Category: promotori finanziari

Gen 06 2014

Contributo 2014 per Albo Promotori Finanziari

Il contributo dovuto ad APF per l’attività di tenuta dell’albo dei promotori finanziari è confermato a € 91, inalterati i contributi di iscrizione all’albo (€ 300) e di iscrizione all’esame (€ 100).
Si ricorda che è dovuto a Consob, separatamente, il contributo annuale per l’attività di vigilanza sui promotori finanziari.
Con le delibere APF n. 546 e n. 547 del 19 dicembre 2013 sono state determinate la misura, le modalità ed i termini di versamento dei contributi e delle altre somme dovute all’APF per l’esercizio 2014.

Con particolare riferimento al «contributo quota annuale», dovuto all’APF da tutti i promotori finanziari che risultano iscritti all’albo unico dei promotori finanziari alla data del 2 gennaio 2014, è previsto per l’esercizio 2014 un contributo pari a € 91 (novantuno) da pagare entro il 15 aprile 2014.

Dic 23 2013

Consob – Antiriciclaggio la verifica da parte dei promotori finanziari

La Commissione, tenuto conto degli esiti della consultazione con il mercato avviata a luglio e conclusasi il 15 settembre scorso e acquisita l’intesa da parte della Banca d’Italia e dell’Ivass, ai sensi dell’art. 7, comma 2, del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, ha adottato la delibera recante disposizioni attuative in materia di adeguata verifica della clientela da parte dei promotori finanziari (delibera n.18731 del 18 dicembre 2013). La delibera, in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica, entra in vigore dal 1° gennaio 2014.

La delibera stabilisce che “i promotori finanziari assolvono gli obblighi di adeguata verifica della clientela stabiliti dal decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231 e successive modifiche, e dalle relative disposizioni attuative, osservando le misure, le modalità e le procedure interne previste, per il proprio personale, dall’intermediario per il quale prestano la propria attività“. Ciò in linea con quanto disposto in materia dalla Banca d’Italia con provvedimento del 3 aprile u.s ove è precisato che i promotori finanziari debbono essere qualificati, sul piano degli adempimenti connessi all’adeguata verifica della clientela, alla stessa stregua dei dipendenti degli intermediari per i quali prestano la propria attività.

Dic 09 2013

Consob diniego approvazione prospetto di una costituenda banca

 

La Commissione ha negato, per la prima volta, l’approvazione di un prospetto informativo relativo ad un’offerta pubblica di sottoscrizione di azioni di una costituenda banca (delibera n. 18696 del 12 novembre 2013).

In particolare, i promotori di una costituenda banca, nel mese di agosto, hanno formulato istanza alla Consob volta all’approvazione del prospetto d’offerta al pubblico di sottoscrizioni di azioni.

Già nel mese di ottobre 2013 la Commissione aveva inviato ai promotori della costituenda banca una comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento della domanda, ai sensi dell’art. 10-bis della legge n. 241/90, con la quale si rappresentava che le modalità di svolgimento della nuova offerta, così come prospettate dagli istanti, non erano compatibili con il quadro normativo riguardante le offerte al pubblico di prodotti finanziari.

L’offerta, realizzata nei termini descritti nel nuovo prospetto trasmesso dal Comitato promotore, avrebbe comportato una violazione della riserva di attività prevista in favore degli intermediari autorizzati ai sensi del combinato disposto degli artt. 18 comma l, e 30, comma 4, del d.lgs. n. 58/98 (Tuf).

In passato, la Consob ha avuto modo di chiarire, in proprie precedenti comunicazioni, che il collocamento diretto di strumenti finanziari (nella fattispecie, da parte dei promotori) risulta subordinato a due condizioni: a) che il collocamento sia svolto in proprio dall’emittente (ossia, nel caso in esame, dai promotori); b) che comunque i promotori effettuino il collocamento presso la sede legale del Comitato promotore o presso le relative dipendenze. In particolare, la Commissione ha precisato:

– con comunicazione n. Din/58349 del 28 luglio 2000, che “gli emittenti possono procedere direttamente al collocamento nei confronti del pubblico delle proprie azioni (senza necessità quindi di avvalersi di intermediari autorizzati al servizio di cui all’art. 1, comma 5, lett. c), del d.lgs. n. 58/98 ove tale attività sia svolta presso la sede legale o le dipendenze. Nel caso, l’emittente non esercita un servizio di investimento ma un’attività che costituisce completamento della propria abilitazione all’emissione ed all’offerta di prodotti finanziari. La promozione e il collocamento presso il pubblico in luogo diverso dalla sede legale o dalle dipendenze dell’emittente (del proponente l’investimento o del soggetto incaricato della promozione o del collocamento) configura invece una “offerta fuori sede”, come tale esercitabile solo dagli intermediari autorizzati, ai sensi dell’art. 30 del d.lgs. n. 58/1998. La particolare natura di un’offerta condotta “fuori sede” ha infatti indotto il legislatore ad approntare specifici meccanismi di tutela per l’investitore e a prevedere la necessità che l’attività fosse oggetto di riserva“;

– con comunicazione n. Dcl/Dem/2049613 del 16 luglio 2002, che “sia nel caso in cui le cooperative intendano avvalersi di un intermediario autorizzato, sia nel caso in cui intendano procedere autonomamente, sussiste la necessità di verificare l’eventuale riconducibilità alla nozione di “dipendenza” dei locali posti all’interno dei punti vendita presso i quali avverrebbe il collocamento delle obbligazioni. Infatti, solo nell’ipotesi in cui tale verifica avesse esito positivo alla cooperativa sarebbe consentito non avvalersi dell’intermediario ovvero, per il caso in cui decidesse comunque di farvi ricorso, questi potrebbe fare a meno di promotori finanziari .

Diversamente, laddove i menzionati locali non potessero assimilarsi a dipendenze dell’emittente, l’iniziativa risulterebbe necessariamente assoggettata alla disciplina dell’offerta “fuori sede” contemplata dall’art. 30 del Tuf, con la conseguente impossibilità per le cooperative di procedervi in via autonoma, e con l’ulteriore corollario che l’intermediario incaricato sarà tenuto ad avvalersi di promotori“.

Nel caso della costituenda banca, nessuna delle suddette condizioni risulterebbe essere soddisfatta. La nuova offerta infatti si sarebbe svolta attraverso una “rete” di soggetti i quali – oltre a non essere (in alcuni casi) promotori finanziari – sarebbero risultati comunque operare per scopi di natura professionale, tipici dell’attività di intermediazione, come attesta la prevista percezione di compensi da parte di costoro, in contropartita del collocamento di azioni della costituenda banca. Oltre a ciò, l’attività di offerta sarebbe stata posta in essere all’interno di locali privi delle caratteristiche atte ad individuare, secondo quanto più volte chiarito dalla Consob, le dipendenze di un Comitato promotore, e con modalità non conformi alle indicazioni dalla stessa Consob rese in precedenti occasioni.

Ago 10 2013

OBBLIGO DI CONSERVAZIONE DELLA DOCUMENTAZIONE DA PARTE DEL PROMOTORE FINANZIARIO: RISPOSTA A QUESITI

 

La Consob, rispondendo a due quesiti, ha chiarito alcuni aspetti relativi all’oggetto, alla durata ed alla decorrenza dell’obbligo di conservazione della documentazione da parte del promotore finanziario previsto dall’art. 109 del regolamento intermediari).

Con riguardo al predetto obbligo, la Commissione ha affermato che, dall’art. 109, comma 1, può dedursi che il promotore finanziario debba conservare unicamente copia della documentazione per la cui sottoscrizione egli abbia svolto un effettivo ruolo di intermediazione. Non sussiste, invece, l’obbligo per lo stesso di conservare la documentazione relativa ai contratti non sottoscritti per suo tramite, in quanto stipulati direttamente dal cliente con l’intermediario.

Tale interpretazione normativa appare, del resto, coerente con lo scopo in vista del quale la disciplina dell’obbligo di conservazione della documentazione è stata emanata, vale a dire con la finalità di garantire l’effettivo e tempestivo esercizio dei poteri di vigilanza informativa ed ispettiva attribuiti all’Autorità nei confronti dei promotori finanziari, ai sensi dell’art. 31, comma 7, del Tuf.

Con riferimento all’ulteriore questione concernente la durata e la decorrenza dell’obbligo di conservazione della documentazione, la Commissione ha precisato che il periodo di almeno cinque anni, durante il quale il promotore finanziario è tenuto a conservare copia della documentazione cartacea sopra menzionata e delle registrazioni su nastro magnetico o su altro supporto equivalente effettuate nello svolgimento della propria attività – decorre dalla data della documentazione stessa. Il promotore finanziario non è, invece, obbligato a conservare la documentazione per tutta la durata del rapporto con il cliente e per i cinque anni successivi.

Secondo la Commissione, infatti, non può ritenersi applicabile ai promotori finanziari l’art. 29, comma 5, del regolamento congiunto Banca d’Italia/Consob del 29 ottobre 2007, ai sensi del quale “gli intermediari conservano, per la durata del rapporto con ciascun cliente e per i cinque anni successivi, la documentazione contrattuale riguardante la disciplina del rapporto medesimo”. L’obbligo di conservazione di tale documentazione, essendo relativo al rapporto che si instaura direttamente tra il soggetto abilitato e l’investitore (c.d. contratto-quadro), si reputa incomba soltanto sugli intermediari.

Infine, con riferimento alla circostanza evidenziata da un’associazione di categoria, secondo la quale la conservazione della documentazione per un quinquennio decorrente dalla data di scioglimento del rapporto con il cliente è necessaria al fine di porre il promotore finanziario al riparo da future pretese risarcitorie del risparmiatore, la Commissione ha osservato che la finalità in vista della quale è stata emanata la disciplina regolamentare concernente la conservazione della documentazione non è quella di dirimere eventuali controversie di carattere privatistico che possano insorgere tra il promotore ed il cliente o tra quest’ultimo e l’intermediario, bensì quella, come sopra ricordato, di garantire l’effettivo e tempestivo esercizio dei poteri di vigilanza informativa ed ispettiva attribuiti all’Autorità nei confronti dei promotori finanziari.

Pertanto, secondo la Commissione, la conservazione della documentazione per un periodo superiore ai cinque anni dalla data della stessa costituisce soltanto una facoltà ma non rappresenta un obbligo per il promotore finanziario.

Ago 10 2013

Consob consultazione per disciplina antiriciclaggio

DISCIPLINA ANTIRICICLAGGIO – DISPOSIZIONI ATTUATIVE IN MATERIA DI ADEGUATA VERIFICA DELLA CLIENTELA DA PARTE DEI PROMOTORI FINANZIARI: DOCUMENTO DI CONSULTAZIONE

In materia di prevenzione del riciclaggio e di finanziamento del terrorismo, la Consob, nella veste di Autorità di vigilanza di settore, è chiamata a dettare, ai sensi dell’articolo 7, comma 2, del d.lgs. n. 231 del 2007, disposizioni attuative concernenti l’adeguata verifica della clientela da parte dei promotori finanziari iscritti nell’Albo (articolo 31 del Tuf).

A tal fine, la Consob ha sottoposto a pubblica consultazione uno schema di provvedimento in tema di adeguata verifica, finalizzato a stabilire che i promotori debbono osservare le misure, le modalità e le procedure interne previste dagli intermediari per i quali essi prestano la propria attività. Tale provvedimento reca una disciplina “minimale” volta a completare le disposizioni dettate in materia dalla Banca d’Italia (Provvedimento del 3 aprile 2013, in vigore dal 1° gennaio 2014) secondo un approccio che valorizza l’inquadramento dei promotori come “ausiliari”, inseriti nell’organizzazione aziendale dell’intermediario che svolge, per il loro tramite, l’offerta fuori sede.

Il documento in consultazione è disponibile sul sito www.consob.it.

Le osservazioni dovranno pervenire entro il 15 settembre 2013. Come di consueto, i commenti inviati saranno resi pubblici, salvo espressa richiesta di non divulgarli.

Giu 12 2013

Prodotti finanziari a domicilio sono nulli se non prevedono clausola recesso secondo la Cassazione

La Cassazione ha chiarito con una sentenza, attesa e importantissima, che gli acquisti di prodotti finanziari effettuati a casa propria o presso l’ufficio di un promotore sono da considerarsi nulli se nel contratto non è stata indicata la facoltà di recedere entro sette giorni. La pronuncia interessa tutti i risparmiatori che hanno acquistato prodotti finanziari finiti in default non presso una filiale dell’istituto di credito ma a domicilio o nell’ufficio del promotore finanziario.

Per prodotti finanziari si intendono azioni, obbligazioni o bond, quali ad es. Parmalat, Cirio, Cerruti, Finmek, o Lehman Brothers. Ma la norma, come è stato affermato dalla giurisprudenza, è invocabile anche in ipotesi di operazioni finanziarie più complesse, quali il “4 you”, il “MY Way”, nella sottoscrizione delle quali sono incappati tanti, troppi consumatori.

“I tempi però sono stretti – avverte Giovanni Franchi, legale di Confconsumatori Parma – da anni diverse società di gestione hanno inviato promotori finanziari a vendere titoli trasformatisi in carta straccia e in molti casi siamo ormai in prossimità della scadenza del termine decennale. Rimangono pochi titoli (tra i quali i Lehman Brothers) per i quali, dopo la sentenza delle Sezioni Unite, vi è la certezza di recuperare il denaro investito se l’acquisto è stato fatto a casa propria o presso l’ufficio di un promotore”.

Tratto da Helpconsumatori.it

 

Giu 05 2013

OAM prova d’esame per Promotori Finanziari

L’OAM ha indetto la sessione I per l’anno 2013, riservata ai soggetti iscritti nell’Albo dei Promotori Finanziari, della prova d’esame per l’iscrizione negli Elenchi degli Agenti in attività finanziaria e dei Mediatori creditizi per il giorno 27 giugno 2013 a Milano.

ATTENZIONE: sono tenuti a sostenere tale esame esclusivamente i Promotori Finanziari che promuovono e collocano contratti relativi alla concessione di finanziamenti o alla prestazione di servizi di pagamento effettuate per conto di un soggetto abilitato diverso da quello che ha conferito loro l’incarico di promotore finanziario, ai sensi degli artt. 12, comma 1-bis, e 17, comma 4-bis del D.Lgs 141/2010

Bando d’esame riservato ai soggetti iscritti nell’Albo dei Promotori Finanziari – Sessione I del 27 giugno 2013

Mag 30 2013

Consulenza finanziaria cosa é

 

La consulenza finanziaria indipendente in Italia è ancora un’attività estremamente di nicchia. Solo qualche migliaia di persone si servono di questo genere di professionisti.
La normativa primaria, cioè il Testo Unico della Finanza, la prevede ormai da molti anni, ma l’attività è svolta da meno di un migliaio di persone e aziende in tutta Italia. Per mancanza di volontà politica, non è mai partito il famoso albo previsto dalla normativa (1).
Questo sito si rivolge principalmente ai piccoli risparmiatori che hanno un capitale che non gli consente di accedere alle prestazioni di un libero professionista che lo consiglia su come meglio investire il proprio patrimonio mobiliare. In questi casi, piuttosto che finire nelle grinfie degli intermediari finanziari che propongono quasi sempre cosa conviene loro (e non cosa conviene al cliente) è molto meglio fare da soli seguendo semplici regole come quelle che abbiamo indicato nel decalogo per l’investitori non esperto.
Chiaramente questi investitori dovranno costruire portafogli molto semplici, che avranno prioritariamente l’obiettivo di preservare il capitale dall’inflazione ed ottenere piccoli rendimenti aggiuntivi. Cosa che si può fare tranquillamente con semplici titoli di stato e – per chi può / vuole dedicare più tempo ed attenzione – con un mix di ETF.
Di tanto in tanto, però, alcuni ci domandano informazioni sulla consulenza finanziaria.
Da un po’ di tempo, l’espressione consulenza finanziaria, spesso abbinata perfino – senza pudore – alla parola indipendente, viene sempre più utilizzata dagli stessi intermediari finanziari, banche e promotori finanziari.
Da un punto di vista strettamente giuridico questa cosa è corretta e lecita.
Non esiste, infatti, il servizio di consulenza finanziaria indipendente. La legge prevede solo il servizio di consulenza finanziaria che può essere svolto sia dai consulenti persone fisiche (che in questo caso sono obbligati per legge ad essere indipendenti) che dagli intermediari finanziari i quali, poiché non possono essere indipendenti, in teoria, secondo la legge, dovrebbero svolgere questo servizio nell’esclusivo interesse di clienti.
D’altra parte, la legge prescrive che gli intermediari finanziari debbano primariamente curare l’interesse del cliente in ogni servizio che svolgono, ma sappiamo tutti cosa accada nella realtà…
Da un punto di vista sostanziale invece, è ovvio che parlare di reale consulenza finanziaria, tanto più “indipendente” da parte di una banca o di una SIM è una contraddizione in termini. In un contesto di istituzioni finanziarie come quelle che abbiamo nel nostro paese, uno degli obiettivi di una reale consulenza finanziaria è quello di tutelare i clienti dalle inefficienze legate ai mille prodotti che le banche hanno interesse a collocare. Farsi fare una consulenza finanziaria da un intermediario finanziario è un po’ come farsi dare dei consigli medici dal farmacista… è molto probabile che alla fine la soluzione proposta sia quella di acquistare un qualche farmaco!
La vera consulenza, quindi, non può che essere quella realmente indipendente nella quale il cliente paga direttamente un libero professionista che non ha alcun interesse a raccomandare questo o quello strumento. L’indipendenza, però, è solo un pre-requisito e non è certamente sufficiente a fare una buona consulenza. Una soggetto indipendente può essere comunque un cialtrone o un incapace.
La scelta di un consulente finanziario indipendente, come la scelta di qualsiasi libero professionista, è molto complicata.
Come si sceglie un avvocato, un medico, un commercialista, un architetto? E’ molto, molto difficile. E’ chiaro che se il cliente avesse la capacità di valutare le competenze del professionista, probabilmente non avrebbe bisogno del professionista stesso.
Spesso si sceglie il professionista per il passa parola, ma nel caso dei consulenti finanziari indipendenti sono talmente pochi, in Italia, che non è facile avere fra le proprie conoscenze qualche cliente di un professionista con il quale vorremmo instaurare un rapporto di consulenza in ambito finanziario.
Può essere utile, allora, cercare di capire il più possibile – facendo domande specifiche – da quanto tempo questo professionista opera, che strumenti informativi utilizza per svolgere la sua attività e quale sia il suo approccio alla professione. E’ importante sapere che – come per tutte le professioni – l’attività di consulente finanziario indipendente può essere svolta in modo anche radicalmente diverso.
Restiamo nell’esempio del campo medico. Se si ha un dolore allo stomaco si può scegliere di andare da uno specialista gastroenterolo, oppure si può scegliere di andare da uno dei tanti medici alternativi come un omeopata, un agopuntore, un naturopata, ecc.
Lungi da voler affrontare in questa sede l’argomento della validità di queste terapie alternative, il punto che voglio sottolineare è che il cliente che rivolge da un gastroenterologo non può ragionevolmente aspettarsi che questo medico gli faccia una visita “olistica” né può pensare che un agopuntore gli prescriva dei farmaci.
Con la scelta del tipo di medico il cliente ha già fatto anche una scelta circa l’approccio alla cura della sua sua malattia.
Ugualmente, nel campo della consulenza finanziaria indipendente ci sono approcci anche radicalmente diversi. Ci sono consulenti che interpretano la professione principalmente come analisi finanziari. Lo scopo principale di questi consulenti è quello di trovare lo strumento migliore in quella determinata fase dei mercati.
Ci sono consulenti che interpretano professione principalmente come pianificazione finanziaria il cui scopo principale è quello di aiutare i propri clienti ad analizzare la propria situazione finanziaria ed identificare gli obiettivi finanziari e solo in un secondo momento cercare di capire quali strumenti possono aiutarli a raggiungere gli obiettivi. Solitamente i pianificatori finanziari pensano che sia impossibile prevedere i mercati finanziari e che sia molto più importante concentrarsi sull’analisi del cliente che non sull’analisi dei mercati.
Al contrario, i consulenti-analisti credono che attraverso un’analisi dei mercati finanziari sia possibile ottenere su base sistematica extra-rendimenti rispetto a quelli medi offerti dai mercati.
Ovviamente questa suddivisione non è così netta. I consulenti-analisti si informano comunque del profilo dei clienti così come i consulenti-pianificatori dedicano comunque del tempo all’analisi dei mercati perché, alla fine, comunque bisogna scegliere in cosa investire. Ma gli approcci possono essere molto diversi. Come nel caso del tipo di medico, si tratta di filosofie tendenzialmente diverse ed il cliente deve scegliere l’approccio con il quale si sente più a suo agio.
Se un cliente vuole qualcuno che gli dia delle “dritte” sui “titoli caldi”, probabilmente si troverà deluso da un consulente-pianificatore.
Se ciò che vuole è parlare della propria pensione, della scelta fra acquistare una casa o stare in affitto, di come gestire i propri soldi con tranquillità, forse troverà l’approccio del consulente-analista poco soddisfacente.
La scelta di un consulente finanziario indipendente, come quella di qualunque altro libero professionista, è certamente difficile. L’unico consiglio che possiamo dare è quello di non fermarsi al primo che capita e tanto meno di selezionarlo sulla base della vicinanza alla propria zona (tanto più che essendo così pochi, al momento, in Italia, il rischio di trovare quello non adatto non è trascurabile).
Un professionista serio non dovrebbe avere nessuna difficoltà a fare un primo colloquio informativo senza impegno ed a rispondere a domande sulla propria formazione, sugli strumenti che utilizza e sul suo approccio alla professione. E’ bene comunicare senza alcun imbarazzo al professionista che state cercando di trovare la persona giusta per voi e che avete molti dubbi e molte perplessità e che vorreste avere più informazioni possibili per sciogliere questi dubbi. Se un professionista dovesse sentirsi a disagio a rispondere con la massima trasparenza alle vostre domande, sicuramente non è la persona giusta. Dopo aver confrontato almeno due o tre professionisti si potrà fare una scelta un po’ più consapevole.
(1) Albo che, se mai partirà, farà probabilmente la fine di tutti gli altri albi italiani, ovvero sarà un piccolo potentato che servirà a distribuire qualche poltrona ed a tutelerà gli iscritti, non certo i clienti
Mag 20 2013

OAM rimborsa i promotori finanziari

A seguito della nota ANASF del 26 febbraio scorso, con la quale si chiedeva di dar seguito alle richieste di rimborso avanzate dai promotori finanziari che hanno proceduto al versamento dei contributi di iscrizione, l’Organismo degli agenti e dei mediatori (OAM) ha risposto di aver accolto numerose istanze di rimborso sia per l’iscrizione nell’Elenco degli agenti in attività finanziaria, sia per l’iscrizione alla prova d’esame.

Per le rimanenti richieste presentate e non ancora evase, l’OAM comunica che si sta provvedendo a portare a termine le opportune verifiche al fine di potervi dare corso.

Mag 20 2013

Anasf chiede il contratto unico per i promotori finanziari

Si  è  svolta  oggi  presso  la  sala  Duomo  del  Park  Hyatt  a  Milano  la  conferenza  stampa  Anasf,  organizzata  per  fare  il  bilancio  dell’anno,  dove  sono  intervenuti Maurizio  Bufi,  Presidente Anasf; Germana Martano, Direttore Generale Anasf, e Ferruccio Riva, Comitato Esecutivo  Anasf.
“Proprio  in  questi  giorni  la  squadra  che  guida  Anasf  compie  due  anni  di  attività”,  ha  commentato  Maurizio  Bufi.  “L’ultimo  anno  in  particolare  ha  visto l’Associazione impegnata  su  vari  fronti  in  sedi  politiche e istituzionali. L’uscita dei promotori finanziari dall’Oam è stato un risultato giunto dopo una  lunga  battaglia  che ci ha  impegnato  dall’ottobre  del  2011;  segnale  forte dell’Associazione  nel  rappresentare  e  tutelare  gli  interessi  della  categoria  dei  promotori  finanziari. Premiati anche  gli  sforzi che ci hanno visti impegnati per chiarire lo status dell’iscrizione alle Camere di Commercio dei  promotori finanziari. Ancora una volta l’azione di tutela messa in atto ha avuto un riscontro positivo,  con  la  risposta  di  Unioncamere  che  ha  condiviso  la  nostra  posizione”,  ha  continuato  il  presidente  Anasf.
E  guardando  avanti, uno  dei  temi  cardine  dei  prossimi  mesi  sarà per  l’Associazione la proposta  al  mercato di un modello di contratto comune per la categoria, che ciascuna società potrà adattare sulla  base delle proprie esigenze, della propria struttura societaria, dei propri aspetti caratterizzanti e del  proprio business. Un’idea che se condivisa e acquisita rappresenterà un ulteriore elemento di tutela  dei  promotori  finanziari. “E’  questa  la  novità  di  quest’anno”,  ha  sottolineato  Ferruccio  Riva.  “Gli
obiettivi che ci poniamo sono tra gli altri quello di rendere più appetibile per i giovani la professione,  dandole  uno  status  più  riconoscibile  e  stabile,  tutelare  meglio  i  risparmiatori,  attraverso  una  rivisitazione delle modalità di rapporto nelle funzioni del professionista, come anche definire alcune  “zone  grigie”  dei  contratti  vigenti,  stabilizzando  e  qualificando  il  rapporto  tra  intermediario  e  professionista”,  ha  continuato  Riva. Ad  esempio? L’Associazione  ritiene  che  sarà  utile  specificare
meglio  l’oggetto  dell’incarico, la  previdenza  del  pf  e  il  trattamento  di  fine  rapporto, come  anche andrà prevista una semplificazione della modalità di remunerazione per risolvere i conflitti di  interesse, definendo nel dettaglio il concetto di portafoglio e di cliente. E anche la reintroduzione di  una  forma  di  tirocinio  o  praticantato  per  favorire  il  ricambio  generazionale.  Inoltre,  l’Associazione  propone che venga recepita anche in Italia la possibilità di svolgere l’attività come persona giuridica,  già prevista dalla normativa UE.
La  proposta  del  contratto non  è  l’unica  novità  che  ha  contraddistinto  gli  ultimi  mesi  di  lavoro  dell’Associazione: “dal mese di ottobre Anasf”, ha commentato Germana Martano,“in collaborazione  con l’Università Bicocca di Milano, ha inserito all’interno della propria storica indagine Real Trend un  set di domande centrato sulla percezione che il campione di circa 600 soci intervistati ha rispetto alla  gravosità  del  rapporto  con  i  propri  clienti  e  alla  loro  propensione  al  rischio,  chiedendo  anche  di  pronunciarsi,  questa  volta  però  sulla  base  di  un  esame  oggettivo,  sulla  propria  fiducia  sul  futuro  dell’economia  e  della  finanza  come  anche  del  proprio  lavoro. I risultati? Se gli ultimi mesi del 2012  sono stati dal punto di vista professionale molto soddisfacenti per i promotori finanziari, l’inizio del  2013 ha visto una lieve contrazione di questo ottimismo dovuto probabilmente alla complessità della  vicenda politica recente nel nostro Paese. Sarà molto interessante andare a leggere i dati dei prossimi  mesi, e per questo motivo l’appuntamento è tra qualche mese”, ha concluso Martano

WordPress Themes

Giovanni Malfettone is Spam proof, with hiddy