Posts tagged: conto deposito

Lug 30 2014

Investire per i figli e nipoti

La crisi ha modificato strutturalmente le ragioni alla base del risparmio. Dal generico risparmio precauzionale e a quello destinato al vecchio e caro mattone, la principale motivazione che spinge gli italiani ad accantonare risorse è il sostegno ai figli e, molto spesso, ai nipoti. Lasciar loro un’eredità, pagarne l’istruzione o progettare una base economica per i loro primi anni di vita autonoma hanno messo da parte le esigenze di garantire una vecchiaia serena o far fronte a imprevisti.

Secondo i dati elaborati dal Centro Studi Einaudi, nel 2014 l’insieme delle motivazioni del risparmio legate ai figli pesa più di tutte le altre messe assieme (13% contro 11,4%). Così era già accaduto nel 2013, ma il divario è ancor più accresciuto, tanto che pare passato un secolo da quando, nel 2007, il sostegno ai figli era indicato come motivazione principale del risparmio solo dal 3,3% degli intervistati, contro l’11,9% che accantonava risorse per far fronte ad eventuali imprevisti.

 

In sette anni, dunque, le priorità dei risparmiatori sono cambiate, andando di pari passo con lo sgretolarsi del quadro di certezze che si ritenevano acquisite e il ridursi del livello dei redditi. Preso atto di questo cambio di priorità, fermo restando l’orizzonte temporale (lungo), quali sono gli strumenti migliori per investire per i figli?

Per sua natura, il mondo finanziario non può fornirci una risposta univoca, ma una serie di opzioni che sta ai risparmiatori valutare a seconda delle proprie esigenze e specificità. Sono infatti tanti gli strumenti che permettono/promettono il raggiungimento dell’obiettivo, ma vuoi per i costi o per i bassi rendimenti alcuni di questi sarebbe meglio evitarli. Inoltre, è bene tener presente l’orizzonte temporale perché, parlando di un investimento a lungo termine, questo consente una programmabilità tale da non dover, necessariamente, intervenire spesso sull’asset allocation.

Partiamo dai Buoni fruttiferi postali. Studiati per offrire ai ragazzi, al compimento del 18° anno di età, l’opportunità di realizzare un progetto  o un sogno nel cassetto, da sempre hannoavuto un enorme successo nelle scelte di investimento degli italiani. Sicurezza, semplicità, possibilità di intestarli direttamente al minore interessato e di restituirli prima della scadenza ricevendo il totale del capitale versato e gli interessi maturati, sono i principali vantaggi rappresentasti dai buoni fruttiferi. Ma quanto rendono? Prendendo in considerazione l’ultima serie di Bfp dedicati ai minori emessa da Poste italiane (serie M94), osserviamo che il tasso effettivo lordo di rendimento a scadenza varia dallo 0,25% al 3,55% del diciottesimo anno dalla sottoscrizione. In pratica, se si fossero investiti 10.000 euro, al compimento del diciottesimo anno, si avrebbe un gruzzolo pari a 18.737 euro da cui andrebbe detratto il 12,5% di ritenuta fiscale per un importo netto a scadenza pari a 16.395 euro. Da notare, inoltre, che i buoni fruttiferi non sono soggetti ad alcuna commissione, né di gestione e né di negoziazione.

Conti deposito.Questa particolare tipologia di conto permette di custodire in banca il denaro cercando al contempo di farlo fruttare al meglio. Il tutto ovviamente dipende da quanto denaro si vuole investire, ma per avere i migliori rendimenti con i conti deposito è bene sapere che è necessario vincolare una certa somma per almeno un anno. In questo modo il tasso d’interesse sarà maggiore, ma non si potrà toccare il capitale per il tempo concordato. I vantaggi, spesso sponsorizzati, dei conti deposito si possono racchiudere in: rendimenti più elevati, libertà di gestione, spese e rischi ridotti. E’ proprio così? Certamente i conti deposito offrono una maggiore operabilità e servizi connessi, ma per quanto riguarda invece i tassi di rendimento questi possono risultare assai superiori nel breve periodo, ma venir poi riassorbiti con il tempo rendendo così il conto meno vantaggioso dell’inizio. I conti deposito dunque sono sicuramente un prodotto su cui impiegare la liquidità per un parcheggio temporaneo, ma non sembrano lo strumento più adatto a un investimento a lungo termine quale quello per i figli.

Fondi comuni di investimento.  I Fondi comuni di investimento sono uno strumento efficace e accessibile a partire da piccole cifre per partecipare all’andamento dei mercati finanziari. È vero che i mercati sono volatili e quindi i prezzi dei titoli azionari e obbligazionari possono salire ma anche scendere, cosa che non accade invece con BFP e conti deposito. Tuttavia, nel lungo periodo, i mercati mostrano chiaramente una tendenza al rialzo. Dal 1900 ad oggi un portafoglio diversificato di azioni globali ha avuto un rendimento medio annuo, al netto dell’inflazione, pari al 5,2%. Proprio per questo i fondi comuni sembrano essere un ottimo strumento per pianificare l’investimento per i figli o i nipoti, caratterizzato da un orizzonte temporale lungo. In particolare, risulta essere particolarmente adatto allo scopo, un fondo, o un insieme di fondi, con una buona presenza di azioni e non concentrato su un solo mercato, ed è importante prestare attenzione ai costi di gestione a parità di servizio offerto.

I fondi comuni offrono una modalità di partecipazione particolarmente adatta all’obiettivo di investire per il futuro dei propri figli o nipoti: i Piani di accumulo del capitale.  I Pac sono piani di investimento in fondi comuni che servono a creare del capitale che tende a crescere gradualmente nel tempo senza richiedere un’ingente somma iniziale da versare. Questa infatti è a discrezione del cliente, sempre tenuto conto delle soglie minime stabilite dalla SGR . Il concetto alla base è quello di versare una piccola somma ogni mese così da crearsi un patrimonio nel tempo. Il vantaggio di una modalità di investimento del genere è quello di bilanciare gli alti e i bassi del mercato. Si perché i piani di accumulo in fondi comuni sono strutturati in modo da proteggere il capitale dalla volatilità dei mercati finanziari consentendo di gestire i risparmi in maniera professionale anche in presenza di cifre modeste. Questa non è una cosa da poco, dato che il timing sbagliato è una delle principali cause dei rendimenti bassi di un investimento. Con i Pac si riduce sensibilmente la probabilità di entrare nel mercato nel momento peggiore.  Agendo come una tabella di marcia, infatti, il Pac aiuta ad effettuare investimenti anche quando i mercati scendono, ossia quando si è più tentati a vendere piuttosto che comprare, permettendo, di contro, di non comperare ai prezzi massimi sull’onda dell’emotività.  Inoltre, si riduce il rischio,  elemento non secondario. Chi investe in fondi è consapevole che senza rischio non c’è rendimento, ma con i piani di accumulo, anche questa regola aurea trova il suo compimento. Diluendo l’investimento nel tempo, infatti, il Pac permette di ottenere non il massimo rendimento possibile, ma i migliori risultati in termini di rischio/rendimento.

In sintesi, i Pac sono strumenti vantaggiosi perché funzionano come livellatori del rischio che consentono di gestire i propri investimenti in maniera totalmente discrezionale, con la possibilità di investire cifre anche modeste senza rinunciare al rendimento, perché anche investendo pochi euro costantemente ogni mese, si crea un patrimonio che per i nostri figli o nipoti alla fine sarà tutt’altro che modesto.

 

 

tratto da Rispiarmiamecelo.it

Lug 29 2013

Conto di base

Che le banche ricorrano a mille stratagemmi per “arrotondare” le entrate a nostre spese, è cosa nota. Ma questa volta l’hanno fatta grossa!

Solo pochi giorni fa la Banca D’Italia ha recepito alcune direttive europee in relazione alla trasparenza dei servizi bancari e finanziari. In particolare l’ente ha posto l’accento sul cosiddetto “conto di base” (Offerta del conto di base, agosto 2012).

Si tratta di un conto corrente dai costi fissi estremamente contenuti (o nulli) a fronte di un numero predefinito di operazioni. L’ideale, insomma, per chi compie meno di 50 operazioni (prelievi, bonifici, ecc) all’anno.

A chi interessa? A circa una persona su quattro che pur compiendo pochissime operazioni sul proprio c/c, paga decine di euro di costi senza aver mai conosciuto l’esistenza di questa opportunità. Basti pensare ai più anziani che hanno aperto un conto per ricevere la pensione e che risparmierebbero volentieri se solo fossero informati.

D’altra parte, chi ne ha mai sentito parlare? Quali banche lo hanno proposto ai propri clienti? Eppure il servizio dovrebbe essere garantito in qualsiasi banca, visto che è previsto dalla legge.

Non a caso è stato necessario l’intervento della Banca D’Italia che ha (testualmente) dichiarato che “le banche potrebbero non avere adeguati incentivi a promuovere tale servizio”. Per questa ragione, lo stesso ente propone ora di rendere obbligatoria la comunicazione da parte degli istituti bancari. I clienti caratterizzati da una bassa operatività, devono dunque poter scegliere la soluzione più consona alle loro esigenze: il Conto di Base.

Ancora una volta la mancanza di (vera) trasparenza da parte degli istituti bancari viene a galla e rende l’idea di quanto ancora ci sia da fare per difendere i nostri soldi. Si tratta di un film già visto in tutti i campi d’investimento, dalle obbligazioni bancarie alle SICAV estere.

Il punto sembra essere che, nonostante le informazioni a tutela dei risparmiatori siano formalmente disponibili, spesso sono strutturate in modo tale da renderne molto difficile la comprensione. La stessa Banca d’Italia infatti scrive: “La difficoltà nell’elaborare informazioni spesso complesse e nell’effettuare scelte consapevoli, anche a causa di un grado di alfabetizzazione finanziaria non elevato, rende necessario che si attribuisca maggior risalto agli elementi più caratterizzanti del rapporto sia in fase precontrattuale, sia in costanza di relazione.”

Noi una strada per non incappare in brutte sorprese ce l’abbiamo: invitarvi a seguire il nostro blog e a scegliere – informandovi a dovere – solo il meglio per i vostri risparmi.

 

tratto da Risparmiamocelo

Giu 06 2013

Tassi conto deposito. Arbitro Bancario Finanziario: NO alla variazione con decisione unilaterale della banca

Firenze, 6 giugno 2013. Manteniamo alta l’attenzione sulla corretta applicazione dell’articolo 118 del Testo Unico Bancario.
L’Arbitro Bancario Finanziario-ABF (Collegio di Roma 2202/13) ha dato ragione ad un risparmiatore che, rivoltosi all’Aduc, aveva, tramite noi, presentato ricorso all’ABF perche’ si era visto diminuire, con modalità non corrette, il tasso a suo credito applicato ad un conto di deposito.
Questo il caso.
Il risparmiatore aveva, presso una banca, un conto di deposito inizialmente remunerato al tasso dell’1,50% su base annua. Tale tasso era stato poi ridotto, con due successive modifiche unilaterali dell’intermediario, una prima volta all’1,20% ed una seconda all’1%.
Come è noto l’art. 118 del Testo Unico Bancario (TUB) consente alle banche di introdurre in modo unilaterale -vale a dire senza il consenso del client – modifiche peggiorative alle condizioni applicate ai servizi svolti, attraverso il meccanismo seguente: le banche comunicano, per scritto, alla clientela il proprio intento di variare le condizioni ed avvisano quest’ultima che ha la facoltà di recedere dal contratto entro un tempo determinato; in mancanza di recesso le condizioni sì intenderanno accettate.
Il vantaggio concesso alla banca non è di poco conto se solo si riflette sulla assoluta eccezionalità della variabilità di un contratto a discrezione di una parte sola.
A causa di questa assoluta eccezionalità, la legge subordina lo ius variandi (così viene anche chiamata la facoltà della banca) al rispetto di un  ulteriore fondamentale requisito costituito dalla esistenza e dalla esplicitazione di un “giustificato motivo” che legittimi l’introduzione della modifica.
In base alle indicazioni di una importante Circolare del Ministero dello Sviluppo Economico del 21 febbraio 2007, il motivo posto alla base della proposta di modifica, deve essere individuato in maniera sufficientemente precisa sì da consentire al cliente di valutare la congruità della variazione proposta dalla banca rispetto alla motivazione che la sorregge. In altre parole la legge vuole assicurare una correlazione stretta fra motivo, da una parte e variazione, dall’altra in modo che al cliente si è reso possibile sindacare la correttezza dell’operato della banca.
Nel nostro caso la banca interessata aveva motivato la variazione peggiorativa attraverso il riferimento al “andamento del mercato dei tassi” (testuale).
L’ABF ha ritenuto insussistente, nella fattispecie, il “giustificato motivo” per la evidente carenza di specificità della motivazione addotta.
In conseguenza di ciò, sostiene l’Arbitro, le variazioni proposte dalla banca devono considerarsi inefficaci e non opponibili al cliente e, di conseguenza, ordina che al cliente siano riconosciuti gli interessi al maggior tasso originariamente previsto. All’argomentazione della banca  che il cliente non era receduto dal contratto,  l’Arbitro ha replicato considerandola non pertinente.
Ci auguriamo che questa decisione possa essere utile ai risparmiatori che si trovino nella medesima situazione.

Comunicato stampa Aduc

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