Posts tagged: banche

Dic 30 2015

Guida Abi Associazioni Consumatori su Bail-in

Abi (Associazione Bancaria Italiana) e le principali associazioni consumatori hanno pubblicato una guida sul Bail-in che entra in vigore il prossimo 1 gennaio.

Perché sono state introdotte le nuove regole europee?

Le Istituzioni Europee hanno introdotto le nuove regole per gestire un’eventuale crisi bancaria, partendo dal nuovo presupposto che il costo della crisi va sostenuto principalmente all’interno della banca stessa, come accade per le altre imprese.

Cosa prevedono le nuove regole?

Il rafforzamento delle misure preventive a cui ogni banca dovrà attenersi. Tra queste, la predisposizione di un Piano di Risanamento, che prevede cosa deve fare la banca in caso di eventi avversi. Le Autorità, inoltre, potranno intervenire, in via precoce, per sollecitare l’attuazione dei Piani di Risanamento, sostituire gli organi amministrativi e di controllo, avviare l’amministrazione straordinaria.

E se la prevenzione non fosse sufficiente?

In caso di crisi bancaria, le Autorità di Risoluzione preposte al controllo e alla gestione delle crisi – ossia la BCE e la Banca d’Italia – avranno a disposizione un insieme di misure, calibrate in funzione della gravità della situazione, che prevedono, quale ultima istanza, l’avvio della cosiddetta procedura di “risoluzione”.

In cosa consiste la procedura di risoluzione?

È un pacchetto di misure che potrà essere richiesto alla banca in crisi dalle Autorità di Risoluzione per risanare il più rapidamente possibile la situazione. Tra i vari strumenti di risoluzione c’è il cosiddetto bail-in o salvataggio interno.

Come funziona il bail-in (salvataggio interno)?

Con il bail-in il capitale della banca in crisi viene ricostituito mediante l’assorbimento delle perdite da parte di azioni e altri strumenti finanziari posseduti dagli investitori della banca: questi ultimi titoli finanziari potrebbero subire una riduzione, anche totale, oppure una conversione in azioni come nel caso delle obbligazioni subordinate. Se tale riduzione non bastasse, analogo trattamento potrebbe essere riservato alle obbligazioni non garantite. In ogni caso, l’eventuale perdita per i creditori della banca non potrà essere mai superiore a quella che si avrebbe nel caso di liquidazione (chiusura) della stessa.

A quali strumenti bancari si applica il bail-in?

Il principio base del bail-in è che chi detiene strumenti finanziari più rischiosi contribuisca in misura maggiore all’eventuale risanamento: gli azionisti sono dunque i primi chiamati a intervenire. Solo a seguire, e solo se il contributo degli azionisti fosse insufficiente, verrà chiamato a contribuire chi detiene altre categorie di strumenti, secondo un prefissato schema di priorità di intervento che prevede, in successione: azioni e altri strumenti finanziari assimilati al capitale, come le azioni di risparmio e le obbligazioni convertibili; titoli subordinati senza garanzia; crediti non garantiti, come le obbligazioni bancarie non garantite e depositi superiori a 100 mila euro di persone fisiche e Pmi, solo per la parte eccedente i 100 mila.

Fino al 31 dicembre 2018, i depositi superiori a 100 mila euro delle imprese e quelli interbancari contribuiscono alla risoluzione in ugual misura rispetto agli altri crediti non garantiti. Dal 2019, viceversa, essi contribuiranno solo dopo le obbligazioni bancarie non garantite.

Cosa succede a conti e depositi fino a 100mila euro?

Assolutamente nulla. Fino a 100 mila euro per depositante, infatti, conti correnti, conti deposito (anche vincolati), libretti di risparmio, assegni circolari e certificati di deposito nominativi sono da tempo tutelati dai fondi di Garanzia dei Depositi a cui aderiscono tutte le banche operanti in Italia.

Oltre la soglia dei 100 mila euro, i depositi non vengono coinvolti automaticamente nel bail-in, ma possono esserlo solo se il contributo richiesto agli strumenti più rischiosi (azioni, obbligazioni subordinate, titoli senza garanzia e così via) non fosse sufficiente a risanare la banca.

Cosa succede ai conti cointestati?

Nel caso di un conto cointestato a due persone l’importo massimo garantito è 200 mila euro, mentre nel caso di due conti intestati alla stessa persona presso la stessa banca l’importo garantito è comunque 100 mila. La garanzia del Fondo, infatti, non riguarda il conto ma è stabilita per ogni singolo depositante e per banca.

Quali altri strumenti sono esclusi dal bail-in?

Oltre ai depositi fino a 100 mila euro sono esclusi dal bail-in: le obbligazioni bancarie garantite (ad esempio i covered bond); i titoli depositati in un conto titoli (se non sono stati emessi dalla banca coinvolta nel bail-in); le disponibilità dei clienti custodite presso la banca, come il contenuto delle cassette di sicurezza e i debiti della banca verso dipendenti, fornitori, fisco ed enti previdenziali ovvero quanto riguarda retribuzioni, prestazioni pensionistiche e servizi essenziali per il funzionamento della banca.

Possono comunque essere escluse dal bail-in anche categorie ulteriori di strumenti secondo una valutazione che verrà fatta di volta in volta dalla nuova Autorità di Risoluzione Europea o dall’Autorità di Risoluzione Nazionale.

Il bail-in si può applicare a strumenti sottoscritti prima del primo gennaio 2016?

Sì. In caso di crisi di una banca, il bail-in si può applicare anche agli strumenti finanziari già in possesso dei clienti prima di questa data.

 

Dic 23 2015

La Commissione europea ha giudicato l’intervento del FITD per Banca Tercas incompatibile con la disciplina sugli aiuti di Stato nel settore finanziario

Per Banca Tercas nessuna conseguenza negativa perché è già pronto l’intervento di un fondo volontario del sistema bancario

La Commissione europea ha assunto in data odierna la propria decisione sull’intervento di sostegno effettuato, nel 2014, dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) in favore della Banca Tercas, in relazione all’acquisizione di questa da parte della Banca Popolare di Bari. A seguito di una indagine approfondita, la Commissione ha concluso che tale intervento costituisce un aiuto di Stato non compatibile con la disciplina europea.

La Commissione europea, modificando il proprio orientamento, ha parificato l’intervento del FITD a una misura di supporto pubblico. Infatti la Commissione europea ha ritenuto, nonostante che il FITD sia costituito da risorse private, che i suoi interventi siano imputabili allo Stato italiano in ragione dell’approvazione ex post da parte della Banca d’Italia delle decisioni che li dispongono e dell’obbligatorietà dell’adesione al Fondo. Affinché l’intervento del Fondo, qualificato come aiuto di Stato, potesse essere considerato compatibile con la disciplina europea, sarebbe stata necessaria la previsione di misure di contenimento della distorsione alla concorrenza, tra le quali, in particolare, la condivisione degli oneri da parte dei detentori di obbligazioni subordinate (c.d. burden-sharing).

Il FITD, anche su suggerimento e impulso del Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha istituito un meccanismo completamente volontario, con una gestione distinta da quella con cui sono assunte le decisioni a tutela dei depositanti, e finanziato con risorse diverse dalle contribuzioni obbligatorie. Il meccanismo volontario, per definizione non assoggettabile ai vincoli previsti per gli aiuti di Stato, provvederà a replicare il precedente intervento, restituendo alla Banca Tercas l’intero ammontare delle risorse che questa dovrà retrocedere al FITD in esecuzione della decisione della Commissione

L’intervento del meccanismo garantirà la piena continuità finanziaria e operativa di Banca Tercas, neutralizzando le conseguenze negative della decisione della Commissione europea.

Dic 07 2015

I Fondi di garanzia e gli obbligazionisti delle 4 banche salvate

In questi giorni è un gran parlare sulla costituzione di un nuovo Fondo che restituisca un 30% delle obbligazioni emesse dalla 4 banche (B. Marche, B. Pop. Etruria, Cassa Risp. Ferrara e Cassa Risp. Chieti) che sono state azzerate nel loro valore.

Il bello è che i politici vogliono costituire un nuovo fondo quando già esiste il Fondo di Tutela delle Vittime di Crack Finanziari istituito con la legge 266-05 (Finanziaria 2006). Ed esiste anche il Fondo Nazionale di Garanzia (Legge 415-1996) che dovrebbe rimborsare il risparmiatore in caso di fallimento e/o Amministrazione coatta amministrativa della banca, Sim, Sgr aderente all’organismo sino all’importo di 20.000 Euro. (Sul loro sito parlano ancora di 20.000 Ecu). In quest’ultimo fondo non risulta aderente Banca Marche.

La beffa per gli obbligazionisti delle 4 banche è che le disponibilità del Fondo vittime di crack finanziari è prossimo allo zero perché in tutti questi anni la classe politica ha pensato di utilizzare le risorse nei modi più creativi che nulla avevano a vedere che lo scopo istitutivo del fondo.

Del secondo Fondo credo che esista solo sulla carta perché in tutti questi anni non ho mai avuto notizia di un suo intervento.

Sarebbe ora che la classe politica iniziasse a spiegare la finalità di questi Fondi e l’utilizzo delle risorse finanziarie che dovevano trovarsi al loro interno ma spesi in  modo differenti dai fini istituzionali (spese autorizzate da leggi dello Stato).

Ed ora il Governo non sa dove trovare le risorse per un minimo risarcimento a persone che non hanno alcuna colpa su quello che è accaduto, mentre chi doveva vigilare dormiva beatamente.

Dic 02 2015

Salvataggio 4 banche e gli obbligazionisti abbandonati

Il salvataggio delle 4 banche (B. Marche, B. Pop. Etruria, Cassa Risp. Ferrara e Cassa Risp. Chieti) ha portato all’azzeramento delle obbligazioni subprime emesse dalle banche di cui sopra.

Subito si è scoperto che buona parte di queste obbligazioni sono state sottoscritte dai piccoli risparmiatori clienti delle 4 banche. Questi risparmiatori hanno sottoscritto questi titoli perché consigliati dagli impiegati delle stesse banche.

Bisogna tener conto che prima del boom delle obbligazioni emesse dalle banche la raccolta a medio termine veniva effettuata con certificati di deposito (prodotto garantito in caso di fallimento bancario sino a 100.000 euro). Poi molti anni fa Banca d’Italia “consigliò” alle banche di non emettere più certificati di deposito ma di collocare obbligazioni (titoli non garantiti in caso di fallimento bancario). E siccome questo particolare ai risparmiatori non è stato mai spiegato sottoscrivevano le obbligazioni pensando di essere garantiti come i certificati di deposito.

In Italia esiste il Fondo vittime delle frodi finanziarie istituito con la legge 266/05 (Legge finanziaria 2006) che viene alimentato ogni anno dai conti dormienti.

Ora se il Governo volesse venire incontro agli obbligazionisti che si sono ritrovati con carta straccia in mano. Il Governo potrebbe pensare di risarcire i risparmiatori che hanno sottoscritto queste obbligazioni presso la stessa banca emittente sino ad un importo di 100.000 euro. Sperando che nel Fondo gestito da Consap ci siano disponibilità. Si tenga presente che negli anni passati le disponibilità del Fondo sono stati utilizzati nei più svariati modi che nulla avevano a che vedere con lo scopo istitutivo del Fondo.

Le polizze dormienti anche se rimborsate da Consap sono state alimentate da finanziamenti ad hoc e non prelevati dal Fondo.

Ora il Fondo potrebbe essere utilizzato per il suo scopo istitutivo sempre che abbia disponibilità liquide.

Nov 27 2015

Diversificare gli investimenti

La cronaca dei giornali in questi giorni ci informa che molti risparmiatori hanno perduto tutti i loro risparmi a seguito del salvataggio di 4 banche.

Questo succede quando si investono tutti i propri risparmi su un singolo titolo e/o verso un unico emittente.

E’ sempre consigliabile investire il proprio risparmio frazionandolo su vari prodotti emessi da emittenti differenti.

Faccio un esempio un risparmiatore decide di investire su un arco temporale di 10 anni orientandosi su titoli obbligazionari. Se non sono titoli sovrani ma emessi da banche o da società è sempre bene dividere il proprio investimento per quattro e puntare su 4 titoli di emittenti differenti, per la statistica è molto difficile che tutti e quattro falliscono.

Se poi vuole ancora ridurre il rischio è meglio puntare su Fondi e/o Sicav che per loro composizione del portafoglio e per limiti di legge hanno una forte diversificazione su emittenti di titoli.

 

Nov 25 2015

Riflessione sul salvataggio delle 4 banche

Nei giorni scorsi il Governo ha autorizzato il salvataggio di 4 banche (Banca Marche, Banca Pop. Etruria, Cassa Risparmio Ferrara e Cassa Risparmio Chieti) separando la parte sana di questi istituti dai crediti deteriorati che sono confluiti in una “Bad Bank” alla quale sono confluite anche le obbligazioni subordinate emesse dalle banche di cui sopra.

Questo ha comportato un notevole danno ai possessori delle obbligazioni subordinate delle 4 banche. Si parla di circa 100.000 obbligazionisti per un importo di svariati miliardi di euro.

Questa operazione anticipa cosa succederà ai possessori di obbligazioni in caso di fallimenti bancari  (Bail-in) con le nuove norme che entreranno in vigore dal prossimo 1 gennaio. In questo salvataggio si sono salvati i correntisti con depositi superiori a 100.000 euro (anche se credo che non esiste alcun correntista di quelle banche che abbia un deposito superiore ai 100.000 euro).

Quest’avvenimento deve far riflettere i risparmiatori a seguire delle piccole accortezze ad acquistare determinati prodotti.

Innanzitutto sul conto corrente è meglio tenere solo la liquidità che serve per le esigenze familiari. E’ meglio mettere la liquidità eccedente su fondi monetari e/o obbligazionari. Evitare di acquistare in modo diretto obbligazioni bancarie e/o societarie, se si vuole investire parte dei propri risparmi su questi titoli è consigliabile farlo in mondo indiretto con Fondi e/o Sicav che investono su questa tipologia di prodotti. Questi strumenti avendo delle limitazioni a detenere nei propri portafogli non più del 5% di un determinato emittente diluiscono le perdite nel caso si trovassero a detenere titoli di qualche banca o società che fallisse. Quindi la perdita per il sottoscrittore sarebbe molto modesta e del tutto insignificante.

Nov 11 2015

Fondo interbancario tutela depositi

In questo periodo si sente un gran parlare del Fondo interbancario tutela depositi per questi motivi: il primo motivo perché dal prossimo 1 gennaio se una banca fallisce il fondo garantirà i depositi sino a 100.000 euro per la clientela privata. Il secondo motivo è su un suo intervento per il salvataggio di alcune banche in difficoltà (Banca Marche, Banca Pop. Etruria, Cassa Risparmio Ferrara e Cassa Risparmio Chieti).

La questione è che in una recente audizione al Senato alla commissione finanze (27 ottobre 2015) il presidente del fondo, prof. Salvatore Maccarone, ha dichiarato che il fondo potrà intervenire sino a 2,5 miliardi di euro e non sarà in grado di operare sino a 12,5 miliardi anche per salvaguardare gli obbligazionisti delle banche in difficoltà di cui sopra.

L’intervento è corretto perché il fondo deve garantire solo i depositi (conti correnti, libretti di deposito, certificati di deposito) ma non le obbligazioni. Queste ultime in Italia sono garantite solo dalla Banche di Credito Cooperativo con un apposito fondo. Quindi il salvataggio delle quattro banche dovrebbe riguardare solo i depositi e non le obbligazioni salvo decisioni di altra natura che dovranno essere autorizzate dalle autorità competenti (Banca d’Italia, Governo, Commissione Ue), questo se il salvataggio avverrà entro il prossimo 31 dicembre mentre da gennaio si dovrà seguire la normativa Europea.

Ricordo che il fondo in caso di crisi di una banca chiama a raccolta le altre banche per intervenire  non avendo un patrimonio proprio, questo potrebbe creare qualche grossa difficoltà per intervenire in caso di salvataggio di qualche grossa banca.

Questo dovrebbe far riflettere sulle reali capacità del fondo in caso di grosse crisi bancarie e fare in modo che il fondo inizi a costituirsi un proprio patrimonio da utilizzare in modo autonomo e non chiamando a raccolta il sistema bancario quando si verifichi una crisi nella quale dovrà intervenire.

Ott 27 2015

Rottamare il mutuo

In questo periodo i tassi dei mutui casa sono a livelli bassissimi. Circa 1% per i tassi variabili e circa il 2% per i tassi fissi.

Chi ha un mutuo in corso ed ha almeno la metà della durata del mutuo da pagare dovrebbe valutare se ha convenienza a rinegoziare il mutuo con la propria o a surrogarlo con un’altra banca.

Tutti quelli che hanno un mutuo a tasso variabile non dovrebbero farsi sfuggire l’opportunità di passare al tasso fisso. Bisogna tener presente che i tassi cosi bassi non dureranno in eterno e prima o poi i tassi torneranno a salire. Quindi sfruttare questa finestra dei tassi fissi intorno al 2%.

Per quelli che già hanno il tasso fisso più alto di quelli praticati adesso di passare ad una rata inferiore.

Il primo passo da fare è andare in banca e rinegoziare il mutuo chiedendo l’applicazione di un tasso fisso. Se la propria banca non vuole rinegoziare il mutuo di contattare altre banche chiedendo di surrogare il mutuo.

Ott 25 2015

E se la banca fallisce….

Dal prossimo primo gennaio entrano in vigore le norme Europee sui fallimenti bancari.

Il depositante è meglio che sappia alcune cosette per stare sempre tranquillo ed evitare di perderci soldi nel caso malaugurato che la propria banca fallisca.

Le nuove norme prevedono che sui depositi (conti correnti, libretti, certificati di deposito) il depositante è garantito sino a 100.000 euro. Nel caso che abbia depositi che eccedono il limite dei 100.000  rischia di perdere la parte eccedente. I 100.000 euro si conteggiano per singolo codice fiscale e non per singoli depositi. In caso di conti cointestati il limite è maggiorato per ogni cointestatario del rapporto.

Le obbligazioni della banca che  fallisce non godono di nessuna protezione. E vengono intaccate prima dei depositi.

Gli azionisti della banca non godono di nessuna protezione e sono quelli che rischiano di più. Ma questo si è sempre saputo perché hanno sottoscritto il capitale di rischio.

Quindi per stare tranquilli basta non superare il tetto dei 100.000 euro sui depositi. Nel caso si abbiano depositi eccedenti il tetto protetto e bisogna mantenere la liquidità per esigenze personali basta trasferire l’eccedenza su un fondo monetario e/o obbligazionario, o di aprire un conto presso un’altra banca.

Il deposito titoli non può essere toccato ad eccezione di obbligazioni della banca che fallisce.

Bisogna stare anche attenti nel sottoscrivere pronti contro termine. Accertarsi preventivamente su quale tipologia di titoli viene effettuata l’operazione. Stare anche attenti anche con il prestito titoli.

Per le obbligazioni bancarie o di altri emittenti societari è sempre preferibile non sottoscriverli in modo diretto ma tramite fondi obbligazionari, nel caso di default di qualche emittente la perdita sarebbe molto diluita dall’intero patrimonio del fondo che per legge non può superare determinati tetti su un singolo emittente.

 

 

Feb 21 2015

Tassi bassi cosa fare con i mutui in corso

In questo periodo i tassi d’interesse sui mutui casa sono ai minimi storici ed a molti mutuari consiglio di verificare le condizioni del mutuo che hanno con le nuove condizioni favorevoli che offre il mercato.

Per i mutui a tasso variabile verificare lo spread del mutuo con lo spread che offrono ora le banche, per i mutui a tasso fisso verificare il tasso del proprio mutuo con quello che ora offrono le banche.

Se si riscontra che il proprio mutuo ha tassi superiori è bene cercare di surrogare il mutuo con condizioni più favorevoli.

Se il mutuo è prossimo alla scadenza lasciare tutto come sta perché le rate che si pagano sono quasi tutte composte dal capitale da rimborsare e da pochi interessi da pagare.

Queste sono informazioni di carattere generale e non approfondite.

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