gen 28 2012

Interessante articolo di AcomeA su società rating e gestori di patrimoni

 

 

Il 13 gennaio 2012, l’Agenzia di rating Standard & Poor’s ha annunciato il declassamento del debito pubblico di ben nove Paesi europei, con la perdita della tripla A per la Francia e l’abbassamento di due gradini a BBB+ per l’Italia; la notizia è piombata come una doccia fredda sui mercati finanziari che provavano a risollevarsi dai pesanti ribassi dei mesi precedenti.

 

Le Agenzie di “rating” (S&P, Moody’s, Fitch) erano già da qualche tempo oggetto di critiche riguardo ai metodi ed alla  tempistica del loro operato.  Nell’ultima settimana, in particolare, dopo l’intervento di Mario Draghi, anche le voci più timide si sono levate contro l’intempestività con cui le Agenzie comunicano le modifiche delle loro valutazioni.

 

Se infatti il peggioramento del “rating” da esse assegnato interviene quando ormai il mercato ha già sancito con la discesa dei prezzi l’aumentato rischio di insolvenza di un debitore (e gli esempi sono numerosi…), il loro ruolo si può definire praticamente inutile in termini di valore aggiunto per i gestori di patrimoni e per gli investitori.

 

Si devono condurre tre riflessioni di fondo sull’operato delle Agenzie e sull’utilizzo che ne fa il mercato.

 

1. Gli analisti in generale possono formulare un giudizio sul merito creditizio solo basandosi su dati certi e quindi, per definizione, storici. A maggior ragione, visto l’impatto mediatico globale dei “rating”, gli analisti delle tre Agenzie non possono agire altrimenti.

 

2. Gli investitori professionali, a loro volta, dovrebbero formulare essi stessi giudizi sul merito creditizio degli emittenti coniugando tali giudizi con i prezzi e le valutazioni espresse dal mercato; è il combinato disposto dell’analisi e del livello dei prezzi che dovrebbe suggerire all’investitore la decisione di effettuare l’operazione di acquisto o di vendita.

 

3. Risulta, perciò, autolesionistico ed indice di scarsa responsabilità che i gestori di patrimoni – inserendo il pilota automatico – si vincolino, nei regolamenti dei prodotti finanziari da essi gestiti, ai “rating” delle tre Agenzie per stabilire quali titoli possano essere detenuti nei loro portafogli.

 

In altri termini, perché gli investitori professionali continuano a delegare ad entità esterne le loro decisioni di investimento o disinvestimento, sottraendosi all’esercizio delle proprie competenze e attribuendo alle Agenzie di rating un ruolo che non dovrebbero avere?

 

[via AcomeA]

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