Nov 11 2015

Fondo interbancario tutela depositi

In questo periodo si sente un gran parlare del Fondo interbancario tutela depositi per questi motivi: il primo motivo perché dal prossimo 1 gennaio se una banca fallisce il fondo garantirà i depositi sino a 100.000 euro per la clientela privata. Il secondo motivo è su un suo intervento per il salvataggio di alcune banche in difficoltà (Banca Marche, Banca Pop. Etruria, Cassa Risparmio Ferrara e Cassa Risparmio Chieti).

La questione è che in una recente audizione al Senato alla commissione finanze (27 ottobre 2015) il presidente del fondo, prof. Salvatore Maccarone, ha dichiarato che il fondo potrà intervenire sino a 2,5 miliardi di euro e non sarà in grado di operare sino a 12,5 miliardi anche per salvaguardare gli obbligazionisti delle banche in difficoltà di cui sopra.

L’intervento è corretto perché il fondo deve garantire solo i depositi (conti correnti, libretti di deposito, certificati di deposito) ma non le obbligazioni. Queste ultime in Italia sono garantite solo dalla Banche di Credito Cooperativo con un apposito fondo. Quindi il salvataggio delle quattro banche dovrebbe riguardare solo i depositi e non le obbligazioni salvo decisioni di altra natura che dovranno essere autorizzate dalle autorità competenti (Banca d’Italia, Governo, Commissione Ue), questo se il salvataggio avverrà entro il prossimo 31 dicembre mentre da gennaio si dovrà seguire la normativa Europea.

Ricordo che il fondo in caso di crisi di una banca chiama a raccolta le altre banche per intervenire  non avendo un patrimonio proprio, questo potrebbe creare qualche grossa difficoltà per intervenire in caso di salvataggio di qualche grossa banca.

Questo dovrebbe far riflettere sulle reali capacità del fondo in caso di grosse crisi bancarie e fare in modo che il fondo inizi a costituirsi un proprio patrimonio da utilizzare in modo autonomo e non chiamando a raccolta il sistema bancario quando si verifichi una crisi nella quale dovrà intervenire.

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