Category: Bond

Dic 30 2015

Bond subordinati: il fondo per risarcire tutti gia’ esiste. Aduc propone di riattivarlo

Bond subordinati: il fondo per risarcire tutti gia’ esiste. Aduc propone di riattivarlo

Firenze, 30 Dicembre 2015. Nella confusione di questi giorni, nessuno ha badato ad una soluzione semplice e già esistente: il Fondo di Garanzia presso la Consob. Aduc propone di riattivarlo, assieme all’affidamento degli incarichi ad arbitri competenti in diritto finanziario.

Negli ultimi giorni, la questione dell’indennizzo agli obbligazionisti portatori di titoli subordinati delle quattro banche fallite, (Banca delle Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio e Cassa di Risparmio di Chieti) si è molto ingarbugliata e sta prendendo una piega ancora peggiore per tutti i soggetti implicati.
Il previsto fondo di solidarietà, che pareva in un primo momento poter indennizzare la gran parte dei danneggiati sebbene con una quota non elevata, sarà invece orientato a garantire un indennizzo elevato solo a chi versa in stato di bisogno, facendo rimanere all’asciutto tutti gli altri.

Riepiloghiamo i fatti e le cifre. I bond subordinati in mano al pubblico “al dettaglio” ammontano a 350-400 milioni, mentre la dotazione del fondo, finanziato dalle banche, è di 100 milioni e pare sarà aumentata a 130 milioni. Restano comunque esclusi dai rimborsi almeno 250 milioni di euro in titoli posseduti da un pubblico stimato in 13.000 investitori.

Il meccanismo ideato dal Governo per far accedere al fondo di solidarietà per gli obbligazionisti subordinati delle quattro banche è quello di un arbitrato che stabilisca se c’è stata vendita corretta oppure no.

Ebbene, da anni esisteva un analogo Istituto preposto ad intervenire proprio in casi del genere e che prevedeva l’accesso a seguito di un arbitrato.
Nell’ottobre del 2007, in osservanza a quanto disposto dalla legge sul risparmio del 2005, precisamente dall’articolo 27, commi 1 e 2, della legge 28/12/2005, n. 262,  era stato previsto che presso la Consob fosse istituito un particolare Fondo di Garanzia. Tale Fondo poteva essere chiamato ad indennizzare un risparmiatore che avesse vinto una causa oppure un arbitrato riguardo i servizi di investimento nei confronti di un intermediario e che non fosse stato da questi risarcito.

Il Fondo era stato poi istituito dal Decreto Legislativo 8/10/2007, n. 179, lo stesso decreto che ha istituito la Camera arbitrale presso la Consob.

Il Fondo di Garanzia presso la Consob era “destinato all’indennizzo.… dei danni patrimoniali causati dalla violazione, accertata con sentenza passata in giudicato, o con lodo arbitrale non più impugnabile, delle norme che disciplinano le attività di cui alla parte II del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58”.

Si trattava esattamente della stessa procedura che il Governo intende attuare per le obbligazioni subordinate dei quattro istituti finiti in dissesto!

Perché parliamo al passato di questo Fondo di Garanzia? La legge di Stabilità 2016 appena approvata ne ha previsto la cancellazione, dirottandone la diponibilità finanziaria ad un nuovo fondo per la tutela stragiudiziale dei risparmiatori e agli investitori che consentirà l’accesso al nascente Organismo Arbitrale Consob in forma del tutto gratuita contro i cento euro inizialmente previsti.

E’ sufficiente, quindi, riattivare il Fondo di Garanzia presso la Consob per consentire l’indennizzo di tutti gli obbligazionisti delle quattro banche fallite che ne hanno il diritto, dopo che un arbitrato lo abbia accertato.

Non finisce qui. La decisione consentirebbe l’indennizzo ai danneggiati da altri crack di intermediari, quali Banca Network Investimenti ed Européenne de Gestion Privée (Egp), falliti e non in grado di risarcire i clienti. Il pubblico interessato è quindi vastissimo.

Il Fondo di Garanzia presso la Consob non era mai stato avviato perché la sua dotazione finanziaria era troppo scarsa. Veniva infatti alimentato dalla metà degli importi delle sanzioni annualmente comminate agli intermediari per le violazioni relative alla prestazione dei servizi di investimento alla clientela, in genere meno di un milione l’anno.

E’ possibile risolvere la mancanza di adeguata dotazione economica riattivando il Fondo di Garanzia presso la Consob e dotarlo di somme anch’esse in origine destinate al risarcimento di crack finanziari. Stiamo parlando del fondo previsto dall’articolo 1, comma 343, della legge finanziaria 2006, ossia la legge 23/12/2005, n. 266, per indennizzare i risparmiatori che, investendo sul mercato finanziario, erano rimasti vittime di frodi. Il fondo avrebbe dovuto indennizzare i tanti incappati nei crack quali Argentina, Parmalat, ecc. utilizzando i rapporti (conti correnti, libretti, dossier titoli, polizze, ecc.) giacenti presso gli intermediari e non più reclamati dagli aventi diritto, vale a dire i rapporti dormienti.

Quel fondo non ha mai visto la luce -la prevista Commissione fu costituita ma si sciolse per l’impossibilità di adempiere al mandato- perché l’ammontare dei rapporti dormienti ad esso devoluti fu di circa due miliardi, briciole rispetto alle perdite da risarcire. Anche per questo motivo, nel tempo la sua disponibilità è stata utilizzata per altri scopi quali il finanziamento della social card, della stabilizzazione dei precari della Pubblica Amministrazione, del fondo esuberi Alitalia e della ricerca scientifica, al punto tale che a febbraio 2010 il residuo disponibile era di seicento milioni.

Il 30 luglio 2014, in risposta ad un’interrogazione in Commissione Finanze della Camera di iniziativa Aduc e presentata dai deputati Sara Moretto e Marco Causi, il Ministero dell’Economia aveva affermato che alla voce dedicata nel proprio bilancio non era iscritta alcuna somma e che occorreva attendere la prescrizione del termine per gli aventi diritto a recuperare i rapporti dormienti per registrare un importo che sia affidabile. Una risposta alquanto elusiva.

Quanto occorre per indennizzare tutti gli aventi diritto? Possiamo ragionevolmente stimare che il tetto di intervento del Fondo venga dalla Consob fissato ad almeno 50mila euro che rappresenta il nuovo minimo previsto dalla Direttiva U.E. sui sistemi di indennizzo degli investitori (anche se non si riferisce alla medesima tipologia di fondo), se non a 100mila euro per ciascun cliente.

E’ probabile che l’attuale residuo del Fondo Rapporto Dormienti non sia sufficiente a coprire gli oneri dell’intervento del ripristinato Fondo di Garanzia presso la Consob, ma l’eventuale eccedenza può essere reperita senza eccessive complicazioni. Basta volerlo.

A proposito della procedura di arbitrato, ribadiamo che la scelta del Governo di affidarla alla Camera Arbitrale presso l’Autorità Nazionale Anticorruzione ci appare poco oculata, poiché i componenti non sono esperti in diritto finanziario: http://investire.aduc.it/articolo/fondo+risparmiatori+traditi+servono+arbitri_23748.php

Rammentiamo infine a coloro che sono stati coinvolti in questa vicenda, che Aduc mette a disposizione un servizio gratuito di primo intervento legale http://www.aduc.it/iniziative/firma/id/8

Giuseppe D’Orta, Responsable Aduc per la Tutela del Risparmio

Dic 29 2015

Le obbligazioni subordinate per la Consob sono titoli complessi

La Consob lo scorso 23 giugno ad una domanda così rispondeva:

 

31. Le obbligazioni subordinate sono da considerarsi “strumenti complessi” anche se non incorporano particolari strutture?
La presenza della mera clausola di subordinazione non implica ex se la riconduzione delle obbligazioni in esame nell’alveo dei prodotti a complessità molto elevata di cui all’ Elenco.
Peraltro le obbligazioni subordinate sono considerate strumenti complessi ai fini dell’Opinion ESMA del 7 febbraio 2014.
In tale prospettiva, in linea con le indicazioni fornite nella citata Opinion “MiFID practices for firms selling complex products”, gli operatori dovranno comunque prestare la massima attenzione alle fasi di distribuzione delle obbligazioni subordinate nei confronti della clientela al dettaglio.

 

Di sotto l’intera pubblicazione (riguarda anche altri quesiti), quello sulle obbligazioni subordinate è al punto 31.

Lug 01 2014

Banca MPS rimborsa al Mef oltre 3 miliardi di Monti Bond

Oggi la Banca Monte dei Paschi di Siena (BMPS) ha rimborsato allo Stato la prima tranche dei titoli sottoscritti dal Ministero dell’economia e delle finanze per consentire all’istituto di adeguarsi alle raccomandazioni dell’Eba (European Banking Authority) del 2011 relative alla dotazione patrimoniale. La cifra rimborsata è stata pari a euro 3.125.970.000, a fronte di un valore nominale di euro 3.000.000.000. Tra i parametri per il calcolo del prezzo di rimborso dei Nuovi Strumenti Finanziari, infatti, il Prospetto include anche il corrispettivo ottenuto dalla Fondazione Monte Paschi di Siena per la cessione delle proprie partecipazioni. Contestualmente sono stati corrisposti interessi per l’esercizio 2013 pari a euro 329.650.000. In totale il Mef ha incassato euro 3.455.620.000.

Complessivamente il Ministero ha sottoscritto Nuovi Strumenti Finanziari (c.d. Monti-Bond) emessi da BMPS per un ammontare complessivo di euro 4.071.000.000, di cui euro 1.900.000.000 ai fini dell’integrale sostituzione di strumenti finanziari già sottoscritti (c.d. Tremonti-Bond) ed euro 171.000.000 relativi al pagamento da parte dell’Emittente degli interessi dovuti al Ministero per l’esercizio 2012 su tali strumenti finanziari.
Si evidenzia che in base al piano di ristrutturazione approvato dalla Commissione europea con decisione del 27 novembre 2013 il riscatto della prima tranche dei Monti-Bond sarebbe dovuto avvenire entro il primo trimestre del 2015

Nell’ipotesi che il rimborso dei titoli rimanenti avvenga secondo il programma contenuto nello stesso piano di ristrutturazione, l’operazione di sottoscrizione dei Nuovi Strumenti Finanziari avrebbe un rendimento per lo Stato superiore al 13%. La complessiva operazione di finanziamento a BMPS avrebbe un rendimento superiore al 9%.
Il Ministero, nell’esprimere il proprio apprezzamento per l’impegno profuso dal management di BMPS nell’adempimento degli obblighi previsti dal piano di ristrutturazione, sottolinea come la misura di supporto pubblico abbia consentito di evitare rischi per la stabilità del sistema bancario italiano, contribuendo al risanamento della banca, al contempo evitandone la nazionalizzazione e garantendo un rilevante introito finanziario allo Stato italiano.

Si ricorda infine come durante la crisi finanziaria lo Stato italiano sia dovuto intervenire con misure di supporto al capitale in misura estremamente più contenuta di quanto avvenuto negli altri Stati membri dell’Unione europea, a testimonianza di un sistema finanziario solido, capace di fronteggiare situazioni di difficoltà profonde e prolungate.

Mag 08 2014

Sentenza su titoli Lehman Brother

 

RISPARMIO TRADITO: FIOCCANO LE CONDANNE DELLE BANCHE SU BOND LEHMAN ! TRIBUNALE NAPOLI (GIUDICE ANNARITA BALZANO) CONDANNA BANCA FIDEURAM A RISARCIRE 50.000 EURO DI SUDATO RISPARMIO. SENTENZA INNOVATIVA CHE SMONTA DIFESA DELLA BANCA SU RATING POSITIVO

 

Nei giorni scorsi il Tribunale di Bari ha condannato una banca a rimborsare un risparmiatore, oggi Adusbef rende noto altra innovativa sentenza della Terza Sezione Civile del Tribunale di Napoli (Giudice dott.ssa Annarita Balzano), che ha condannato Banca Fideuram a risarcire 50.000 euro ad una risparmiatrice, difesa dalla delegata Adusbef di Napoli avv.ssa Lucia Vitiello, oltre interessi, spese legali e peritali. Gli strumenti finanziari in contestazione erano obbligazioni  Lehman Brothers e Morgan & Stanley, i primi sottoscritti nel 2004, molto tempo prima della crisi del 2008, i secondi tutt’ora quotati sul mercato secondario dove si scambiano regolarmente.

 

Si contestava alla Banca Fideuram la violazione dell’art. 21 D. Lgs 58/98  e del Regolamento Consob (art. 28 e 29), e in maniera specifica si adduceva che la Banca avesse omesso, al momento dell’acquisto, di fornire le informazioni specifiche in ordine al rischio insito nei titoli venduti, indipendentemente dal loro rendimento pregresso e attuale.

 

Non si chiedeva dunque un accertamento del rispetto delle regole di correttezza e buona fede in merito a titoli che presentavano già all’atto della sottoscrizione una loro pericolosità, (Lehman all’epoca della sottoscrizione presentava un rating ottimo, mentre Morgan è tutt’ora quotato) ma si chiedeva di verificare il comportamento della Banca se fosse stato o meno rispettoso del dettato legislativo e regolamentare. Nel corso del giudizio la difesa della Banca si è concentrata tutta sul rating positivo,  all’atto della sottoscrizione, di ambedue i prodotti finanziari, ritenendosi per questo immune da censure.

 

Il Giudice accogliendo le tesi giuridiche della delegata Adusbef di Napoli, ha ritenuto invece che il giudizio di rating rappresenta  un elemento importante nella scelta dell’investimento, ma non può esimere l’intermediario dalla funzione fondamentale, che per legge gli è stata attribuita, di gestire il risparmio quale bene costituzionalmente protetto. E’ l’ennesima vittoria dell’Adusbef contro un sistema bancario troppo a lungo protetto da distratti,collusi controllori, che ha generato crack finanziari ed industriali (Cirio,Parmalat, tango bond, Lehman, Deiulemar,ecc.) per un valore di 50 miliardi di euro, appioppati disinvoltamente ad almeno 1 milione di famiglie, gettate sul lastrico da cattivi consigli delle banche e dall’avidità dei banchieri.

 

comunicato stampa Adusbef

Mar 21 2014

Dal 1° maggio 2014 aumento tassazione rendite finanziarie

Dal prossimo 1° maggio le rendite finanziarie ed i capital gain saranno tassati al 26%. Per i titoli di stato ed i buoni postali fruttiferi la tassazione delle rendite rimane invariata al 12,50%. Per i prodotti finanziari tipo polizze, fondi ed Etf investiti in titoli di stato la tassazione della rendita è al 12,50%. Per tali prodotti consiglio di rivolgersi all’emittente per conoscere quale aliquota sarà applicata.

Resta in vigore sino al 30 aprile l’attuale tassazione sui prodotti finanziari. [30 giugno]

 

[La data è dal 1 luglio 2014 e non 1 maggio 2014]

Mar 11 2014

Confconsumatori ottiene rimborsi sui Bond Cirio e Lehman venduti a domicilio

I promotori finanziari avevano venduto titoli Lehman Brothers e Cirio a domicilio senza prevedere il diritto di recesso entro 7 giorni. I legali di Confconsumatori hanno ottenuto due importanti vittorie: a Padova un risarcimento da 80.000 euro per 6 famiglie e a Varese un risparmiatore ha recuperato 15.000 euro. Gli avvocati spiegano: “L’espressione collocamento va intesa comprendendo anche la vendita a dimicilio o comunque fuori dai locali. Nullità dei contratti non è soggetta a termini di prescrizione”.

Il caso di Padova. Confconsumatori ha assistito ben 6 coppie residenti nel padovano che avevano acquistato a casa propria 80.000 euro di obbligazioni Lehman Brothers tramite il promotore finanziario, il quale aveva presentato l’operazione come redditizia e priva di rischi. Il Tribunale di Padova, con sentenza n. 28/14, ha richiamato alcuni suoi precedenti, i quali in casi analoghi avevano ritenuto la nullità dell’acquisto (art. 30, comma 7, d.lgs. n. 58/98), perché l’ordine non prevedeva, secondo quanto prescritto dalla legge, la facoltà di recedere entro il termine di 7 giorni. Annullati gli ordini d’acquisto, l’Istituto di credito è stato condannato alla restituzione dell’importo degli investimenti, decurtato di quanto ricevuto per cedole e restituzioni dalla procedura fallimentare americana, ma maggiorato degli interessi nella misura maggiore tra il tasso dei BOT e quello legale.

“Una decisione – commenta l’avvocato Giovanni Franchi, legale di Confconsumatori, che ha tutelato in giudizio i risparmiatori – che si è uniformata all’orientamento delle Sezioni Unite della Cassazione (sentenza n. 13905/13), che, risolvendo un lungo dibattito giurisprudenziale, hanno statuito che l’espressione collocamento contenuta nell’art. 30 TUF va intesa in senso lato, così da ricomprendervi anche la vendita di prodotti finanziari presso la residenza del risparmiatore o comunque fuori dai locali”.

Il caso di Varese. Nel 1999 un risparmiatore di Varese aveva accettato la proposta di un promotore finanziario a domicilio di acquistare obbligazioni Cirio per 15 mila euro, ma al cliente non era stata rilasciata copia dell’ordine d’acquisto nella quale, peraltro, non era contenuta la previsione del diritto di recesso nei 7 giorni. Anche in questo caso, facendo valere l’art. 30, comma 7, d.lgs. n. 58/98 (cd. T.u.f.), i legali hanno ottenuto la nullità del contratto e la condanna della Banca alla restituzione dell’importo investito.

“La peculiarità di tale pronuncia – commenta Mariella Meucci, responsabile di Confconsumatori Varese –  risiede nel fatto che l’azione di nullità dei contratti di finanziamento per la mancata previsione del diritto di recesso non è soggetta a termini di prescrizione”.

[via Helpconsumatori.it]

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