 37, comma 1-bis, del regolamento emittenti prevede, per le offerte pubbliche di scambio che abbiano ad oggetto obbligazioni ed altri titoli di debito, svolte contestualmente in più Stati dell’Unione Europea, la possibilità, sulla base di un’istanza da parte dell’offerente e del prospetto approvato dall’autorità competente dello Stato membro di origine conformemente alla direttiva prospetto, di applicare la disciplina delle offerte pubbliche di vendita e di sottoscrizione, anche in deroga alle norme sulle opa.

Da ciò consegue la possibilità di “passaportare” in Italia il prospetto di offerta, approvato ai sensi della direttiva prospetto, in luogo della predisposizione di un apposito documento d’offerta, senza, pertanto, la necessità di istruttoria e di approvazione da parte della Consob. Ciò a condizione che sia integrata la nota di sintesi (tradotta in lingua italiana), con almeno le seguenti informazioni: modalità e termini di adesione all’offerta in Italia; modalità di pagamento del corrispettivo e relativo trattamento fiscale; fattori di rischio che hanno rilevanza ai fini della decisione di adesione all’offerta; sussistenza di potenziali conflitti di interesse in capo ai soggetti coinvolti nell’operazione; elementi essenziali della delibera di emissione degli strumenti finanziari offerti in scambio.

La Repubblica Argentina intende svolgere l’offerta, oltre che in Argentina e negli Stati Uniti d’America, in base alle norme di diritto dei mercati finanziari applicabili in tali Paesi, anche in Lussemburgo (che è l’”home Member State”, ai sensi della Direttiva Prospetto), in Germania e in Italia, in regime di “passaporto” del prospetto che sarà approvato dall’autorità di vigilanza lussemburghese (Cssf, la Commission de Surveillance du Secteur Financier).

L’offerta promossa della Repubblica Argentina ha ad oggetto le “Obbligazioni Brady”, ovvero titoli garantiti della stessa Repubblica emessi in favore di banche commerciali creditrici della stessa Repubblica nell’ambito di una ristrutturazione del debito compiuta nel 1993 (il c.d. “Piano Brady”). Tali obbligazioni non erano state incluse nell’ambito della recente offerta del 2010, conclusasi lo scorso mese di ottobre ed avente ad oggetto obbligazioni Argentina in default, nonché obbligazioni emesse dalla stessa Repubblica nell’ambito dell’offerta del 2005.

La Repubblica Argentina estende ora l’offerta 2010 ai titolarI di “Obbligazioni Brady” consentendo agli stessi di scambiare le proprie obbligazioni con una combinazione di nuove obbligazioni e di un pagamento in denaro. In particolare, in caso di adesione, saranno riconosciuti: proventi in denaro derivanti dalla liquidazione dei beni a garanzia delle obbligazioni; una combinazione di nuove obbligazioni denominate in dollari statunitensi e rette dal diritto dello Stato di New York rappresentate da obbligazioni Discount, obbligazioni Global 2017 e titoli Pil, aventi le stesse caratteristiche di titoli emessi nell’ambito dell’offerta 2010; ulteriori somme di denaro (corrisposte dall’Argentina) in ragione di interessi maturati sulle obbligazioni Discount e Global 2017, al fine di consentire parità di trattamento rispetto all’offerta 2010.

Le obbligazioni Brady sono emesse in dollari Usa e in euro (originariamente in marchi tedeschi) e l’ammontare in linea capitale in circolazione ammonta complessivamente a 262.974.000 dollari e a 54.173.931 euro.

L’offerta potrà avere luogo in Italia, non appena la Consob riceverà dalla CSSF il certificato di approvazione del prospetto accompagnato dal prospetto medesimo, dalla nota di sintesi italiana integrata e dalla scheda di adesione per gli obbligazionisti residenti o domiciliati in Italia.

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