Category: Banca d’Italia

Gen 08 2016

Aduc pubblica modulo per convertire le vecchie Lire in Euro

A seguito della sentenza 216/2015 della Corte Costituzionale l’Aduc ha pubblicato un modulo per richiedere la conversione delle vecchie lire in euro.

Il modulo dovrà essere spedito alla Banca d’Italia. Si precisa che al momento nessuna Autorità ha specificato le modalità da seguire per l’attuazione della sentenza.

E’ bene anche vedere se le vecchie lire ancora in vostro possesso abbiano un valore numismatico superiore al valore di conversione.

Di sotto il modulo:

Dic 30 2015

Bond subordinati: il fondo per risarcire tutti gia’ esiste. Aduc propone di riattivarlo

Bond subordinati: il fondo per risarcire tutti gia’ esiste. Aduc propone di riattivarlo

Firenze, 30 Dicembre 2015. Nella confusione di questi giorni, nessuno ha badato ad una soluzione semplice e già esistente: il Fondo di Garanzia presso la Consob. Aduc propone di riattivarlo, assieme all’affidamento degli incarichi ad arbitri competenti in diritto finanziario.

Negli ultimi giorni, la questione dell’indennizzo agli obbligazionisti portatori di titoli subordinati delle quattro banche fallite, (Banca delle Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio e Cassa di Risparmio di Chieti) si è molto ingarbugliata e sta prendendo una piega ancora peggiore per tutti i soggetti implicati.
Il previsto fondo di solidarietà, che pareva in un primo momento poter indennizzare la gran parte dei danneggiati sebbene con una quota non elevata, sarà invece orientato a garantire un indennizzo elevato solo a chi versa in stato di bisogno, facendo rimanere all’asciutto tutti gli altri.

Riepiloghiamo i fatti e le cifre. I bond subordinati in mano al pubblico “al dettaglio” ammontano a 350-400 milioni, mentre la dotazione del fondo, finanziato dalle banche, è di 100 milioni e pare sarà aumentata a 130 milioni. Restano comunque esclusi dai rimborsi almeno 250 milioni di euro in titoli posseduti da un pubblico stimato in 13.000 investitori.

Il meccanismo ideato dal Governo per far accedere al fondo di solidarietà per gli obbligazionisti subordinati delle quattro banche è quello di un arbitrato che stabilisca se c’è stata vendita corretta oppure no.

Ebbene, da anni esisteva un analogo Istituto preposto ad intervenire proprio in casi del genere e che prevedeva l’accesso a seguito di un arbitrato.
Nell’ottobre del 2007, in osservanza a quanto disposto dalla legge sul risparmio del 2005, precisamente dall’articolo 27, commi 1 e 2, della legge 28/12/2005, n. 262,  era stato previsto che presso la Consob fosse istituito un particolare Fondo di Garanzia. Tale Fondo poteva essere chiamato ad indennizzare un risparmiatore che avesse vinto una causa oppure un arbitrato riguardo i servizi di investimento nei confronti di un intermediario e che non fosse stato da questi risarcito.

Il Fondo era stato poi istituito dal Decreto Legislativo 8/10/2007, n. 179, lo stesso decreto che ha istituito la Camera arbitrale presso la Consob.

Il Fondo di Garanzia presso la Consob era “destinato all’indennizzo.… dei danni patrimoniali causati dalla violazione, accertata con sentenza passata in giudicato, o con lodo arbitrale non più impugnabile, delle norme che disciplinano le attività di cui alla parte II del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58”.

Si trattava esattamente della stessa procedura che il Governo intende attuare per le obbligazioni subordinate dei quattro istituti finiti in dissesto!

Perché parliamo al passato di questo Fondo di Garanzia? La legge di Stabilità 2016 appena approvata ne ha previsto la cancellazione, dirottandone la diponibilità finanziaria ad un nuovo fondo per la tutela stragiudiziale dei risparmiatori e agli investitori che consentirà l’accesso al nascente Organismo Arbitrale Consob in forma del tutto gratuita contro i cento euro inizialmente previsti.

E’ sufficiente, quindi, riattivare il Fondo di Garanzia presso la Consob per consentire l’indennizzo di tutti gli obbligazionisti delle quattro banche fallite che ne hanno il diritto, dopo che un arbitrato lo abbia accertato.

Non finisce qui. La decisione consentirebbe l’indennizzo ai danneggiati da altri crack di intermediari, quali Banca Network Investimenti ed Européenne de Gestion Privée (Egp), falliti e non in grado di risarcire i clienti. Il pubblico interessato è quindi vastissimo.

Il Fondo di Garanzia presso la Consob non era mai stato avviato perché la sua dotazione finanziaria era troppo scarsa. Veniva infatti alimentato dalla metà degli importi delle sanzioni annualmente comminate agli intermediari per le violazioni relative alla prestazione dei servizi di investimento alla clientela, in genere meno di un milione l’anno.

E’ possibile risolvere la mancanza di adeguata dotazione economica riattivando il Fondo di Garanzia presso la Consob e dotarlo di somme anch’esse in origine destinate al risarcimento di crack finanziari. Stiamo parlando del fondo previsto dall’articolo 1, comma 343, della legge finanziaria 2006, ossia la legge 23/12/2005, n. 266, per indennizzare i risparmiatori che, investendo sul mercato finanziario, erano rimasti vittime di frodi. Il fondo avrebbe dovuto indennizzare i tanti incappati nei crack quali Argentina, Parmalat, ecc. utilizzando i rapporti (conti correnti, libretti, dossier titoli, polizze, ecc.) giacenti presso gli intermediari e non più reclamati dagli aventi diritto, vale a dire i rapporti dormienti.

Quel fondo non ha mai visto la luce -la prevista Commissione fu costituita ma si sciolse per l’impossibilità di adempiere al mandato- perché l’ammontare dei rapporti dormienti ad esso devoluti fu di circa due miliardi, briciole rispetto alle perdite da risarcire. Anche per questo motivo, nel tempo la sua disponibilità è stata utilizzata per altri scopi quali il finanziamento della social card, della stabilizzazione dei precari della Pubblica Amministrazione, del fondo esuberi Alitalia e della ricerca scientifica, al punto tale che a febbraio 2010 il residuo disponibile era di seicento milioni.

Il 30 luglio 2014, in risposta ad un’interrogazione in Commissione Finanze della Camera di iniziativa Aduc e presentata dai deputati Sara Moretto e Marco Causi, il Ministero dell’Economia aveva affermato che alla voce dedicata nel proprio bilancio non era iscritta alcuna somma e che occorreva attendere la prescrizione del termine per gli aventi diritto a recuperare i rapporti dormienti per registrare un importo che sia affidabile. Una risposta alquanto elusiva.

Quanto occorre per indennizzare tutti gli aventi diritto? Possiamo ragionevolmente stimare che il tetto di intervento del Fondo venga dalla Consob fissato ad almeno 50mila euro che rappresenta il nuovo minimo previsto dalla Direttiva U.E. sui sistemi di indennizzo degli investitori (anche se non si riferisce alla medesima tipologia di fondo), se non a 100mila euro per ciascun cliente.

E’ probabile che l’attuale residuo del Fondo Rapporto Dormienti non sia sufficiente a coprire gli oneri dell’intervento del ripristinato Fondo di Garanzia presso la Consob, ma l’eventuale eccedenza può essere reperita senza eccessive complicazioni. Basta volerlo.

A proposito della procedura di arbitrato, ribadiamo che la scelta del Governo di affidarla alla Camera Arbitrale presso l’Autorità Nazionale Anticorruzione ci appare poco oculata, poiché i componenti non sono esperti in diritto finanziario: http://investire.aduc.it/articolo/fondo+risparmiatori+traditi+servono+arbitri_23748.php

Rammentiamo infine a coloro che sono stati coinvolti in questa vicenda, che Aduc mette a disposizione un servizio gratuito di primo intervento legale http://www.aduc.it/iniziative/firma/id/8

Giuseppe D’Orta, Responsable Aduc per la Tutela del Risparmio

Dic 23 2015

La Commissione europea ha giudicato l’intervento del FITD per Banca Tercas incompatibile con la disciplina sugli aiuti di Stato nel settore finanziario

Per Banca Tercas nessuna conseguenza negativa perché è già pronto l’intervento di un fondo volontario del sistema bancario

La Commissione europea ha assunto in data odierna la propria decisione sull’intervento di sostegno effettuato, nel 2014, dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) in favore della Banca Tercas, in relazione all’acquisizione di questa da parte della Banca Popolare di Bari. A seguito di una indagine approfondita, la Commissione ha concluso che tale intervento costituisce un aiuto di Stato non compatibile con la disciplina europea.

La Commissione europea, modificando il proprio orientamento, ha parificato l’intervento del FITD a una misura di supporto pubblico. Infatti la Commissione europea ha ritenuto, nonostante che il FITD sia costituito da risorse private, che i suoi interventi siano imputabili allo Stato italiano in ragione dell’approvazione ex post da parte della Banca d’Italia delle decisioni che li dispongono e dell’obbligatorietà dell’adesione al Fondo. Affinché l’intervento del Fondo, qualificato come aiuto di Stato, potesse essere considerato compatibile con la disciplina europea, sarebbe stata necessaria la previsione di misure di contenimento della distorsione alla concorrenza, tra le quali, in particolare, la condivisione degli oneri da parte dei detentori di obbligazioni subordinate (c.d. burden-sharing).

Il FITD, anche su suggerimento e impulso del Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha istituito un meccanismo completamente volontario, con una gestione distinta da quella con cui sono assunte le decisioni a tutela dei depositanti, e finanziato con risorse diverse dalle contribuzioni obbligatorie. Il meccanismo volontario, per definizione non assoggettabile ai vincoli previsti per gli aiuti di Stato, provvederà a replicare il precedente intervento, restituendo alla Banca Tercas l’intero ammontare delle risorse che questa dovrà retrocedere al FITD in esecuzione della decisione della Commissione

L’intervento del meccanismo garantirà la piena continuità finanziaria e operativa di Banca Tercas, neutralizzando le conseguenze negative della decisione della Commissione europea.

Dic 02 2015

Salvataggio 4 banche e gli obbligazionisti abbandonati

Il salvataggio delle 4 banche (B. Marche, B. Pop. Etruria, Cassa Risp. Ferrara e Cassa Risp. Chieti) ha portato all’azzeramento delle obbligazioni subprime emesse dalle banche di cui sopra.

Subito si è scoperto che buona parte di queste obbligazioni sono state sottoscritte dai piccoli risparmiatori clienti delle 4 banche. Questi risparmiatori hanno sottoscritto questi titoli perché consigliati dagli impiegati delle stesse banche.

Bisogna tener conto che prima del boom delle obbligazioni emesse dalle banche la raccolta a medio termine veniva effettuata con certificati di deposito (prodotto garantito in caso di fallimento bancario sino a 100.000 euro). Poi molti anni fa Banca d’Italia “consigliò” alle banche di non emettere più certificati di deposito ma di collocare obbligazioni (titoli non garantiti in caso di fallimento bancario). E siccome questo particolare ai risparmiatori non è stato mai spiegato sottoscrivevano le obbligazioni pensando di essere garantiti come i certificati di deposito.

In Italia esiste il Fondo vittime delle frodi finanziarie istituito con la legge 266/05 (Legge finanziaria 2006) che viene alimentato ogni anno dai conti dormienti.

Ora se il Governo volesse venire incontro agli obbligazionisti che si sono ritrovati con carta straccia in mano. Il Governo potrebbe pensare di risarcire i risparmiatori che hanno sottoscritto queste obbligazioni presso la stessa banca emittente sino ad un importo di 100.000 euro. Sperando che nel Fondo gestito da Consap ci siano disponibilità. Si tenga presente che negli anni passati le disponibilità del Fondo sono stati utilizzati nei più svariati modi che nulla avevano a che vedere con lo scopo istitutivo del Fondo.

Le polizze dormienti anche se rimborsate da Consap sono state alimentate da finanziamenti ad hoc e non prelevati dal Fondo.

Ora il Fondo potrebbe essere utilizzato per il suo scopo istitutivo sempre che abbia disponibilità liquide.

Nov 11 2015

Fondo interbancario tutela depositi

In questo periodo si sente un gran parlare del Fondo interbancario tutela depositi per questi motivi: il primo motivo perché dal prossimo 1 gennaio se una banca fallisce il fondo garantirà i depositi sino a 100.000 euro per la clientela privata. Il secondo motivo è su un suo intervento per il salvataggio di alcune banche in difficoltà (Banca Marche, Banca Pop. Etruria, Cassa Risparmio Ferrara e Cassa Risparmio Chieti).

La questione è che in una recente audizione al Senato alla commissione finanze (27 ottobre 2015) il presidente del fondo, prof. Salvatore Maccarone, ha dichiarato che il fondo potrà intervenire sino a 2,5 miliardi di euro e non sarà in grado di operare sino a 12,5 miliardi anche per salvaguardare gli obbligazionisti delle banche in difficoltà di cui sopra.

L’intervento è corretto perché il fondo deve garantire solo i depositi (conti correnti, libretti di deposito, certificati di deposito) ma non le obbligazioni. Queste ultime in Italia sono garantite solo dalla Banche di Credito Cooperativo con un apposito fondo. Quindi il salvataggio delle quattro banche dovrebbe riguardare solo i depositi e non le obbligazioni salvo decisioni di altra natura che dovranno essere autorizzate dalle autorità competenti (Banca d’Italia, Governo, Commissione Ue), questo se il salvataggio avverrà entro il prossimo 31 dicembre mentre da gennaio si dovrà seguire la normativa Europea.

Ricordo che il fondo in caso di crisi di una banca chiama a raccolta le altre banche per intervenire  non avendo un patrimonio proprio, questo potrebbe creare qualche grossa difficoltà per intervenire in caso di salvataggio di qualche grossa banca.

Questo dovrebbe far riflettere sulle reali capacità del fondo in caso di grosse crisi bancarie e fare in modo che il fondo inizi a costituirsi un proprio patrimonio da utilizzare in modo autonomo e non chiamando a raccolta il sistema bancario quando si verifichi una crisi nella quale dovrà intervenire.

Ott 13 2015

Vademecum della Banca d’Italia su come presentare reclami ed esposti

È utile sapere che

Il cliente, se ha problemi con una banca o un intermediario finanziario, può attivare diversi strumenti:

  • Presentare un reclamo direttamente all’intermediario;
  • Ricorrere ad un sistema di risoluzione stragiudiziale delle controversie;
  • Rivolgersi al giudice ordinario.

Ogni intermediario è tenuto ad avere un Ufficio Reclami che deve rispondere al cliente entro 30 giorni dalla ricezione del reclamo. Le modalità per presentare un reclamo e i recapiti degli Uffici sono, di norma, disponibili sul sito internet dell’intermediario.

Se non riceve risposta entro 30 giorni o non è soddisfatto, il cliente può scegliere di rivolgersi:

  • a uno dei sistemi di risoluzione stragiudiziale delle controversie previsti dalla legge;
  • all’Autorità giudiziaria.

Dal 2009 è attivo l’Arbitro Bancario Finanziario (ABF), un organismo di risoluzione stragiudiziale delle controversie fra intermediari e clienti. Se la questione rientra nelle competenze dell’ABF, il ricorso presentato viene trattato in tempi rapidi e con costi contenuti (20 euro). Le informazioni sul funzionamento del sistema e le modalità per presentare il ricorso sono disponibili sul sito dell’ABF (www.arbitrobancariofinanziario.it). Il cliente può anche interessare la Banca d’Italia presentando un esposto.

Cos’è

La presentazione di un esposto alla Banca d’Italia consente al cliente di segnalare comportamenti che ritiene irregolari o scorretti da parte delle banche e degli intermediari finanziari. Per la Banca d’Italia gli esposti rappresentano una fonte di informazioni per l’esercizio della attività di vigilanza. La presentazione di un esposto non avvia un procedimento amministrativo disciplinato dalle legge n. 241 del 1990.

Chi può fruirne

Il cliente che intende segnalare un comportamento irregolare o scorretto da parte di una banca o altro intermediario finanziario.

Come

L’esposto deve contenere una lamentela specifica relativa a servizi bancari e finanziari con la quale i clienti segnalano comportamenti che ritengono irregolari o scorretti da parte delle banche e degli intermediari finanziari.

L’esposto deve:

  • identificare ragionevolmente l’esponente (firma autografa o firma elettronica certificata ovvero invio di una copia di un documento di identità o uso di una casella PEC);
  • indicare l’intermediario o gli intermediari coinvolti;
  • ricostruire in modo sintetico e chiaro il motivo della lamentela.

La Banca d’Italia non considera esposti le richieste di dati, informazioni e consulenza, i quesiti normativi nonché le richieste che non contengono l’indicazione del presunto comportamento scorretto dell’intermediario.

Per presentare un esposto alla Banca d’Italia si utilizzano:

  • posta ordinaria;
  • fax;
  • la consegna a mani
  • e-mail da casella di posta elettronica certificata (PEC);
  • e-mail da casella di posta elettronica convenzionale, sottoscritta con firma qualificata o digitale certificata.

L’esposto deve essere presentato o inviato preferibilmente alla Filiale della Banca d’Italia insediata nel territorio dove l’intermediario ha la direzione generale. Per sapere dove è collocata la direzione generale dell’intermediario si possono consultare gli albi e gli elenchi degli intermediari vigilati. In questa pagina sono disponibili anche i contatti e gli indirizzi delle strutture della Banca d’Italia territorialmente competenti. Per la presentazione di un esposto in Banca d’Italia non è richiesta l’assistenza di un legale.

Informazioni utili

Cosa può fare la Banca d’Italia quando riceve un esposto

Quando la Banca d’Italia riceve gli esposti trasmette, di norma, copia dell’esposto all’intermediario sollecitandolo a rispondere tempestivamente ed esaustivamente all’esponente; approfondisce le questioni segnalate e monitora lo stato delle relazioni tra intermediari e clienti; trae informazioni utili per l’esercizio delle sue funzioni normative e di controllo. Quando la Banca d’Italia riceve un esposto che non è di propria competenza, lo trasmette all’Autorità competente, se non già interessata, dandone notizia all’esponente.

Cosa non può fare la Banca d’Italia quando riceve un esposto

È importante sapere che la Banca d’Italia:

  • non interviene con una propria decisione nel merito dei rapporti contrattuali tra intermediario e cliente né nelle valutazioni che attengono all’autonomia imprenditoriale dei singoli intermediari, come ad esempio quelle sul merito creditizio della clientela;
  • non divulga gli esiti degli eventuali approfondimenti condotti sugli intermediari;
  • non risponde, di norma, agli esposti su questioni già all’attenzione dell’Autorità Giudiziaria;
  • non prende in considerazione segnalazioni sul medesimo caso successive alla prima, a meno che non intervengano novità sostanziali.

Modulo per trasmettere un esposto alla Banca d’Italia

L’uso del modulo consentirà di presentare un esposto in modo guidato e fornendo informazioni chiare ed esaurienti, che faciliteranno la trattazione da parte della Banca d’Italia e dell’intermediario, cui il modulo viene trasmesso. L’uso del modulo non è comunque obbligatorio.

  • Modulo pdf 680.7 KB Modalità d’uso: per una corretta visualizzazione salvare il file sul pc ed aprirlo con l’apposito software. L’apertura diretta all’interno del browser non permette l’inizializzazione dei componenti attivi contenuti nel file.

Per trovare la direzione generale dell’intermediario

Per trovare la Filiale della Banca d’Italia territorialmente competente

Le altre autorità e le loro competenze

 

 

 

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http://www.bancaditalia.it/servizi-cittadino/servizi/esposti/index.html

Apr 03 2015

Recepimento Direttiva AIFMD 2011/61/EU

Da domani 4 aprile diventa operativa in Italia la Direttiva 2011/61/UE AIFMD in materia di Fondi di investimento alternativi.

Apr 03 2015

Nuova nomina di membro ABF per il Collegio di Roma

La Banca d’Italia ha nominato un nuovo membro ABF per il Collegio di Roma.

La nomina, con decorrenza dal 4 aprile 2015, del prof. avv. Saverio Ruperto, nato a Roma il 10 settembre 1962, quale membro effettivo del Collegio di Roma dell’Arbitro Bancario Finanziario, per le controversie in cui sia parte un consumatore.

Il presente provvedimento è pubblicato sul sito internet della Banca d’Italia.

 

Mar 16 2015

Importo cedole Btp indicizzati inflazione europea

La Banca d’Italia comunica l’importo delle cedole dei Btp indicizzati all’inflazione Europea. Cedole in pagamento marzo 2015.

Dic 12 2014

Btp Italia valore prossima cedola

Con riferimento al Buono del Tesoro Poliennale indicizzato all’inflazione italiana (BTP Italia) dotato di cedola con inizio godimento 11 giugno 2014 e scadenza 11 dicembre 2014, la Banca d’Italia comunica l’ammontare degli interessi cedolari lordi e degli importi relativi alla rivalutazione del capitale. Sia gli interessi sia gli importi di rivalutazione sono riferiti al “taglio” minimo di 1.000 euro.
interessi         riv.cap
BTP Italia 3,55%11-06-2012 / 11-06-2016IT0004821432 17,7500000000 0,0000000000
BTP Italia 3,55%11-06-2012 / 11-06-2016IT0004821424 17,7500000000 0,0000000000

I predetti importi sono calcolati sulla base del valore del “Coefficiente di indicizzazione” riferito al giorno 11 dicembre 2014.

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