Posts tagged: Ue

Dic 23 2015

La Commissione europea ha giudicato l’intervento del FITD per Banca Tercas incompatibile con la disciplina sugli aiuti di Stato nel settore finanziario

Per Banca Tercas nessuna conseguenza negativa perché è già pronto l’intervento di un fondo volontario del sistema bancario

La Commissione europea ha assunto in data odierna la propria decisione sull’intervento di sostegno effettuato, nel 2014, dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) in favore della Banca Tercas, in relazione all’acquisizione di questa da parte della Banca Popolare di Bari. A seguito di una indagine approfondita, la Commissione ha concluso che tale intervento costituisce un aiuto di Stato non compatibile con la disciplina europea.

La Commissione europea, modificando il proprio orientamento, ha parificato l’intervento del FITD a una misura di supporto pubblico. Infatti la Commissione europea ha ritenuto, nonostante che il FITD sia costituito da risorse private, che i suoi interventi siano imputabili allo Stato italiano in ragione dell’approvazione ex post da parte della Banca d’Italia delle decisioni che li dispongono e dell’obbligatorietà dell’adesione al Fondo. Affinché l’intervento del Fondo, qualificato come aiuto di Stato, potesse essere considerato compatibile con la disciplina europea, sarebbe stata necessaria la previsione di misure di contenimento della distorsione alla concorrenza, tra le quali, in particolare, la condivisione degli oneri da parte dei detentori di obbligazioni subordinate (c.d. burden-sharing).

Il FITD, anche su suggerimento e impulso del Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha istituito un meccanismo completamente volontario, con una gestione distinta da quella con cui sono assunte le decisioni a tutela dei depositanti, e finanziato con risorse diverse dalle contribuzioni obbligatorie. Il meccanismo volontario, per definizione non assoggettabile ai vincoli previsti per gli aiuti di Stato, provvederà a replicare il precedente intervento, restituendo alla Banca Tercas l’intero ammontare delle risorse che questa dovrà retrocedere al FITD in esecuzione della decisione della Commissione

L’intervento del meccanismo garantirà la piena continuità finanziaria e operativa di Banca Tercas, neutralizzando le conseguenze negative della decisione della Commissione europea.

Nov 11 2015

Fondo interbancario tutela depositi

In questo periodo si sente un gran parlare del Fondo interbancario tutela depositi per questi motivi: il primo motivo perché dal prossimo 1 gennaio se una banca fallisce il fondo garantirà i depositi sino a 100.000 euro per la clientela privata. Il secondo motivo è su un suo intervento per il salvataggio di alcune banche in difficoltà (Banca Marche, Banca Pop. Etruria, Cassa Risparmio Ferrara e Cassa Risparmio Chieti).

La questione è che in una recente audizione al Senato alla commissione finanze (27 ottobre 2015) il presidente del fondo, prof. Salvatore Maccarone, ha dichiarato che il fondo potrà intervenire sino a 2,5 miliardi di euro e non sarà in grado di operare sino a 12,5 miliardi anche per salvaguardare gli obbligazionisti delle banche in difficoltà di cui sopra.

L’intervento è corretto perché il fondo deve garantire solo i depositi (conti correnti, libretti di deposito, certificati di deposito) ma non le obbligazioni. Queste ultime in Italia sono garantite solo dalla Banche di Credito Cooperativo con un apposito fondo. Quindi il salvataggio delle quattro banche dovrebbe riguardare solo i depositi e non le obbligazioni salvo decisioni di altra natura che dovranno essere autorizzate dalle autorità competenti (Banca d’Italia, Governo, Commissione Ue), questo se il salvataggio avverrà entro il prossimo 31 dicembre mentre da gennaio si dovrà seguire la normativa Europea.

Ricordo che il fondo in caso di crisi di una banca chiama a raccolta le altre banche per intervenire  non avendo un patrimonio proprio, questo potrebbe creare qualche grossa difficoltà per intervenire in caso di salvataggio di qualche grossa banca.

Questo dovrebbe far riflettere sulle reali capacità del fondo in caso di grosse crisi bancarie e fare in modo che il fondo inizi a costituirsi un proprio patrimonio da utilizzare in modo autonomo e non chiamando a raccolta il sistema bancario quando si verifichi una crisi nella quale dovrà intervenire.

Apr 03 2015

Recepimento Direttiva AIFMD 2011/61/EU

Da domani 4 aprile diventa operativa in Italia la Direttiva 2011/61/UE AIFMD in materia di Fondi di investimento alternativi.

Feb 21 2015

Regime fiscale Sicav e Fondi

Sui redditi di capitale derivanti dalla partecipazione alla Sicav o al Fondo è applicata una ritenuta del 26 per cento. In base all’articolo 10-ter della Legge 23/04/1983 n. 77, la ritenuta si applica sui proventi distribuiti in costanza di partecipazione alla Sicav o al Fondo  e su quelli compresi nella differenza tra il valore di cessione delle azioni e/o quote  e il costo medio ponderato di acquisto delle medesime, al netto del 51,92 per cento dei proventi riferibili alle obbligazioni e agli altri titoli pubblici italiani ed equiparati e alle obbligazioni emesse dagli Stati esteri che consentono un adeguato scambio di informazioni inclusi nella white list e alle obbligazioni emesse da enti territoriali dei suddetti stati (al fine di garantire una tassazione dei predetti proventi nella misura del 12,50 per cento). I proventi riferibili ai predetti titoli pubblici italiani ed esteri sono determinati in proporzione alla percentuale media dell’attivo investita direttamente, o indirettamente per il tramite di altri organismi di investimento (italiani ed esteri comunitari armonizzati e non armonizzati soggetti a vigilanza istituiti in Stati UE e SEE inclusi nella white list) nei titoli medesimi. La percentuale media, applicabile in ciascun semestre solare, è rilevata sulla base degli ultimi due prospetti, semestrali o annuali, redatti entro il semestre solare anteriore alla data di distribuzione dei proventi o di cessione delle azioni ovvero, nel caso in cui entro il predetto semestre ne sia stato redatto uno solo sulla base di tale prospetto. A tali fini la Sicav e/o Sgr fornirà indicazioni utili circa la percentuale media applicabile in ciascun semestre solare.
La ritenuta è applicata anche nell’ipotesi di trasferimento delle azioni a rapporti di custodia, amministrazione o gestione intestati a soggetti diversi dagli intestatari dei rapporti di provenienza, anche se il trasferimento sia avvenuto per successione o donazione.
La ritenuta è applicata a titolo d’acconto sui proventi percepiti nell’esercizio di attività di impresa commerciale e a titolo d’imposta nei confronti di tutti gli altri soggetti, compresi quelli esenti o esclusi dall’imposta sul reddito delle società. La ritenuta non si applica sui proventi spettanti alle imprese di assicurazione e relativi ad azioni comprese negli attivi posti a copertura delle riserve matematiche dei rami vita nonché sui proventi percepiti da altri organismi di investimento italiani e da forme pensionistiche complementari istituite in Italia.

Nel caso in cui le azioni siano detenute da persone fisiche al di fuori dell’esercizio di attività di impresa commerciale, da società semplici e soggetti equiparati nonché da enti non commerciali, alle perdite derivanti dalla partecipazione alla Sicav o al Fondo si applica il regime del risparmio amministrato di cui all’art. 6 del d.lgs. n. 461 del 1997, che comporta l’adempimento degli obblighi di certificazione da parte dell’intermediario. È fatta salva la facoltà del Cliente di rinunciare al predetto regime con effetto dalla prima operazione successiva. Le perdite riferibili ai titoli pubblici italiani ed esteri possono essere portate in deduzione dalle plusvalenze e dagli altri redditi diversi per un importo ridotto del 51,92 cento del loro ammontare.
Nel caso in cui le azioni siano oggetto di donazione o di altro atto di liberalità, l’intero valore delle azioni e/o quote  concorre alla formazione dell’imponibile ai fini del calcolo dell’imposta sulle donazioni. Nell’ipotesi in cui le azioni e/o quote siano oggetto di successione ereditaria non concorre alla formazione della base imponibile ai fini dell’imposta di successione, la parte di valore delle azioni corrispondente al valore, comprensivo dei frutti maturati e non riscossi, dei titoli del debito pubblico e degli altri titoli emessi o garantiti dallo Stato Italiano e ad essi assimilati nonché dei titoli del debito pubblico e degli altri titoli ad essi equiparati emessi da Stati appartenenti all’Unione Europea e dagli Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio Economico Europeo, detenuti dalla Sicav e/o dal Fondo alla data di apertura della successione. A tali fini la Sicav e/o la Sgr  fornirà le indicazioni utili circa la composizione del proprio patrimonio.

 

[vedi tassazione prodotti per eventuali aggiornamenti]

 

Lug 29 2013

Pagamenti elettronici e commissioni interbancarie, novità dall’UE

Il luglio dell’Unione Europea si conclude con due grosse novità sul fronte dei pagamenti elettronici: la Commissione Europea ha adottato oggi una nuova direttiva sui servizi di pagamento e una proposta di regolamento sulle commissioni interbancarie applicate alle operazioni di pagamento con carta. Si attende un calo dei costi e la fine delle commissioni interbancarie. Critiche da MDC: “A rimetterci saranno i consumatori”. Si ipotizza un aumento da 6 a 10 euro dei canoni annui delle carte di credito.

La nuova direttiva sui servizi di pagamento arricchisce il mercato UE dei pagamenti di importanti elementi:

  • agevola e rende più sicuro l’impiego di servizi di pagamento via internet a basso costo includendo nell’ambito di applicazione i nuovi servizi di ordine di pagamento, ossia quelli che intervengono nel rapporto tra esercente e banca dell’acquirente e permettono di effettuare pagamenti elettronici efficienti ed economici senza carta di credito. I prestatori di tali servizi saranno sottoposti alle stesse norme rigorose di regolamentazione e vigilanza applicabili a tutti gli altri istituti di pagamento. Allo stesso tempo le banche e tutti gli altri prestatori di servizi di pagamento dovranno migliorare la sicurezza delle operazioni in linea subordinando il pagamento a un’autentificazione rigorosa del cliente;
  • migliorerà la tutela dei consumatori dalla frode e dall’eventualità di abusi e incidenti di pagamento (ad es., in caso di operazioni di pagamento controverse o non correttamente eseguite). In caso di pagamenti con carta non autorizzati, ai consumatori potrà essere chiesto solo di sostenere perdite estremamente limitate (fino a un massimo di 50 euro rispetto ai 150 attuali);
  • aumenta i diritti dei consumatori in caso di bonifici o rimesse di denaro al di fuori dell’Europa o in caso di pagamenti in valute extra-UE;
  • promuoverà l’emergere di operatori nuovi e lo sviluppo di pagamenti innovativi via internet e tramite dispositivo mobile in Europa, a beneficio della competitività dell’UE nel mondo.

 

Passiamo al regolamento relativo alle commissioni interbancarie: vengono introdotti dei massimali su quelle applicate sulle operazioni effettuate con carte di debito e di credito e viene vietata l’applicazione di maggiorazioni per tali tipi di carte. Le maggiorazioni, ossia il sovrapprezzo che alcuni esercenti applicano al pagamento con carta, sono di uso comune, in particolare nell’acquisto di biglietti aerei. Grazie ai nuovi massimali, dovrebbero ridursi sensibilmente i costi delle operazioni tramite carta a carico dei dettaglianti e, quindi, venir meno la motivazione alla base delle maggiorazioni.

Per un periodo transitorio di 22 mesi i massimali delle commissioni interbancarie sulle carte di debito e di credito si applicheranno solo alle operazioni transfrontaliere, cioè quando il consumatore usa la carta in un paese diverso dal proprio oppure quando il dettagliante si appoggia a una banca di un altro paese. Trascorso tale periodo i massimali si applicheranno anche alle operazioni nazionali. I massimali sono fissati in percentuale del valore dell’operazione: 0,2% per le carte di debito e 0,3% per le carte di credito. Le autorità della concorrenza hanno già accettato queste percentuali per una serie di operazioni effettuate con carte dei circuiti MasterCard, Visa e Cartes Bancaires. I dettaglianti potranno invece applicare maggiorazioni alle carte non soggette ai massimali (soprattutto carte aziendali emesse ad imprese e carte di schemi a tre parti come American Express o Diners) o rifiutare di accettarle. I costi imposti da tali carte dispendiose possono così essere ribaltati direttamente sulle persone che ne usufruiscono anziché essere posti a carico di tutti i consumatori.

Le commissioni interbancarie sono comprese nei costi che il dettagliante sostiene per poter ricevere pagamenti effettuati con carte, sotto forma di aumento dei prezzi al dettaglio; il consumatore non ne è consapevole, ma esse vengono a costare ai dettaglianti, e in ultima analisi ai consumatori stessi, decine di miliardi di euro l’anno. L’entità di tali commissioni varia sensibilmente da uno Stato membro all’altro, a indicazione del fatto che la loro motivazione non è poi così chiara e che comunque erigono una grande barriera tra i mercati nazionali dei pagamenti. Applicando massimali alle commissioni interbancarie si ridurranno i costi a carico dei dettaglianti e dei consumatori e si contribuirà a creare un mercato dei pagamenti di dimensione unionale. Si dovrebbe così riuscire a incoraggiare l’innovazione e aprire ai prestatori di servizi di pagamento maggiori spazi per l’offerta di servizi nuovi.

Secondo Michel Barnier, Commissario per il Mercato interno e i servizi, la proposta odierna promuove “il mercato unico digitale abbassando i costi e aumentando la sicurezza dei pagamenti via internet, a beneficio sia dei dettaglianti sia dei consumatori”. “Le modifiche proposte delle commissioni interbancarie, decretando l’attesa fine della loro esosità ingiustificata, smantelleranno inoltre una grande barriera che separa i mercati nazionali dei pagamenti.”

Il Vicepresidente Joaquín Almunia spiega che “le commissioni interbancarie pagate dai dettaglianti finiscono col rincarare i prezzi per i consumatori, i quali non soltanto non ne sono consapevoli, ma sono addirittura incoraggiati, tramite l’offerta di premi, a usare le carte più redditizie per le loro banche. Venendo a integrare l’attuazione della normativa antitrust, il regolamento che fissa massimali per le commissioni interbancarie impedirà trasversalmente che queste siano troppo esose. S’instaureranno così pari condizioni di concorrenza per i prestatori di servizi di pagamento, i nuovi operatori saranno in grado di accedere al mercato e di offrirvi servizi innovativi, i dettaglianti risparmieranno molto grazie all’abbassamento delle commissioni da pagare alle banche e i consumatori beneficeranno di prezzi al dettaglio inferiori.”

Il Movimento Difesa del Cittadino esprime, invece, una posizione critica rispetto a queste novità. “Ridurre le commissioni non è la strada da percorrere perché le ricadute sui consumatori ci saranno e saranno pesanti. Lo abbiamo già visto in Spagna, in USA e in Australia” commenta Antonio Longo, presidente di MDC. Secondo Longo “la direttiva UE riscrive le regole commerciali danneggiando i consumatori. Il legislatore europeo abolisce la honour all cards rules permettendo ai commercianti di scegliere quali carte accettare, a differenza dell’obbligo che rispetta la libera concorrenza di accettarle tutte. Non solo. Anche la non-discrimination rule viene cancellata dalla norma che riduce i costi per i commercianti, secondo una stima che la UE valuta tra 0,6 e 1,7 miliardi di euro. Un risparmio che l’UE ritiene possa finire nelle tasche dei consumatori, attraverso un calo dei prezzi di beni e servizi acquistati attraverso la moneta elettronica. Tuttavia, le esperienze di Spagna, Australia e Stati sembrano escluderlo. Inoltre la Commissione Europea non spiega nè garantisce che questi soldi vengano passati effettivamente ai consumatori”.

“Il Movimento Difesa del Cittadino contesta l’impianto della direttiva – chiarisce Antonio Longo – Siamo infatti convinti che per i consumatori lieviteranno, e non di poco, i costi dei canoni annui delle proprie carte di credito. Non siamo noi a dirlo, ma le fallimentari esperienze di Spagna, Australia e Stati Uniti: paesi, questi, in cui i legislatori nazionali hanno abbassato le commissioni interbancarie. Il risultato è stato uno sbilanciamento dei costi a danno dei cittadini che non solo non hanno beneficiato di alcun calo dei prezzi, ma addirittura hanno dovuto spendere il 50% in più per il possesso delle proprie carte, come accaduto in Spagna tra il 2006 e il 2010”.

Per MDC la Commissione Europea avrebbe dovuto prestare maggior attenzione ai dati empirici derivanti dalla riduzione delle IF: sempre in Spagna si è registrato un calo dell’1,074% delle carte in circolazione, che – se confermato anche in Italia – si tradurrà in quasi 890 mila carte in meno nel nostro Paese (in base ai dati della BCE del 2011). Non solo, ma come evidenziato dallo studio appena presentato da I-Com a Roma la scorsa settimana, per i cittadini europei si ipotizza un incremento da 6 a 10 euro dei canoni annui delle carte di credito. “La riduzione delle commissioni non contribuisce per niente a rilanciare i pagamenti elettronici, anzi – conclude Longo – L’aumento dei costi delle carte per i cittadini può scoraggiarne il possesso e favorire il ritorno al contante. Non certo la strada da percorrere nella lotta alla black economy, che non può prescindere dalla tracciabilità. Da parte della Commissione sarebbe stato più opportuno concentrarsi su ipotesi di detrazioni fiscali per coloro che privilegiano metodi di pagamento tracciabili, così da incentivare per davvero l’uso della moneta elettronica”.

Anche Federconsumatori auspica che la riduzione delle commissioni a favore dei commercianti non si trasformi in maggiori oneri sulle carte dei consumatori. “Siamo da sempre a favore dell’uso della moneta elettronica, ma assolutamente contrari ad un eventuale aumento dei costi delle carte di credito a danno dei cittadini – ha commentato Sergio Veroli, Vicepresidente della Federconsumatori – Ci troviamo di fronte ad un particolare momento storico, in cui i consumatori sono già gravati da numerosi oneri fiscali, gli stipendi e le pensioni sono sempre più bassi: non sarebbe giusto caricarli di alcun costo aggiuntivi. Il nostro messaggio è che la Commissione legiferi sempre tenendo in considerazione questo focus:  ogni nuova normativa deve semplificare ed alleggerire il modus operandi dei consumatori finali. In questo particolare caso, continuando a garantire lo sviluppo della moneta elettronica in maniera incentivante e non penalizzante. Non dimentichiamo – ha concluso Veroli – che la tracciabilità del pagamento è il primo passo nella lotta all’evasione”.

Anche l’I-Com, Istituto per la Competitività, esprime una certa cautela sulle novità proposte da Bruxelles: “È giusto incentivare l’utilizzo del contante ma occorre farlo con gli strumenti giusti per evitare effetti boomerang” commenta a caldo Stefano da Empoli, Presidente I-Com, che ricorda uno studio I-Com appena presentato sui benefici della moneta elettronica, un aumento di 10 milioni di carte di pagamento è associato a un calo del 3,6% dell’economia sommersa e a un recupero dell’evasione fiscale stimato in oltre 5 mld di euro.

Tuttavia, se in Italia venissero riprodotte esattamente le condizioni che accompagnarono la discesa delle MIF in Spagna, con una diminuzione dell’1,07% nella diffusione delle carte di credito, si potrebbero conseguire effetti negativi sul gettito fiscale per oltre 2,2 mld di euro l’anno. “Per questo, guardiamo con estrema preoccupazione al nuovo regolamento comunitario, che per promuovere la diffusione della moneta elettronica anziché agire direttamente sui consumatori sceglie di incentivare gli esercenti. Con il concreto rischio di aumentare il canone per i possessori di carte (da 6 a 10 euro l’anno secondo le stime di Edgar, Dunn & Co.) senza che per gli stessi si realizzi alcun beneficio concreto, dunque incoraggiando di fatto l’uso del contante” aggiunge da Empoli. “Occorre quindi ripensare radicalmente le politiche di intervento sul mercato delle carte di pagamento, approfondendo ad esempio la strada della defiscalizzazione dei pagamenti elettronici già percorsa con successo da altre nazioni, come la Corea del Sud e l’Argentina, grazie ai benefici diretti percepiti dai consumatori e in ultima analisi anche dalle casse statali, che hanno visto aumentare le entrate grazie al minore sommerso” conclude il Presidente I-Com.

 

tratto da Helpconsumatori.it

Set 21 2012

Piccole controversie transfrontaliere rapporto CEC

Small claims, UE: Rapporto CEC

Risolvere piccole controversie transfrontaliere, in Europa, è semplice e gratuito. O meglio, lo sarebbe, visto che dal 1° gennaio 2009 è possibile utilizzare un procedimento europeo per controversie di modesta entità, le cosiddette small claims, che permette di risolvere in poco tempo e senza costi reclami di importi fino a 2.000 euro. Ma questa procedura non è conosciuta e ad ignorarla non sono soltanto i consumatori, ma i giudici stessi. E’ il verdetto che viene fuori dal rapporto della rete dei Centri europei dei consumatori.

Nel 2010 la rete CEC ha esaminato il modo in cui funziona il procedimento nei 27 Paesi dell’UE. Risultato? La procedura è largamente sconosciuta e, quelle poche volte in cui viene utilizzata, viene applicata male: i tempi si allungano poiché la parte soccombente trascina l’esecuzione della sentenza e, di conseguenza, sono pochissime le sentenze positive a carattere transfrontaliero pronunciate dai tribunali dei paesi di provenienza dei consumatori.

Se è necessaria un’ulteriore azione per attuare una decisione nel paese del commerciante, i consumatori abbandonano la procedura in quanto diventa complessa e, probabilmente, costosa.

Eppure non sono pochi i consumatori che si trovano imbrigliati in qualche controversia del genere: soltanto negli ultimi 12 mesi, sui mercati nazionali, il 20% dei consumatori europei ha avuto un problema con un prodotto, un servizio, un dettagliante o un fornitore; il valore medio delle perdite è di 375 euro per causa. Il 60% dei consumatori ha trovato una soluzione soddisfacente direttamente con il commerciante ma il restante 40% non è stato accontentato e il 25% di questi non ha neppure tentato di reclamare.

Soltanto il 2% dei consumatori porta le imprese in tribunale quando ha un problema. Il 26% dichiara di non aver reclamato per l’esiguità dell’importo in questione; di essi, alcuni (13%) ritengono il procedimento troppo caro rispetto alla somma in causa, altri (12%), lo ritengono troppo lungo.

Insomma siamo lontani dal caso esemplare che spiega il meccanismo perfetto della procedura: un consumatore austriaco ordina abiti da surf a un sito web in Germania; paga 228 euro in anticipo tramite bonifici bancari, ma il venditore non fornisce la merce né mai rimborsa il prezzo d’acquisto. Su parere del CEC tedesco, il consumatore avvia il Procedimento europeo per controversie di modesta entità e il tribunale austriaco di Linz emette una sentenza a suo favore, eseguita dalle autorità tedesche: immediato il rimborso.

Altri esempi di applicazione pratica della procedura arrivano dal Centro Europeo Consumatori di Bolzano: un consumatore altoatesino che da una agenzia matrimoniale tedesca ha richiesto la restituzione di parte del prezzo a causa dell’inadempimento del contratto. Dopo che il CEC di Bolzano ha cercato – inutilmente – di ottenere una soluzione bonaria con l’agenzia matrimoniale, il consumatore ha consegnato il modulo per iniziare il procedimento europeo al Giudice di Pace di Chiusa che si è attivato immediatamente ed ha emesso una sentenza – immediatamente esecutiva in Germania – favorevole al consumatore. La controparte non si è allineata subito alla sentenza, ma è stato necessario l’intervento di un avvocato per portarne avanti l’esecuzione.

C’è poi il caso del bagaglio di un consumatore veneto smarrito da una compagnia aerea spagnola nel lontano dicembre 2008 durante un volo da Venezia a Madrid. La vittima in questione aveva compilato immediatamente il modulo di smarrimento (PIR) e inviato un reclamo scritto alla compagnia visto che la sua valigia – che conteneva diversi abiti firmati e aveva un valore complessivo di ben 6.000 euro – non gli è mai stata riconsegnata. Dopo diversi mesi il vettore iberico ha offerto un rimborso di soli 500 euro. Il CEC della Spagna ha contattato la compagnia per ottenere il pagamento della somma massima di risarcimento previsto dalla normativa comunitaria (all’incirca 1.200 euro), senza però ricevere risposta. A questo punto il consumatore ha giocato la carta della small claims procedure, compilando l’apposito modulo e lo ha inviato al tribunale spagnolo competente. Dopo alcuni mesi i giudici spagnoli hanno condannato la compagnia a risarcire 1.200 euro: anche se a distanza di quasi 3 anni dallo smarrimento, il consumatore alla fine ha ricevuto quanto gli spetta.

In generale, il procedimento prevede che la sentenza sia pronunciata nel paese di residenza del consumatore o in quello della parte avversa, a scelta del consumatore; è direttamente applicabile nel territorio della parte soccombente e in qualsiasi altro paese della UE. Il Procedimento si snoda soprattutto per iscritto, ricorrendo a moduli prestampati. Non è necessario essere rappresentati da un avvocato. A partire dal 2013, i consumatori in 5-6 paesi pilota saranno messi in grado di compilare i moduli per le controversie di modesta entità e di portare a termine l’intera procedura giudiziaria per via elettronica, attraverso il portale “e-Justice”.

La Commissione europea vuole garantire una piena applicazione del procedimento in tutti gli Stati membri e contrasterà la sua scarsa applicazione (e conoscenza). Tra le azioni che porterà avanti nell’immediato ci sono la pubblicazione di una guida di consigli pratici per consumatori e operatori di giustizia e la diffusione degli attuali moduli standard, informando online nelle 22 lingue ufficiali della UE attraverso il portale europeo della giustizia elettronica (e-Justice). Si lavorerà, inoltre, insieme ai tribunali e con i CEC che saranno incoraggiati ad assistere concretamente i casi singoli di consumatori che si avvalgono del Procedimento europeo per controversie di modesta entità. Il Procedimento potrebbe essere esteso oltre la soglia dei 2.000 euro per coprire reclami più ampi o semplificare ulteriormente i moduli standard delle richieste di risarcimento.

 

[via Helpconsumatori.it]

Gen 12 2012

Pagamenti elettronici Ue inizia consultazione

 

Eliminare gli ostacoli ai pagamenti sicuri e innovativi con carte, su internet e mobili

Bruxelles, 11 gennaio 2012 – Disporre di un biglietto ferroviario virtuale o restituire una somma a un amico grazie al cellulare, fare la spesa online o pagare all’estero con la carta di debito il modo in cui i cittadini europei fanno acquisti e pagano sta cambiando radicalmente . Un ambiente integrato sicuro e trasparente per i pagamenti in tutta l’UE è in grado di creare mezzi di pagamento più efficienti, moderni e sicuri, a beneficio dei consumatori, dei commercianti e dei fornitori di servizi di pagamento. Basandosi sulla consultazione sul Libro verde avviata oggi, la Commissione invita le parti interessate a presentare pareri che consentano di individuare gli ostacoli a un’ulteriore integrazione del mercato e i modi per eliminarli. Il termine ultimo per inviare i contributi alla consultazione è l’11 aprile 2012.

I pagamenti elettronici sono essenziali per tutti i consumatori, sia in un negozio reale o su internet. Nell’UE sono attivi oltre 700 milioni di carte di pagamento, il commercio elettronico offre notevoli opportunità e il numero di smartphone registra una crescita spettacolare. Il Libro verde analizza gli ostacoli all’integrazione del mercato europeo incontrati da queste promettenti tecnologie di pagamento.

Il Commissario per il Mercato interno e i servizi, Michel Barnier, ha dichiarato in proposito: “L’Europa ha l’opportunità di dare un nuovo senso al concetto di “effettuare un pagamento”. Non potremo tuttavia conseguire questo obiettivo con l’attuale livello di frammentazione del mercato. Pagamenti elettronici sicuri, efficienti, competitivi e innovativi rappresentano un elemento essenziale affinché i consumatori, i commercianti e le imprese possano fruire appieno dei vantaggi del mercato unico, stimolando nel contempo la crescita del commercio elettronico. La consultazione lanciata oggi è pienamente in linea con il mandato della Commissione per quanto riguarda la crescita e la creazione di posti di lavoro e si basa sui risultati già ottenuti nell’ambito dei pagamenti al dettaglio.”

Il Vicepresidente Joaquín Almunia ha aggiunto che “l’inefficienza dei sistemi di pagamento nell’Unione europea fa aumentare indebitamente i costi delle transazioni, mette a repentaglio la competitività mondiale dell’economia europea e ne limita il potenziale di crescita. I consumatori, i commercianti e le imprese meritano servizi di pagamento in sintonia con il ventunesimo secolo: trasparenti, dotati di un vero valore aggiunto e in grado di sfruttare al meglio le tecnologie disponibili”.

Contesto

Il Libro verde valuta l’attuale panorama dei pagamenti per mezzo di carte, internet e dispositivi mobili in Europa, individua i divari fra l’attuale situazione e la visione di un mercato dei pagamenti pienamente integrato nonché gli ostacoli all’origine di tali divari. L’obiettivo del Libro verde è varare un ampio processo di consultazione con le parti interessate al fine di convalidare o integrare l’analisi della Commissione e contribuire a identificare il modo corretto per migliorare l’integrazione del mercato.

I principali problemi individuati nel documento riguardano:

  • l’accesso al mercato e l’entrata dei fornitori di servizi nuovi ed esistenti;
  • la sicurezza dei pagamenti e la protezione dei dati;
  • la trasparenza e l’efficacia della determinazione dei prezzi per i servizi di pagamento;
  • la normalizzazione tecnica;
  • l’interoperabilità tra i fornitori di servizi.

La questione critica a monte di quanto esposto in precedenza è inerente a un’adeguata buona gestione: in altri termini, qual è il modo migliore per attuare i correttivi agli ostacoli identificati in modo da garantire che i vantaggi si realizzino in tempi ragionevoli?

La Commissione si è già occupata di pagamenti per mezzo di carte, soprattutto nell’ambito dell’area unica per i pagamenti in euro (SEPA) e mediante l’applicazione della legislazione in materia di concorrenza (cfr. le decisioni della Commissione nei casi MasterCard e Visa)1 ma i pagamenti su internet e per mezzo di dispositivi mobili rappresentano ancora ambiti d’intervento relativamente nuovi a livello europeo. Nella stesura del Libro verde la Commissione ha pertanto prestato un’attenzione particolare a un’ampia gamma di aree d’intervento che rivestono un potenziale interesse in tali ambiti.

Le risposte al Libro verde devono pervenire entro l’11 aprile 2012. Sulla base di un’accurata analisi dei contributi alla consultazione, entro l’estate 2012 la Commissione annuncerà le fasi successive.

Cfr. anche MEMO/12/6

Ulteriori informazioni

http://ec.europa.eu/internal_market/payments/cim/index_en.htm

 

1 :

Decisione della Commissione del 19.12.2007 relativa a una procedura ai sensi dell’articolo 81 del trattato CE e dell’articolo 53 dell’accordo SEE, caso COMP/34.579 — MasterCard, caso COMP/36.518 — EuroCommerce, caso COMP/38.580 — Commercial Cards e decisione della Commissione dell’8.12.2010 relativa a un procedimento di cui all’articolo 101 del TFUE e all’articolo 53 dell’accordo SEE — caso COMP/39.398 — Visa MIF.

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