Posts tagged: Agenzia dell’Entrate

Apr 09 2018

Ivass possibili 153.000 polizze dormienti

COMUNICATO STAMPA DEL 6 APRILE 2018
IVASS RILEVA 153.000 CASI DI POSSIBILI POLIZZE VITA DORMIENTI GRAZIE A VERIFICHE CON L’ANAGRAFE TRIBUTARIA SU 6,9 MILIONI DI CODICI FISCALI
L’IVASS ha concluso in questi giorni l’incrocio tra i codici fiscali degli assicurati delle polizze vita potenzialmente dormienti e l’Anagrafe Tributaria, finalizzato a rilevare gli eventuali decessi degli assicurati e consentire alle imprese di contattare i beneficiari per pagare le somme assicurate.
L’attività ha riguardato tutte le 48 imprese italiane vita e 4 imprese estere che hanno chiesto di aderire all’iniziativa; ha interessato le polizze vita senza una scadenza contrattuale (c.d. vita intera) e quelle con scadenza contrattuale tra il 2007 ed il 2016 perle quali le imprese di assicurazione non erano in grado di dire se l’assicurato fosse deceduto o meno nel corso della durata del contratto.
Grazie alla collaborazione tra IVASS e l’Agenzia delle Entrate sono stati incrociati 6,9milioni di codici fiscali;
i decessi rilevati sono stati circa 153.000.
I dati raccolti sono stati restituiti da IVASS alle imprese in modo che possano in primo luogo verificare le polizze effettivamente dormienti. Il decesso dell’assicurato potrebbe infatti essere intervenuto al di fuori del periodo di copertura della polizza (dopo la sua scadenza), non dando diritto al pagamento del capitale caso morte. Per le polizze effettivamente da pagare le imprese dovranno contattare prontamente i beneficiari.
Per seguire l’evoluzione del fenomeno, l’IVASS ha chiesto alle imprese di restituire entro l’11 giugno 2018 informazioni su numeri e importi delle polizze da pagare e pagate, che diano conto delle attività di liquidazione svolte.
te.
Apr 03 2015

Agenzia Entrate novità in materia di SIIQ

Decorrenza delle modifiche introdotte dal Decreto Sblocca Italia
L’articolo 20 del “Decreto Sblocca Italia” (Dl n. 133/2014) ha introdotto alcune rilevanti novità nell’ambito dello speciale regime civilistico e fiscale riservato alle Società di Investimento Immobiliare Quotate (SIIQ),
previsto nel nostro ordinamento dalla Legge finanziaria 2007 (articolo 1, commi da119 a 141-bis, della Legge n.296/2006).
Riguardo alla problematica relativa all’individuazione del primo anno di applicazione delle nuove disposizioni, si fa presente che in base all’articolo 45 del medesimo Decreto legge, il complesso delle norme è entrato in vigore a decorrere dal“giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana”, cioè dal 13 settembre 2014.
Di conseguenza, per i soggetti con esercizio coincidente con l’anno solare, il primo periodo d’imposta di applicazione delle novità introdotte nella disciplina è il 2014.
Mar 06 2015

Agenzia Entrate emana circolare su tassazione Fondi Pensione

Modifiche alla tassazione dei fondi pensione.

Con la circolare n. 2/E di oggi, l’Agenzia delle Entrate scioglie i dubbi sulle nuove regole in materia di previdenza complementare introdotte dall’articolo 1 della Legge di stabilità 2015 (L. 190/2014). In particolare, il documento di prassi illustra le novità relative all’imposta sostitutiva del 20% sul risultato di gestione maturato nel periodo d’imposta e si sofferma sulle modalità di calcolo della base imponibile su cui applicare l’imposta per tener conto degli investimenti effettuati dai fondi pensione in titoli di Stato, i cui redditi scontano l’aliquota light del 12,50%.
Sostitutiva del 20% sui risultati di gestione
– La legge di stabilità 2015 ha portato al 20% l’aliquota dell’imposta sostitutiva, con effetto dal 1° gennaio 2014. In particolare, la circolare chiarisce che l’aumento della tassazione da applicare al risultato di gestione
riguarda tutte le forme di previdenza complementare:
fondi pensione a contribuzione definita (cioè quelli per cui è certa l’entità dei contributi ma non l’entità della prestazione); o a prestazione definita (è certa l’entità della prestazione, ma l’entità dei contributi varia a seconda delle esigenze del gestore del fondo), comprese le forme pensionistiche individuali e i cosiddetti “vecchi fondi pensione”.
Base imponibile, ecco come si determina
– Il documento di prassi ricorda che l’imposta sostitutiva del 20% si applica sul risultato netto maturato in ciascun periodo d’imposta. Quest’ultimo deve essere calcolato senza considerare tutte quelle operazioni
che nulla hanno a che vedere con i flussi finanziari connessi alla gestione del patrimonio mobiliare del fondo, che vengono quindi ad essere “sterilizzate”. Inoltre, non si applicano nei confronti dei fondi pensione la maggior parte dei prelievi a monte sui redditi di capitale da essi percepiti (ad eccezione dei casi in cui specifiche norme dispongono diversamente): i fondi pensione assumono, in altri termini, la qualifica di soggetto cosiddetto “lordista”.
Titoli di Stato, ecco le regole
– La legge di stabilità 2015 ha modificato anche le regole per determinare la base imponibile su cui applicare
l’imposta sostitutiva, per tenere conto degli investimenti effettuati dai fondi pensione in titoli del debito pubblico, i cui redditi scontano l’aliquota agevolata nella misura del 12,50%. Per non penalizzare da un punto di vista fiscale questo tipo di investimenti da parte dei fondi pensione, i redditi dei titoli di Stato concorrono alla formazione della ba se imponibile nella misura del 62,50%. A questo proposito, la circolare chiarisce che la base imponibile del risultato di gestione delle forme di previdenza complementare deve essere costituita dai redditi effettivamente derivanti dal possesso di questi titoli, realizzati nel corso periodo
d’imposta, inclusi quelli maturati al 31 dicembre dell’anno di riferimento. Aliquota light al 12,50% anche per gli investimenti indiretti in titoli pubblici effettuati dai fondi pensione tramite Organismi di investimento collettivo del risparmio (Oicr) e contratti di assicurazione.
Il documento di prassi, che contiene anche utili esempi per il calcolo dell’imposta sostitutiva, scioglie i dubbi anche sul trattamento fiscale delle posizioni definite nel corso del 2014.

 

Ott 13 2014

Promotori finanziari devono comunicare la Pec all’Agenzia dell’Entrate

E’ fissato per il prossimo 31 ottobre 2014 il termine entro il quale i promotori finanziari devono comunicare all’Agenzia delle Entrate il loro indirizzo di posta elettronica certificata cd. PEC.
Si ricorda che i promotori finanziari avevano già l’obbligo (cd. Decreto Sviluppo n. 179/2012) di detenere un indirizzo di posta elettronica certificata e che lo stesso indirizzo dovrebbe già risultare dai registri della Camera di Commercio.
Nonostante il dato relativo alla PEC sia quindi già in possesso della Pubblica Amministrazione (e quindi l’Agenzia delle Entrate avrebbe potuto acquisire autonomamente le informazioni presso le Camere di Commercio competenti) viene previsto uno specifico obbligo di comunicazione a carico del promotore finanziario.
L’obbligo di comunicare l’indirizzo di PEC all’Agenzia delle Entrate è stato introdotto con Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate e del Comandante generale della Guardia di Finanza dell’8 agosto 2014.
La casella PEC servirà per la ricezione e risposta ad eventuali richieste di informazioni che, ai fini antiriciclaggio e di monitoraggio fiscale, i promotori finanziari potrebbero ricevere dalle Autorità competenti con riferimento ad alcuni dei loro clienti ed a operazioni con l’estero effettuate (informazioni ulteriori rispetto a quelle che sono già state autonomamente comunicate dalla società mandante).
La comunicazione del proprio indirizzo PEC all’Agenzia delle Entrate deve avvenire attraverso il canale (come per le dichiarazioni) Entratel o FisconLine. Verosimilmente, quindi, tale adempimento dovrà essere gestito dal promotore finanziario col proprio consulente fiscale al quale andranno comunicati i dati relativi alla propria casella di PEC.

Mag 07 2014

Riduzione interessi di mora

L’Agenzia delle Entrate, interpellata la Banca d’Italia, ha disposto la riduzione della misura degli interessi di mora per ritardato pagamento delle somme iscritte a ruolo al 5,14% in ragione annuale. La misura è stata stimata dalla Banca d’Italia in base alla media dei tassi bancari attivi con riferimento al periodo 1.1.2013 – 31.12.2013. La variazione decorre dal 1° maggio 2014

Dic 09 2013

Agenzia Entrate pronta la bozza per modello Transazioni finanziarie

COMUNICATO STAMPA
Imposta sulle transazioni finanziarie
Pronta la bozza del modello di dichiarazione
Disponibile da oggi sul sito dell’Agenzia delle Entrate la bozza del modello Ftt,Financial transaction tax, da utilizzare per comuni care all’Agenzia delle Entrate i dati relativi all’Imposta sulle transazioni finanziarie dovuta e versata per il periodo d’imposta 2013. Con la stessa dichiarazione è inoltre possibile chiedere il rimborso dell’imposta versata in eccesso oppure riportare il credito all’anno successivo.
Chi deve presentare la dichiarazione –
Il modello deve essere utilizzato dagli intermediari e dagli altri soggetti indicati nel pr ovvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 18 luglio 2013. Se però l’imposta liquidata è di importo inferiore a 50 euro, non va presentata alcuna dichiarazione.
Il calendario degli invii
– Il modello deve essere presentato in via telematica entro il 31 marzo 2014. I soggetti non residenti privi di stabile organizzazione in Italia, identificati
direttamente e che non hanno nominato un rappresentante fiscale, possono, in alternativa all’invio telematico, presentare la dichiarazione anche mediante spedizione postale dall’estero.
Le operazioni soggette a imposta –
La Financial transaction tax si applica ai trasferimenti di proprietà di azioni e altri strumenti finanziari partecipativi, alle operazioni su strumenti finanziari derivati e altri valori mobiliari, nonché alle negoziazioni ad alta frequenza.
La bozza del modello Ftt è disponibile, con le relative istruzioni, sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate all’interno della sezion e “Modelli in bozza”.
Roma, 4 dicembre 2013
Mag 11 2013

Imposta di bollo circolare 15/E

L’Agenzia delle Entrate ha emanato la circolare 15/E che chiarisce alcuni casi ove è applicabile e dove non si applica.

Di sotto alcune domande e risposte, comunque consiglio di leggerla tutta.

2.1 Distinzione tra conto corrente e conto deposito
D:L’imposta di bollo sugli estratti di conto corrente bancari e postali, così come stabilita dall’articolo 13, comma 2–bis, della Tariffa, parte I, allegata al D.P.R. n. 642 del 1972, è prevista in misura fissa su base annua, pari ad euro 34,20 per le persone fisiche e ad euro 100,00 per i soggetti diversi dalle persone fisiche. La tassazione dei depositi bancari ai sensi del comma 2 – ter del citato articolo 13, è, invece, stabilita in misura proporzionale, pari all’1,5 per mille annuo a partire dal 2013. Si chiede di conoscere quali elementi assumono rilievo al fine della corretta individuazione del rapporto di conto corrente e di quello di deposito.

R:Il rapporto di conto corrente, ai sensi dell’articolo 1852 e ss. del codice civile, si caratterizza per lo svolgimento di un ‘servizio di cassa’ da parte dell’intermediario che si obbliga a compiere operazioni di incasso e pagamenti su istruzione e nell’interesse del cliente (correntista). Chi intende aprire un conto corrente, quindi, non si propone di realizzare un investimento e può disporre in qualsiasi momento delle somme risultanti a suo credito, salva l’osservanza di un termine di preavviso eventualmente pattuito.
Con riferimento alla nozione di deposito, la Banca d’Italia, con nota prot. n. 0215567/13 del 1° marzo 2013, ha chiarito che nella ‘prassi bancaria’ la nozione di deposito comprende:
1. i depositi che costituiscono la provvista di un conto corrente;
2. i depositi con funzione diversa da quella del punto 1. Potrebbero ricadere in questa fattispecie non solo i contratti giuridicamente distinti dal conto corrente (certificati di deposito, depositi alimentati attraverso un conto corrente ‘di appoggio’, ecc. ) ma anche i depositi in conto corrente la cui funzione principale non sia quella di fornire una provvista al conto.
Sulla base dei principi dettati dal codice civile e dei chiarimenti forniti dalla Banca d’Italia, si precisa, dunque, che l’imposta di bollo deve essere applicata nella misura fissa prevista dall’articolo 13, comma 2-bis, per i depositi che costituiscono la provvista di un rapporto di conto corrente.
Nel diverso caso di contratti giuridicamente distinti dal conto corrente ovvero di depositi in conto corrente la cui funzione principale non sia quella di fornire una provvista al conto, l’imposta deve essere applicata nella misura proporzionale prevista dall’articolo 13, comma 2-ter.
Con riferimento ai depositi in conto corrente, si precisa che l’imposta deve essere applicata, in via autonoma, rispetto a quella applicata in relazione al rapporto di conto corrente, nella misura proporzionale dell’1,5 per mille, per le giacenze che risultano ‘vincolate’, ovvero per le quali il cliente perde la libera disponibilità, fintanto che permane il vincolo. Tali giacenze non devono essere considerate ai fini della valutazione complessiva della posizione del cliente persona fisica, per la verifica del limite di esenzione disposto dalla nota 3-bis all’articolo 13 della citata Tariffa.
Appare evidente, infatti, che, per effetto dell’accordo con il quale si dispone la segregazione, le somme vincolate perdono la funzione principale di fornire una provvista al rapporto di conto corrente.
Si precisa, inoltre, che, ai fini della corretta individuazione della tassazione applicabile al rapporto di conto corrente e a quello di deposito, non assume rilievo la circostanza che le giacenze del deposito in conto corrente, libere da vincoli di indisponibilità, siano remunerate. Le giacenze che costituiscono, in via prevalente, la provvista del conto corrente, ancorché fruttifere di un interesse, pertanto, non devono essere oggetto di autonoma tassazione rispetto al rapporto di conto corrente.

2.2. Rendicontazioni relative a conti di pagamento presso istituti di pagamento o istituti di moneta elettronica
D:Si chiede se l’imposta di bollo di cui al citato articolo 13, comma 2-bis, sia applicabile alle rendicontazioni relative a conti di pagamento intrattenuti con istituti di pagamento o istituti di moneta elettronica (IMEL).

R: In ordine alla qualificazione giuridica dei conti di pagamento detenuti presso gli istituti di pagamento o gli IMEL e alla loro assimilabilità ai rapporti di conto corrente bancario o postale, la Banca d’Italia con la citata nota prot. n. 0215567/13 del 1° marzo 2013, ha chiarito che le nozioni di ‘conto corrente bancario’ e ‘conto di pagamento’ sono analoghe ma non coincidenti. In linea
generale, infatti, il conto di pagamento contempla un novero di servizi più limitato rispetto a quelli normalmente connessi a un conto corrente bancario.
Anche i relativi contratti sono soggetti a norme analoghe ma non del tutto coincidenti, considerato che la disciplina del conto di pagamento, a differenza di quella del conto corrente, è stata oggetto di armonizzazione a livello europeo nell’ambito della regolamentazione sui servizi di pagamento (Direttiva 2007/64/CE). In particolare, la disciplina sulle comunicazioni alla clientela su cui verte l’imposta di bollo, contenuta nell’articolo 119 del Decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 (TUB) non è applicabile ai conti di pagamento, in quanto il richiamato articolo 119 non rientra tra le disposizioni cui sono assoggettati i conti di pagamento (Titolo VI, capo II-bis, del TUB). Gli istituti di pagamento e gli IMEL, inoltre, sono soggetti diversi dalle banche e Poste Italiane espressamente menzionati dall’articolo 13, comma 2-bis, della Tariffa. Gli istituti di pagamento e gli IMEL, peraltro, possono offrire ai loro clienti solo conti di pagamento e non anche conti correnti.
Sulla base di tali considerazioni, si ritiene, dunque, che i conti di pagamento offerti dagli Istituti di pagamento e dagli IMEL non rientrano nell’ambito applicativo dell’articolo 13, comma 2 – bis, della Tariffa, parte I, allegata al D.P.R. n. 642 del 1972.
Per le rendicontazioni relative ai conti di pagamento inviate dagli istituti di pagamento o di moneta elettronica ai propri clienti, ad esempio, trova applicazione l’imposta di bollo di cui all’articolo 13, comma 2, della citata tariffa, nella misura di Euro 1,81 quando la somma supera euro 77,47.

2.3 Determinazione dell’imposta dovuta per i rapporti intestati agli imprenditori individuali
D: La misura dell’imposta di bollo sugli estratti di conto corrente e sui rendiconti dei libretti di risparmio è differenziata in ragione del soggetto titolare del rapporto, ed è pari ad euro 34,20, su base annua, per le persone fisiche, e ad euro 100, su base annua, per i soggetti diversi dalle persone fisiche.
Si chiede di conoscere, nel caso in cui l’intestatario del rapporto sia un imprenditore individuale, in quale misura debba essere applicata l’imposta.

R: Con la circolare 21 dicembre 2012, n. 48, è stato chiarito che, ai fini della individuazione della misura dell’imposta applicabile, occorre considerare l’intestazione del conto corrente o del libretto di risparmio.
Con riferimento al quesito posto, si precisa, dunque, che nel caso in cui il rapporto sia intestato ad un imprenditore individuale, l’imposta deve essere comunque applicata nella misura prevista per le persone fisiche, a prescindere dall’attività svolta da tale soggetto.
Inoltre, sulla base dei medesimi criteri, occorre procedere alla determinazione dell’imposta di bollo dovuta anche in relazione ai prodotti finanziari, di cui all’articolo 13, comma 2-ter, della Tariffa. Qualora i prodotti finanziari siano detenuti, pertanto, da un imprenditore individuale, l’imposta nella misura dell’1,5 per mille deve essere applicata senza tener conto della soglia massima, pari ad euro 4.500, prevista, a partire dal 2013, esclusivamente per i soggetti diversi dalle persone fisiche.

3.1 Imposta dovuta sui prodotti assicurativi soggetti all’imposta sulle assicurazioni
D: Si chiede se l’imposta di bollo di cui all’articolo 13, comma 2–ter, della Tariffa, parte I, allegata al D. P. R. n. 642/1972, debba essere applicata anche alle comunicazioni relative alle polizze assicurative e ai contratti di capitalizzazione stipulati o rinnovati entro il 31 dicembre 2000.

R: L’articolo 16 della legge 29 ottobre 1961, n. 1216, recante disposizioni tributarie in materia di assicurazioni private e di contratti vitalizi, precisa che nell’imposta sulle assicurazioni “… sono compenetrate le imposte di bollo dovute sui contratti di assicurazione, riassicurazione e di rendita vitalizia, sulle ricevute parziali di pagamento, sulle quietanze (…) e su ogni atto inerente
all’acquisizione, gestione ed esecuzione dei contratti di assicurazione (…) posto in essere nei rapporti dell’assicuratore (…) con gli assicurati”.
Con la richiamata disposizione, il legislatore ha inteso escludere l’applicazione dell’imposta di bollo agli atti relativi ai contratti di assicurazione, fermo restando il limite rappresentato dall’inerenza di tali atti alla gestione del contratto assicurativo.
Deve, quindi, ritenersi che per le polizze assoggettate all’imposta sulle assicurazioni non è dovuta l’imposta di bollo di cui all’articolo 13, comma 2-ter, in commento.
In particolare, l’imposta di bollo non trova applicazione per le polizze di assicurazione e per i contratti di capitalizzazione stipulati o rinnovati entro il 31 dicembre 2000, che scontano l’imposta sui premi nella misura del 2,5%.
Per effetto delle modifiche introdotte dall’articolo 13 del decreto legislativo 18 febbraio 2000, n. 47, i contratti di assicurazione sulla vita di qualunque specie, ivi compresi i contratti di rendita vitalizia e i contratti di capitalizzazione stipulati o rinnovati a decorrere dal 1° gennaio 2001 sono stati esentati dall’imposta sulle assicurazioni.
Per gli atti e documenti relativi a tali contratti, che risultano dunque esentati dall’imposta sulle assicurazioni, è, quindi, applicabile l’imposta di bollo di cui all’articolo 13, comma 2-ter, in commento.

I Confidi sono esentati, le fondazioni bancarie no, sui conti della PA si applica ma il tributo è a carico della controparte. Per maggiori chiarimenti leggersi la circolare 15/E.

 

Mar 07 2013

Aumento interessi di mora

A decorrere dal 1° maggio 2013, gli interessi di mora per ritardato pagamento delle somme iscritte a ruolo sono determinati nella misura del 5,2233% in ragione annuale.

Mar 02 2013

Imposta bollo stati in cui non sono in vigore accordi per scambio informazioni

Imposta sulle transazioni finanziarie di cui all’articolo 1, comma 491, legge 24 dicembre 2012, n. 228. Individuazione degli Stati o territori con i quali non sono in vigore accordi per lo scambio di informazioni e per l’assistenza al recupero crediti ai sensi dell’articolo 19, comma 4, terzo periodo, decreto del Ministro dell’economia e finanze del 21 febbraio 2013.
IL DIRETTORE DELL’AGENZIA
In base alle attribuzioni conferitegli dalle norme riportate nel seguito del presente provvedimento, Dispone:
1. Individuazione degli Stati o territori con i qua li non sono in vigore accordi per lo scambio di informazioni e per l’assistenza al recupero crediti.
Gli Stati o territori con i quali non sono in vigore accordi per lo scambio di informazioni e per l’assistenza al recupero crediti sono gli Stati diversi da quelli indicati nel seguente elenco:
Austria, Belgio, Bulgaria,  Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Islanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria.

Motivazioni

L’articolo 1, comma 491, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 istituisce un’imposta sulle transazioni finanziarie. Il comma 500 prevede che con decreto del Ministro dell’economia e finanze sono stabilite le modalità di applicazione di tale imposta. Con decreto del Ministro dell’economia e finanze del 21 febbraio 2013 sono state emanate le predette modalità di applicazione. L’articolo 19, comma 4, terzo periodo, del decreto del Ministro dell’economia e finanze del 21 febbraio 2013 prevede che con apposito provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate sono individuati gli Stati o territori con i quali non sono in vigore accordi per lo scambio di informazioni e per l’assistenza al recupero dei crediti.

Con il presente provvedimento vengono individuati tali Stati o territori.

Riferimenti normativi
Attribuzioni del Direttore dell’Agenzia delle Entrate
Decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, recante la riforma dell’organizzazione del Governo, a norma dell’art. 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59 (art. 57; art. 62; art.66; art. 67, comma 1; art. 68, comma 1; art. 71, comma 3, lett. a); art. 73, comma 4);
Statuto dell’Agenzia delle entrate, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 42 del 20 febbraio 2001 (art. 5, comma 1; art. 6, comma 1); Regolamento di amministrazione dell’Agenzia delle entrate, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 36 del 13 febbraio 2001 (art. 2, comma 1); Decreto del Ministro delle Finanze 28 dicembre 2000, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 9 del 12 febbraio 2001.
Disciplina normativa di riferimento Legge 24 dicembre 2012, n. 228 recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2013), pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 302 del 29 dicembre 2012;
Decreto del Ministro dell’economia e finanze del 21 febbraio 2013, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 50 del 28 febbraio 2012, recante le modalità di attuazione dell’imposta sulle transazioni finanziarie di cui all’articolo 1, commi da 491 a 499, legge 24 dicembre 2012, n. 228;
Direttiva 2011/16/UE del Consiglio del 15 febbraio 2011 relativa alla cooperazione amministrativa nel settore fiscale e che abroga la direttiva 77/799/CEE;
Direttiva 2010/24/UE del Consiglio del 16 marzo 2010 sull’assistenza reciproca in materia di recupero dei crediti risultanti da dazi, imposte ed altre misure, recepita con decreto legislativo 14 agosto 2012, n. 149, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 202 del 30 agosto 2012; Convenzione concernente la reciproca assistenza amministrativa in materia fiscale tra gli Stati membri del Consiglio d’Europa e i Paesi membri dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico – OCSE, fatta a Strasburgo il 25 gennaio 1988, ratificata con legge 10 febbraio 2005, n. 19, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 48 del 28 febbraio 2005, modificata con protocollo firmato il 27 maggio 2010 ratificato con Legge 27 ottobre 2011, n. 193 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 273 del 23 novembre 2011.
Roma, 1 marzo 2013


Dic 26 2012

Imposta di bollo attività finanziarie circolare Agenzia Entrate

L’Agenzia dell’Entrate ha emanato la  circolare 48/E che spiega con molti esempi come si applica l’imposta di bollo su conti correnti, conti deposito, deposito titoli, obbligazioni, azioni, fondi comuni di investimento, Sicav, gestioni patrimoniali, polizze vita, buoni fruttiferi postali ed altri prodotti finanziari.

Nei prossimi giorni pubblicherò sul Blog alcun esempi inclusi nella circolare.

Ricordo che la tassazione dell’imposta di bollo è di 0,10% per il 2012 con un minimo di 34,20 euro ed un massimo di 1200 euro, per il 2013 l’imposta è del 0,15% con un minimo di euro 34,20 e senza tetto massimo. Sui i conti correnti per giacenze superiori a 5.000 euro si paga sempre 34,20.

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