Posts tagged: obbligazioni

Dic 30 2015

Guida Abi Associazioni Consumatori su Bail-in

Abi (Associazione Bancaria Italiana) e le principali associazioni consumatori hanno pubblicato una guida sul Bail-in che entra in vigore il prossimo 1 gennaio.

Perché sono state introdotte le nuove regole europee?

Le Istituzioni Europee hanno introdotto le nuove regole per gestire un’eventuale crisi bancaria, partendo dal nuovo presupposto che il costo della crisi va sostenuto principalmente all’interno della banca stessa, come accade per le altre imprese.

Cosa prevedono le nuove regole?

Il rafforzamento delle misure preventive a cui ogni banca dovrà attenersi. Tra queste, la predisposizione di un Piano di Risanamento, che prevede cosa deve fare la banca in caso di eventi avversi. Le Autorità, inoltre, potranno intervenire, in via precoce, per sollecitare l’attuazione dei Piani di Risanamento, sostituire gli organi amministrativi e di controllo, avviare l’amministrazione straordinaria.

E se la prevenzione non fosse sufficiente?

In caso di crisi bancaria, le Autorità di Risoluzione preposte al controllo e alla gestione delle crisi – ossia la BCE e la Banca d’Italia – avranno a disposizione un insieme di misure, calibrate in funzione della gravità della situazione, che prevedono, quale ultima istanza, l’avvio della cosiddetta procedura di “risoluzione”.

In cosa consiste la procedura di risoluzione?

È un pacchetto di misure che potrà essere richiesto alla banca in crisi dalle Autorità di Risoluzione per risanare il più rapidamente possibile la situazione. Tra i vari strumenti di risoluzione c’è il cosiddetto bail-in o salvataggio interno.

Come funziona il bail-in (salvataggio interno)?

Con il bail-in il capitale della banca in crisi viene ricostituito mediante l’assorbimento delle perdite da parte di azioni e altri strumenti finanziari posseduti dagli investitori della banca: questi ultimi titoli finanziari potrebbero subire una riduzione, anche totale, oppure una conversione in azioni come nel caso delle obbligazioni subordinate. Se tale riduzione non bastasse, analogo trattamento potrebbe essere riservato alle obbligazioni non garantite. In ogni caso, l’eventuale perdita per i creditori della banca non potrà essere mai superiore a quella che si avrebbe nel caso di liquidazione (chiusura) della stessa.

A quali strumenti bancari si applica il bail-in?

Il principio base del bail-in è che chi detiene strumenti finanziari più rischiosi contribuisca in misura maggiore all’eventuale risanamento: gli azionisti sono dunque i primi chiamati a intervenire. Solo a seguire, e solo se il contributo degli azionisti fosse insufficiente, verrà chiamato a contribuire chi detiene altre categorie di strumenti, secondo un prefissato schema di priorità di intervento che prevede, in successione: azioni e altri strumenti finanziari assimilati al capitale, come le azioni di risparmio e le obbligazioni convertibili; titoli subordinati senza garanzia; crediti non garantiti, come le obbligazioni bancarie non garantite e depositi superiori a 100 mila euro di persone fisiche e Pmi, solo per la parte eccedente i 100 mila.

Fino al 31 dicembre 2018, i depositi superiori a 100 mila euro delle imprese e quelli interbancari contribuiscono alla risoluzione in ugual misura rispetto agli altri crediti non garantiti. Dal 2019, viceversa, essi contribuiranno solo dopo le obbligazioni bancarie non garantite.

Cosa succede a conti e depositi fino a 100mila euro?

Assolutamente nulla. Fino a 100 mila euro per depositante, infatti, conti correnti, conti deposito (anche vincolati), libretti di risparmio, assegni circolari e certificati di deposito nominativi sono da tempo tutelati dai fondi di Garanzia dei Depositi a cui aderiscono tutte le banche operanti in Italia.

Oltre la soglia dei 100 mila euro, i depositi non vengono coinvolti automaticamente nel bail-in, ma possono esserlo solo se il contributo richiesto agli strumenti più rischiosi (azioni, obbligazioni subordinate, titoli senza garanzia e così via) non fosse sufficiente a risanare la banca.

Cosa succede ai conti cointestati?

Nel caso di un conto cointestato a due persone l’importo massimo garantito è 200 mila euro, mentre nel caso di due conti intestati alla stessa persona presso la stessa banca l’importo garantito è comunque 100 mila. La garanzia del Fondo, infatti, non riguarda il conto ma è stabilita per ogni singolo depositante e per banca.

Quali altri strumenti sono esclusi dal bail-in?

Oltre ai depositi fino a 100 mila euro sono esclusi dal bail-in: le obbligazioni bancarie garantite (ad esempio i covered bond); i titoli depositati in un conto titoli (se non sono stati emessi dalla banca coinvolta nel bail-in); le disponibilità dei clienti custodite presso la banca, come il contenuto delle cassette di sicurezza e i debiti della banca verso dipendenti, fornitori, fisco ed enti previdenziali ovvero quanto riguarda retribuzioni, prestazioni pensionistiche e servizi essenziali per il funzionamento della banca.

Possono comunque essere escluse dal bail-in anche categorie ulteriori di strumenti secondo una valutazione che verrà fatta di volta in volta dalla nuova Autorità di Risoluzione Europea o dall’Autorità di Risoluzione Nazionale.

Il bail-in si può applicare a strumenti sottoscritti prima del primo gennaio 2016?

Sì. In caso di crisi di una banca, il bail-in si può applicare anche agli strumenti finanziari già in possesso dei clienti prima di questa data.

 

Dic 30 2015

Bond subordinati: il fondo per risarcire tutti gia’ esiste. Aduc propone di riattivarlo

Bond subordinati: il fondo per risarcire tutti gia’ esiste. Aduc propone di riattivarlo

Firenze, 30 Dicembre 2015. Nella confusione di questi giorni, nessuno ha badato ad una soluzione semplice e già esistente: il Fondo di Garanzia presso la Consob. Aduc propone di riattivarlo, assieme all’affidamento degli incarichi ad arbitri competenti in diritto finanziario.

Negli ultimi giorni, la questione dell’indennizzo agli obbligazionisti portatori di titoli subordinati delle quattro banche fallite, (Banca delle Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio e Cassa di Risparmio di Chieti) si è molto ingarbugliata e sta prendendo una piega ancora peggiore per tutti i soggetti implicati.
Il previsto fondo di solidarietà, che pareva in un primo momento poter indennizzare la gran parte dei danneggiati sebbene con una quota non elevata, sarà invece orientato a garantire un indennizzo elevato solo a chi versa in stato di bisogno, facendo rimanere all’asciutto tutti gli altri.

Riepiloghiamo i fatti e le cifre. I bond subordinati in mano al pubblico “al dettaglio” ammontano a 350-400 milioni, mentre la dotazione del fondo, finanziato dalle banche, è di 100 milioni e pare sarà aumentata a 130 milioni. Restano comunque esclusi dai rimborsi almeno 250 milioni di euro in titoli posseduti da un pubblico stimato in 13.000 investitori.

Il meccanismo ideato dal Governo per far accedere al fondo di solidarietà per gli obbligazionisti subordinati delle quattro banche è quello di un arbitrato che stabilisca se c’è stata vendita corretta oppure no.

Ebbene, da anni esisteva un analogo Istituto preposto ad intervenire proprio in casi del genere e che prevedeva l’accesso a seguito di un arbitrato.
Nell’ottobre del 2007, in osservanza a quanto disposto dalla legge sul risparmio del 2005, precisamente dall’articolo 27, commi 1 e 2, della legge 28/12/2005, n. 262,  era stato previsto che presso la Consob fosse istituito un particolare Fondo di Garanzia. Tale Fondo poteva essere chiamato ad indennizzare un risparmiatore che avesse vinto una causa oppure un arbitrato riguardo i servizi di investimento nei confronti di un intermediario e che non fosse stato da questi risarcito.

Il Fondo era stato poi istituito dal Decreto Legislativo 8/10/2007, n. 179, lo stesso decreto che ha istituito la Camera arbitrale presso la Consob.

Il Fondo di Garanzia presso la Consob era “destinato all’indennizzo.… dei danni patrimoniali causati dalla violazione, accertata con sentenza passata in giudicato, o con lodo arbitrale non più impugnabile, delle norme che disciplinano le attività di cui alla parte II del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58”.

Si trattava esattamente della stessa procedura che il Governo intende attuare per le obbligazioni subordinate dei quattro istituti finiti in dissesto!

Perché parliamo al passato di questo Fondo di Garanzia? La legge di Stabilità 2016 appena approvata ne ha previsto la cancellazione, dirottandone la diponibilità finanziaria ad un nuovo fondo per la tutela stragiudiziale dei risparmiatori e agli investitori che consentirà l’accesso al nascente Organismo Arbitrale Consob in forma del tutto gratuita contro i cento euro inizialmente previsti.

E’ sufficiente, quindi, riattivare il Fondo di Garanzia presso la Consob per consentire l’indennizzo di tutti gli obbligazionisti delle quattro banche fallite che ne hanno il diritto, dopo che un arbitrato lo abbia accertato.

Non finisce qui. La decisione consentirebbe l’indennizzo ai danneggiati da altri crack di intermediari, quali Banca Network Investimenti ed Européenne de Gestion Privée (Egp), falliti e non in grado di risarcire i clienti. Il pubblico interessato è quindi vastissimo.

Il Fondo di Garanzia presso la Consob non era mai stato avviato perché la sua dotazione finanziaria era troppo scarsa. Veniva infatti alimentato dalla metà degli importi delle sanzioni annualmente comminate agli intermediari per le violazioni relative alla prestazione dei servizi di investimento alla clientela, in genere meno di un milione l’anno.

E’ possibile risolvere la mancanza di adeguata dotazione economica riattivando il Fondo di Garanzia presso la Consob e dotarlo di somme anch’esse in origine destinate al risarcimento di crack finanziari. Stiamo parlando del fondo previsto dall’articolo 1, comma 343, della legge finanziaria 2006, ossia la legge 23/12/2005, n. 266, per indennizzare i risparmiatori che, investendo sul mercato finanziario, erano rimasti vittime di frodi. Il fondo avrebbe dovuto indennizzare i tanti incappati nei crack quali Argentina, Parmalat, ecc. utilizzando i rapporti (conti correnti, libretti, dossier titoli, polizze, ecc.) giacenti presso gli intermediari e non più reclamati dagli aventi diritto, vale a dire i rapporti dormienti.

Quel fondo non ha mai visto la luce -la prevista Commissione fu costituita ma si sciolse per l’impossibilità di adempiere al mandato- perché l’ammontare dei rapporti dormienti ad esso devoluti fu di circa due miliardi, briciole rispetto alle perdite da risarcire. Anche per questo motivo, nel tempo la sua disponibilità è stata utilizzata per altri scopi quali il finanziamento della social card, della stabilizzazione dei precari della Pubblica Amministrazione, del fondo esuberi Alitalia e della ricerca scientifica, al punto tale che a febbraio 2010 il residuo disponibile era di seicento milioni.

Il 30 luglio 2014, in risposta ad un’interrogazione in Commissione Finanze della Camera di iniziativa Aduc e presentata dai deputati Sara Moretto e Marco Causi, il Ministero dell’Economia aveva affermato che alla voce dedicata nel proprio bilancio non era iscritta alcuna somma e che occorreva attendere la prescrizione del termine per gli aventi diritto a recuperare i rapporti dormienti per registrare un importo che sia affidabile. Una risposta alquanto elusiva.

Quanto occorre per indennizzare tutti gli aventi diritto? Possiamo ragionevolmente stimare che il tetto di intervento del Fondo venga dalla Consob fissato ad almeno 50mila euro che rappresenta il nuovo minimo previsto dalla Direttiva U.E. sui sistemi di indennizzo degli investitori (anche se non si riferisce alla medesima tipologia di fondo), se non a 100mila euro per ciascun cliente.

E’ probabile che l’attuale residuo del Fondo Rapporto Dormienti non sia sufficiente a coprire gli oneri dell’intervento del ripristinato Fondo di Garanzia presso la Consob, ma l’eventuale eccedenza può essere reperita senza eccessive complicazioni. Basta volerlo.

A proposito della procedura di arbitrato, ribadiamo che la scelta del Governo di affidarla alla Camera Arbitrale presso l’Autorità Nazionale Anticorruzione ci appare poco oculata, poiché i componenti non sono esperti in diritto finanziario: http://investire.aduc.it/articolo/fondo+risparmiatori+traditi+servono+arbitri_23748.php

Rammentiamo infine a coloro che sono stati coinvolti in questa vicenda, che Aduc mette a disposizione un servizio gratuito di primo intervento legale http://www.aduc.it/iniziative/firma/id/8

Giuseppe D’Orta, Responsable Aduc per la Tutela del Risparmio

Dic 29 2015

Le obbligazioni subordinate per la Consob sono titoli complessi

La Consob lo scorso 23 giugno ad una domanda così rispondeva:

 

31. Le obbligazioni subordinate sono da considerarsi “strumenti complessi” anche se non incorporano particolari strutture?
La presenza della mera clausola di subordinazione non implica ex se la riconduzione delle obbligazioni in esame nell’alveo dei prodotti a complessità molto elevata di cui all’ Elenco.
Peraltro le obbligazioni subordinate sono considerate strumenti complessi ai fini dell’Opinion ESMA del 7 febbraio 2014.
In tale prospettiva, in linea con le indicazioni fornite nella citata Opinion “MiFID practices for firms selling complex products”, gli operatori dovranno comunque prestare la massima attenzione alle fasi di distribuzione delle obbligazioni subordinate nei confronti della clientela al dettaglio.

 

Di sotto l’intera pubblicazione (riguarda anche altri quesiti), quello sulle obbligazioni subordinate è al punto 31.

Dic 07 2015

I Fondi di garanzia e gli obbligazionisti delle 4 banche salvate

In questi giorni è un gran parlare sulla costituzione di un nuovo Fondo che restituisca un 30% delle obbligazioni emesse dalla 4 banche (B. Marche, B. Pop. Etruria, Cassa Risp. Ferrara e Cassa Risp. Chieti) che sono state azzerate nel loro valore.

Il bello è che i politici vogliono costituire un nuovo fondo quando già esiste il Fondo di Tutela delle Vittime di Crack Finanziari istituito con la legge 266-05 (Finanziaria 2006). Ed esiste anche il Fondo Nazionale di Garanzia (Legge 415-1996) che dovrebbe rimborsare il risparmiatore in caso di fallimento e/o Amministrazione coatta amministrativa della banca, Sim, Sgr aderente all’organismo sino all’importo di 20.000 Euro. (Sul loro sito parlano ancora di 20.000 Ecu). In quest’ultimo fondo non risulta aderente Banca Marche.

La beffa per gli obbligazionisti delle 4 banche è che le disponibilità del Fondo vittime di crack finanziari è prossimo allo zero perché in tutti questi anni la classe politica ha pensato di utilizzare le risorse nei modi più creativi che nulla avevano a vedere che lo scopo istitutivo del fondo.

Del secondo Fondo credo che esista solo sulla carta perché in tutti questi anni non ho mai avuto notizia di un suo intervento.

Sarebbe ora che la classe politica iniziasse a spiegare la finalità di questi Fondi e l’utilizzo delle risorse finanziarie che dovevano trovarsi al loro interno ma spesi in  modo differenti dai fini istituzionali (spese autorizzate da leggi dello Stato).

Ed ora il Governo non sa dove trovare le risorse per un minimo risarcimento a persone che non hanno alcuna colpa su quello che è accaduto, mentre chi doveva vigilare dormiva beatamente.

Dic 02 2015

Salvataggio 4 banche e gli obbligazionisti abbandonati

Il salvataggio delle 4 banche (B. Marche, B. Pop. Etruria, Cassa Risp. Ferrara e Cassa Risp. Chieti) ha portato all’azzeramento delle obbligazioni subprime emesse dalle banche di cui sopra.

Subito si è scoperto che buona parte di queste obbligazioni sono state sottoscritte dai piccoli risparmiatori clienti delle 4 banche. Questi risparmiatori hanno sottoscritto questi titoli perché consigliati dagli impiegati delle stesse banche.

Bisogna tener conto che prima del boom delle obbligazioni emesse dalle banche la raccolta a medio termine veniva effettuata con certificati di deposito (prodotto garantito in caso di fallimento bancario sino a 100.000 euro). Poi molti anni fa Banca d’Italia “consigliò” alle banche di non emettere più certificati di deposito ma di collocare obbligazioni (titoli non garantiti in caso di fallimento bancario). E siccome questo particolare ai risparmiatori non è stato mai spiegato sottoscrivevano le obbligazioni pensando di essere garantiti come i certificati di deposito.

In Italia esiste il Fondo vittime delle frodi finanziarie istituito con la legge 266/05 (Legge finanziaria 2006) che viene alimentato ogni anno dai conti dormienti.

Ora se il Governo volesse venire incontro agli obbligazionisti che si sono ritrovati con carta straccia in mano. Il Governo potrebbe pensare di risarcire i risparmiatori che hanno sottoscritto queste obbligazioni presso la stessa banca emittente sino ad un importo di 100.000 euro. Sperando che nel Fondo gestito da Consap ci siano disponibilità. Si tenga presente che negli anni passati le disponibilità del Fondo sono stati utilizzati nei più svariati modi che nulla avevano a che vedere con lo scopo istitutivo del Fondo.

Le polizze dormienti anche se rimborsate da Consap sono state alimentate da finanziamenti ad hoc e non prelevati dal Fondo.

Ora il Fondo potrebbe essere utilizzato per il suo scopo istitutivo sempre che abbia disponibilità liquide.

Nov 27 2015

Diversificare gli investimenti

La cronaca dei giornali in questi giorni ci informa che molti risparmiatori hanno perduto tutti i loro risparmi a seguito del salvataggio di 4 banche.

Questo succede quando si investono tutti i propri risparmi su un singolo titolo e/o verso un unico emittente.

E’ sempre consigliabile investire il proprio risparmio frazionandolo su vari prodotti emessi da emittenti differenti.

Faccio un esempio un risparmiatore decide di investire su un arco temporale di 10 anni orientandosi su titoli obbligazionari. Se non sono titoli sovrani ma emessi da banche o da società è sempre bene dividere il proprio investimento per quattro e puntare su 4 titoli di emittenti differenti, per la statistica è molto difficile che tutti e quattro falliscono.

Se poi vuole ancora ridurre il rischio è meglio puntare su Fondi e/o Sicav che per loro composizione del portafoglio e per limiti di legge hanno una forte diversificazione su emittenti di titoli.

 

Nov 25 2015

Riflessione sul salvataggio delle 4 banche

Nei giorni scorsi il Governo ha autorizzato il salvataggio di 4 banche (Banca Marche, Banca Pop. Etruria, Cassa Risparmio Ferrara e Cassa Risparmio Chieti) separando la parte sana di questi istituti dai crediti deteriorati che sono confluiti in una “Bad Bank” alla quale sono confluite anche le obbligazioni subordinate emesse dalle banche di cui sopra.

Questo ha comportato un notevole danno ai possessori delle obbligazioni subordinate delle 4 banche. Si parla di circa 100.000 obbligazionisti per un importo di svariati miliardi di euro.

Questa operazione anticipa cosa succederà ai possessori di obbligazioni in caso di fallimenti bancari  (Bail-in) con le nuove norme che entreranno in vigore dal prossimo 1 gennaio. In questo salvataggio si sono salvati i correntisti con depositi superiori a 100.000 euro (anche se credo che non esiste alcun correntista di quelle banche che abbia un deposito superiore ai 100.000 euro).

Quest’avvenimento deve far riflettere i risparmiatori a seguire delle piccole accortezze ad acquistare determinati prodotti.

Innanzitutto sul conto corrente è meglio tenere solo la liquidità che serve per le esigenze familiari. E’ meglio mettere la liquidità eccedente su fondi monetari e/o obbligazionari. Evitare di acquistare in modo diretto obbligazioni bancarie e/o societarie, se si vuole investire parte dei propri risparmi su questi titoli è consigliabile farlo in mondo indiretto con Fondi e/o Sicav che investono su questa tipologia di prodotti. Questi strumenti avendo delle limitazioni a detenere nei propri portafogli non più del 5% di un determinato emittente diluiscono le perdite nel caso si trovassero a detenere titoli di qualche banca o società che fallisse. Quindi la perdita per il sottoscrittore sarebbe molto modesta e del tutto insignificante.

Nov 11 2015

Fondo interbancario tutela depositi

In questo periodo si sente un gran parlare del Fondo interbancario tutela depositi per questi motivi: il primo motivo perché dal prossimo 1 gennaio se una banca fallisce il fondo garantirà i depositi sino a 100.000 euro per la clientela privata. Il secondo motivo è su un suo intervento per il salvataggio di alcune banche in difficoltà (Banca Marche, Banca Pop. Etruria, Cassa Risparmio Ferrara e Cassa Risparmio Chieti).

La questione è che in una recente audizione al Senato alla commissione finanze (27 ottobre 2015) il presidente del fondo, prof. Salvatore Maccarone, ha dichiarato che il fondo potrà intervenire sino a 2,5 miliardi di euro e non sarà in grado di operare sino a 12,5 miliardi anche per salvaguardare gli obbligazionisti delle banche in difficoltà di cui sopra.

L’intervento è corretto perché il fondo deve garantire solo i depositi (conti correnti, libretti di deposito, certificati di deposito) ma non le obbligazioni. Queste ultime in Italia sono garantite solo dalla Banche di Credito Cooperativo con un apposito fondo. Quindi il salvataggio delle quattro banche dovrebbe riguardare solo i depositi e non le obbligazioni salvo decisioni di altra natura che dovranno essere autorizzate dalle autorità competenti (Banca d’Italia, Governo, Commissione Ue), questo se il salvataggio avverrà entro il prossimo 31 dicembre mentre da gennaio si dovrà seguire la normativa Europea.

Ricordo che il fondo in caso di crisi di una banca chiama a raccolta le altre banche per intervenire  non avendo un patrimonio proprio, questo potrebbe creare qualche grossa difficoltà per intervenire in caso di salvataggio di qualche grossa banca.

Questo dovrebbe far riflettere sulle reali capacità del fondo in caso di grosse crisi bancarie e fare in modo che il fondo inizi a costituirsi un proprio patrimonio da utilizzare in modo autonomo e non chiamando a raccolta il sistema bancario quando si verifichi una crisi nella quale dovrà intervenire.

Ott 25 2015

E se la banca fallisce….

Dal prossimo primo gennaio entrano in vigore le norme Europee sui fallimenti bancari.

Il depositante è meglio che sappia alcune cosette per stare sempre tranquillo ed evitare di perderci soldi nel caso malaugurato che la propria banca fallisca.

Le nuove norme prevedono che sui depositi (conti correnti, libretti, certificati di deposito) il depositante è garantito sino a 100.000 euro. Nel caso che abbia depositi che eccedono il limite dei 100.000  rischia di perdere la parte eccedente. I 100.000 euro si conteggiano per singolo codice fiscale e non per singoli depositi. In caso di conti cointestati il limite è maggiorato per ogni cointestatario del rapporto.

Le obbligazioni della banca che  fallisce non godono di nessuna protezione. E vengono intaccate prima dei depositi.

Gli azionisti della banca non godono di nessuna protezione e sono quelli che rischiano di più. Ma questo si è sempre saputo perché hanno sottoscritto il capitale di rischio.

Quindi per stare tranquilli basta non superare il tetto dei 100.000 euro sui depositi. Nel caso si abbiano depositi eccedenti il tetto protetto e bisogna mantenere la liquidità per esigenze personali basta trasferire l’eccedenza su un fondo monetario e/o obbligazionario, o di aprire un conto presso un’altra banca.

Il deposito titoli non può essere toccato ad eccezione di obbligazioni della banca che fallisce.

Bisogna stare anche attenti nel sottoscrivere pronti contro termine. Accertarsi preventivamente su quale tipologia di titoli viene effettuata l’operazione. Stare anche attenti anche con il prestito titoli.

Per le obbligazioni bancarie o di altri emittenti societari è sempre preferibile non sottoscriverli in modo diretto ma tramite fondi obbligazionari, nel caso di default di qualche emittente la perdita sarebbe molto diluita dall’intero patrimonio del fondo che per legge non può superare determinati tetti su un singolo emittente.

 

 

Apr 03 2015

Aduc su obbligazioni illiquide

Un interessante articolo di Aduc in materia di obbligazioni illiquide.

Dalle domande che ci pervengono su Aduc Investire Informati, vediamo che ancora molti risparmiatori hanno sul dossier titoli obbligazioni cadute in default delle quali vorrebbero liberarsene, magari perché è rimasto l’unico titolo del dossier titoli.

Molti risparmiatori non sanno che esiste un mercato delle obbligazioni cadute in default e spesso le banche non propongono, per varie ragioni – non sempre nobili – ai propri clienti la soluzione al loro problema di disfarsi di questi titoli.
Naturalmente la controparte che acquista il titolo lo farà solo per un prezzo basso, tale per il quale ritiene, di poterci fare un guadagno. Nessuno fa niente per niente.
Per il piccolo risparmiatore, però, può essere utile chiudere una posizione che da anni e anni è presente sul dossier titoli anziché pensare di prendere pochi euro in più chissà fra quanti anni.
Abbastanza recentemente, sono nate delle società specializzate nell’acquisto di bond illiquidi, ma diverse banche, ancora, fanno una certa fatica ad utilizzarli.
Per questa ragione, abbiamo pensato di istituire come Aduc Investire Informati uno sportello di assistenza per tutti coloro che hanno bond illiquidi senza sapere minimamente se ed a che prezzo possono venderli. Ci riferiamo ad obbligazioni dell’Argentina, della Lehman Brothers, ma anche a tutte le altre obbligazioni cadute in default.
Per il momento vorremmo capire quante persone potrebbero essere interessate. Chi avverte il problema, può mettere un proprio commento sotto l’articolo oppure inviare una mail alla sede di Roma all’indirizzo roma@aduc.it. Se, come crediamo, si manifesterà un certo interesse, metteremo un’apposita scheda sul sito da compilare con i dettagli del titolo e della banca per poter dare i suggerimenti adatti a liquidare l’obbligazione e avvieremo il servizio.

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